Calcio

Dal Mondiale 2014 alla panchina. Sette azzurri in cerca del rilancio

Balotelli, De Sciglio, Cassano, Cerci, Aquilani, Immobile, Paletta: protagonisti nell'Italia di Rio e oggi alle prese con un presente tutto da inventare

balotelli

Dario Pelizzari

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Dalle spiagge di Natal, sede dell'ultima Waterloo in salsa azzurra, alla polvere di un domani tutto da inventare. Da Balotelli a De Sciglio, da Cassano a Cerci, Aquilani, Immobile, Paletta. Sette giocatori sui 23 che hanno accompagnato Cesare Prandelli nella fallimentare avventura del Mondiale brasiliano sono alle prese con un futuro carico di ombre e punti interrogativi. Colpa di una stagione sbagliata, di infortuni più o meno vincolanti, della sfortuna che quando vuole ci vede benissimo. Da primi della classe a bocciati con sentenza passata in giudicato. Il calcio non fa prigionieri: se sbagli, sei fuori. 

 

Mario Balotelli, c'eravamo tanto amati. L'attaccante bresciano è reduce da un campionato urticante con il Liverpool. Il biennio al Milan pareva averlo trasformato nelle intenzioni e nei numeri, lo dicono i fatti. Supermario in rossonero era tornato a essere un giocatore vero. Utile e necessario. Quasi indispensabile. Da qui la richiesta del club inglese, che per 20 milioni di euro ha deciso di rimetterlo in pista nella Premier League che aveva frequentato in chiaroscuro con la maglia del Manchester City. E' andata malissimo. Anzi, peggio. Balotelli ha chiuso la stagione ai margini della squadra allenata da Brendan Rodgers, che sarebbe ora felicissimo di accompagnarlo alla porta. Avrebbe provato ad avvicinarlo la Sampdoria, ma il suo stipendio (6 milioni di euro netti ogni 12 mesi) spaventerebbe anche una big. Balo, se ci sei, batti un colpo.

Mattia De Sciglio era la promessa di un Milan che da anni cerca di consegnare l'armadietto che fu di Paolo Maldini a un giovane del proprio vivaio. La partenza con il diavolo è stata fulminante, poi sono arrivati gli infortuni, tanti e complicati. E il declino è stato quasi inevitabile. Da titolare inamovibile, De Sciglio è diventato il giocatore di cui poter fare a meno. Sacrificabile, se arrivasse un'offerta interessante. Ha soltanto 22 anni, non può essere già finita. A Milanello hanno costruito la propria disperazione pure Gabriel Paletta e Alessio Cerci. Il difensore di passaporto argentino era stato tra i peggiori della spedizione brasiliana, ma col Parma aveva fatto vedere ottime cose. Al Milan dal febbraio 2015 ha confermato tuttavia di aver perduto il piglio dei giorni migliori. Per Sinisa Mihajlovic, nuovo timoniere del club rossonero, è una riserva e nulla più.

Simile il discorso per l'ex pupillo di Giampiero Ventura. Aveva sorpreso tutti nell'ultima stagione al Torino. Per continuità e concretezza. Ma a conti fatti il trasferimento all'Atletico Madrid è stato la peggiore soluzione possibile per la sua carriera. Simeone, il tecnico dei Colchoneros, l'ha impiegato con il contagocce e lui si è ritirato in un silenzio disperatissimo. Fino a quando, storia del gennaio scorso, il Milan non gli ha offerto la via di fuga che stava cercando. Qualche sussulto, poi il silenzio. Cerci è affondato con il gruppo di Pippo Inzaghi senza lasciare traccia di sé. E ora rischia seriamente di trascorrere i prossimi mesi a guardare i compagni giocare. Sembrava fosse amore, invece era un calesse.

L'esperienza all'estero non ha fatto bene nemmeno a un'altra grande promessa del calcio di casa nostra, quel Ciro Immobile che proprio con Cerci aveva firmato un campionato meraviglioso in maglia granata. Il bilancio dell'attaccante di Torre Annunziata è da matita rossa: 3 reti in 24 presenze con la casacca del Borussia Dortmund, che si era affidato a lui per dimenticare in fretta la partenza (direzione Bayern Monaco) del bomber Lewandowski, uno che di gol ne segnava a grappoli. Esperienza da chiudere nel cassetto. Anche per il Borussia, che infatti ha deciso di cederlo in prestito qualche giorno fa agli spagnoli del Siviglia, campioni in carica dell'Europa League. Anche per lui - lo dice la carta d'identità - un altro domani è possibile.

Di Antonio Cassano se ne parla da settimane soprattutto sulle pagine sportive di Genova e dintorni. Chiusa anzitempo la stagione con il Parma, il fantasista barese ha espresso senza giri di parole il desiderio di tornare sul luogo del delitto (leggi spogliatoio della Sampdoria) per riallacciare un legame che a suo dire non si è mai spezzato. Walter Zenga non avrebbe gradito, mentre il presidente Massimo Ferrero un po' di più. Tanto che dopo il pesante k.o. con il Vojvodina il discorso si può riaprire per volere di popolo. Cassano è a spasso da mesi. Tutti lo stimano, ma nessuno lo vuole per i noti problemi caratteriali di cui è piena la letteratura pallonara degli ultimi anni.

Alberto Aquilani? Bravo, ma non bravissimo. Potrebbe essere questa la sintesi di una carriera che non è mai davvero decollata. Giovane rampollo di una Roma che credeva fortissimamente nel futuro del suo campioncino, ha raccolto più noie che gioie nelle tappe successive del suo percorso. Liverpool, Juventus, Milan e in parte Fiorentina. L'opinione diffusa tra gli addetti ai lavori: Aquilani ha il dna del campione, ma la continuità di un giocatore così così, utile ma non indispensabile. E' rimasto a piedi dopo tre anni in maglia viola. E ha soltanto 31 anni. Pochi per suonare la ritirata.

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