Calcio

Russia 2018, il Mondiale a rischio per le tensioni tra Russia e Inghilterra

I timori della Fifa per l'assenza di leader al fianco di Putin, le precauzioni della nazionale inglese e le ricadute sulla Premier League agitano la vigilia del torneo

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Giovanni Capuano

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Sarà una lunghissima vigilia quella del Mondiale di Russia 2018. Una vigilia agitata per i vertici della Fifa e per il comitato organizzatore perché le tensioni politiche e diplomatiche tra Putin e la Gran Bretagna hanno investito in pieno anche la marcia di avvicinamento all'evento sportivo dell'anno. Boicottaggio, leader assenti a Mosca, giocatori lasciati liberi di decidere se partecipare o meno e nazionali che si cautelano contro ogni rischio.

Uno scenario purtroppo già visto in diverse delle ultime grandi manifestazioni di sport, essendo sempre più difficile scindere le situazioni geopolitiche con la garanzia di sicurezza nelle settimane in cui su un singolo paese di concentra l'attenzione anche mediatica di tutto il mondo. Se le Olimpiadi di PyeongChang sono state caratterizzate dal tentativo di disgelo tra le due Coree, il Mondiale di Russia rischia di passare alla storia come quello del boicottaggio contro Putin.

In discussione non è la partecipazione delle 32 nazionali qualificate per l'atto conclusivo del Mondiale. No. Tutto ruota intorno al significato politico che ospitare l'evento calcistico ha per Vladimir Putin, appena uscito vincitore dalle elezioni russe. Con in primo piano la crisi politica e diplomatica con la Gran Bretagna seguita al clamore del caso Skripal.

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Vladimir Putin con il presidente della Fifa Infantino - 23 marzo 2018 – Credits: Getty Images Sport

Putin solo nel giorno della partita inaugurale?

Secondo quanto scritto dalla stampa internazionale, lo scenario che maggiormente preoccupa la Fifa è quello dell'assenza dei maggiori leader politici mondiali il 14 giugno allo stadio Luzhniki, nel giorno e nell'ora della gara inaugurale tra Russia e Arabia Saudita.

La Gran Bretagna - come riportato dal quodiano spagnolo As nelle scorse settimane - avrebbe iniziato una serie di colloqui con gli alleati occidentali per convincerli a lasciare isolato Putin nel palco presidenziale quando ci sarà la cerimonia inuagurale del torneo.

Un gesto che sarebbe già appoggiato dagli Stati Uniti e che avrebbe il significato di un boicottaggio politico ai massimi livelli saldando l'ultima crisi intorno al caso Skripal con le altre tensioni geopolitiche che vedono la Russia protagonista, dai conflitti in Ucrania e Siria fino alle vicende della Crimea. Non solo: il rischio è che torni a pesare l'assegnazione al Qatar e non agli Stati Uniti dell'edizione 2022 che ha portato allo scoppio dello scandalo che ha raso al suolo Blatter e i vertici della Fifa.

La nazionale inglese: tutti presenti?

Meno probabile ma comunque tema aperto in questa lunga vigilia, l'ipotesi che lo strascico della crisi possa coinvolgere la nazionale inglese. Il commissario tecnico Gareth Southgate ha scelto la linea del buonsenso, lasciando liberi i propri giocatori di decidere se prendere parte al Mondiale o se fare un passo indietro. Sul tavolo non c'è l'idea di ritirare la squadra, ma una sorta di libertà di coscienza in cui si mescolano senso civico dei calciatori e timori per la propria sicurezza.

Il pronostico è che nessuno si tirerà indietro perché la voglia di partecipare è superiore a tutto e perché il Mondiale è una vetrina cui difficilmente i professionisti iper pagati del pallone possono rinunciare. La questione rimarrà, però, sul tavolo fino a giugno perché a Londra e dintorni c'è chi soffia sul fuoco del boicottaggio pieno che costringa la Fifa a prendere atto della questione politica.

In secondo piano le mosse per garantire sicurezza alla spedizione inglese che andrà in Russia e che si porterà dietro, secondo quanto trapela sui media britannici, tutto ciò che occorre per essere il più possibile autonoma e blindata rispetto all'organizzazione locale: chef, cibo e ogni altra cosa sia trasportabile verrà portato da casa e gestito da personale inglese.

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La prima pagina del Daily Express del 19 marzo 2018

I patrimoni russi nella Premier League

L'intreccio tra geopolitica e pallone, però, potrebbe allungarsi fino alla ricca Premier League dove i capitali russi hanno da tempo messo le mani su due club storici e di primissimo piano come Chelsea e Arsenal. I nomi di Roman Abramovich (proprietario del Chelsea dal 2003) e Alisher Usmanov (azionista dell'Arsenal dal 2011) sono recentemente finiti nell'elenco degli oligarchi con legami stretti con Putin e il governo russo.

La crisi di questi mesi ha spinto una parte della politica inglese a chiedere una stretta sui loro possedimenti o asset, con attenzione proprio al mondo del calcio anche per la sua sovraesposizione mediatica e l'alto valore simbolico. Pensare di colpire i patrimoni di Abramovich e Usmanov in Inghilterra è, ovviamente, difficile ma il fatto stesso che se ne parli nella lunga vigilia del Mondiale spiega quanto alta sia la tensione e quali possano essere le ricadute sull'evento dell'anno. Mai come questa volta i giochi saranno aperti fino all'ultimo.

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