Calcio

Mondiale a 48 squadre già in Qatar: un affare da 355 milioni di euro

Ecco perché la Fifa vuole l'allargamento nel 2022 e non, come deciso, a partire dal 2026. Rischi e soluzioni di una scelta legata al business

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Giovanni Capuano

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Allargare il Mondiale di calcio a 48 squadre già nell'edizione del Qatar 2022, senza aspettare il 2026 come deciso nei mesi scorsi. La Fifa spinge per cambiare in corsa il format della Coppa del Mondo e lo fa per non sprecare l'enorme opportunità di business. Un affare da 355 milioni di euro in più di ricavi nei 28 giorni della manifestazione che decreterà l'erede della Francia sul trono del mondo.

A raccontarlo è uno studio di fattibilità commissionato dalla stessa Fifa e di cui ha dato conto l'Associated Press alla vigilia del Consiglio Fifa in programma a Miami a fine marzo. Sono 81 pagine che delineano lo scenario dell'allargamento anticipato mettendo in fila i rischi organizzativi ed economico-politici (l'area è particolarmente delicata) e le possibili soluzioni.

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Gianni Infantino – Credits: EPA/NOUSHAD THEKKAYIL

L'aumento dei ricavi

Lo scenario prevede l'aumento delle partite da 64 a 80 con una suddivisione dei 12 posti in più a disposizione molto condizionata dalla geopolitica sportiva più che dalla meritrocrazia calcistica. La Uefa passerebbe da 13 a 16 (+3), l'Africa guadagnerebbe 4 squadre (da 5 a 9) così come l'Asia (da 4,5 a 8,5) mentre il Centro e Nord America passerebbe da 3,5 a 6,5 (+3) e l'ultimo posto sarebbe oggetto di spareggio tra Oceania e Sud America.

A fronte di questo, l'aumento di ricavi sarebbe stimato in 355 milioni di euro tra vendita più ampia dei diritti tv del Mondiale (108 milioni), maggiori sponsorizzazioni (140), mercato dei biglietti (80), hospitaliy (18) e accordi commerciali (9).

Un bel guadagno per la Fifa che sta cercando in tutti i modi di incrementare il proprio fatturato e che ha aperto con la Uefa anche il fronte della nascita di due nuove manifestazioni: la Nations League mondiale e il Mondiale per Club quadriennale allargato come un vero e proprio torneo.

Il problema degli stadi

Ovviamente il Qatar non sarebbe in grado di ospitare da solo un Mondiale allargato a 48 nazionali e avrebbe bisogno di appoggiarsi a nazioni vicine. Al netto dei problemi politici dell'area, il dossier della Fifa indica in 12 il numero di stadi necessari per garantire la riuscita della manifestazione che sarebbe possibile anche con 10 impianti contro gli 8 attualmente in fase di realizzazione per l'edizione del 2022.

Sarebbe impossibile rispettare la capienza minima di 40.000 posti a sedere (richiesta, però, a partire dall'edizione 2026) e il format passerebbe subito a una prima fase da 16 gironi di tre squadre cui ne seguirebbe una aperta dai sedicesimi di finale per le rimanenti 32 qualificate. In tutto 80 gare, un minimo di 2 e un massimo di 7 per team.

La novità, per far stare tutto nel periodo invernale prescelto dal 21 novembre al 18 dicembre 2022, sarebbe la possibilità di giocare anche 6 partite ogni giorno durante la fase a gironi. Un'overdose di calcio superiore a quella di Russia 2018.


Il Qatar e i rapporti (difficili) con i vicini

La criticità maggiore nasce, evidentemente, dalla delicatezza della situazione politica nell'area medio orientale. Il Qatar ha interrotto i suoi rapporti economici, diplomatici e bloccato gli spostamenti dal 2017 con Bahrain, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Difficile immaginare una partnership che non esponga il Mondiale e la Fifa a tensioni non controllabili, dunque bisogna limitare la lista dei potenziali co-organizzatori ai soli Kuwait e Oman che hanno tenuto una posizione neutrale.

Questo creerebbe un problema di impianti (i migliori sono nelle nazioni con cui i rapporti sono azzerati), ma consentirebbe di procedere all'organizzazione senza ostacoli logistici insormontabili, utilizzando i corridoi aerei già esistenti. In fondo, dopo le grandi differenze di Brasile 2014 e Russia 2018, quello del Qatar sarà un Mondiale molto più ravvicinato, con distanze di poche decine o centinaia di chilometri.

Il dossier mette in preallarme la Fifa anche sulla possibilità, che non si può escludere, di ricorsi da parte di chi venne tagliato fuori all'epoca dell'assegnazione del torneo. Allora non era prevista l'opzione della co-organizzazione, ora si cambiano le carte in tavola. "Rischi contenuti" è scritto nelle carte, ma chissà che anche questi non pesino sulla volontà del presidente Infantino di forzare la mano.

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