Calcio

Nuovo Mondiale per Club Fifa: ecco perché i club non lo vogliono

Calendari congestionati, soldi e format da decidere, futuro della Champions League: tutti i fronti aperti sullo sviluppo del calcio

andrea agnelli eca uefa

Giovanni Capuano

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Se non è guerra fredda, poco manca. Da una parte la Fifa, con il suo progetto di un nuovo format per il Mondiale per Club già a partire dal 2021, dall'altra le grandi società europee radunate nell'Eca con la Uefa a far da sponda. Muro contro muro in una battaglia di trincea che si interseca con il grande processo di rivoluzione dei calendari internazionali che dal 2024 cambierà gli attuali equilibri del football mondiale.

L'effetto immediato e più evidente è il rifiuto dei club europei a prendere parte al torneo che la Fifa di Infantino ha messo incantiere per l'estate del 2021, in modo da sostituire l'attuale Mondiale per Club che si disputa ogni anno nel mese di dicembre. Una manifestazione allargata a 24 squadre e della durata di 18 giorni con ricchi premi e diritti tv.

"Non siamo disponibili" è la posizione espressa dall'Eca (l'associazione dei top club) per bocca del presidente, Andrea Agnelli. Un fronte compatto pur con qualche distinguo, tanto che la chiusura immediata può diventare apertura futura a patto di sedersi al tavolo e discutere insieme i cambiamenti in un contesto più ampio e dettagliato.

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Il presidente della Fifa, Gianni Infantino – Credits: ANSA/CLAUDIO PERI

Perché i club non vogliono il nuovo format

Nel mirino il calendario sovraffollato delle competizioni calcistiche che, secondo i conti dei presidenti, può arrivare a prevedere per un singolo calciatore anche la possibilità di disputare 73 partite in 52 settimane. Tutto è bloccato fino al 2024, con anche molti contratti televisivi firmati; dunque in questo momento è impossibile quell'operazione di ribilanciamento richiesta e ogni nuovo format finisce con l'aggiungere peso al peso.

Nell'estate 2021, ad esempio, sono già in programma la Copa America e la Coppa d'Africa. L'effetto di un Mondiale per Club a 24 squadre, anche se in sostituzione della Confederations Cup che sarebbe cancellata, porterebbe le società maggiori a ricevere indietro i propri calciatori oltre metà agosto con l'incombenza della nuova stagione. Impensabile per chi investe risorse proprie nel sistema.

C'è poi un tema di chiarezza. Ad oggi non esiste evidenza di come potrebbe essere formata la lista d'accesso al Mondiale. Chi sta dentro? Chi resta fuori dalla torta? Solo chi vince la Champions e l'Europa League? O anche i finalisti? E secondo quale criterio?

Cosa chiedono i club alla Fifa (e all'Uefa)

I club spingono per sedersi al tavolo della trattativa così come fatto con la Uefa. L'asse tra il presidente Ceferin e Agnelli è forte (fin troppo per le leghe nazionali che denunciano un tentativo di penalizzare i campionati nazionali), mentre i rapporti con Infantino sono freddi per usare un eufemismo.

Punto primo: i calendari. In questo momento la linea delle 18 partite massimo delle nazionali in una stagione (10 negli anni senza grandi competizioni) viene considerata ragionevole e non superabile. Si potrebbe fare in fretta un passo avanti aggregando alcune date Fifa come, ad esempio, quelle di settembre-ottobre-novembre. Ma dal 2024 l'aspettativa è di ridurre il peso delle nazionali e spostarlo fuori dal cuore della stagione.

Punto secondo: le competizioni. Il progetto della Superlega privata va considerato morto in culla, però dal 2021 nascerà la terza coppa europea e dal 2024 dovrà andare a regime la nuova Champions League, quella che nei piani deve aumentare in modo esponenziale i ricavi in tutto il mondo.

Un esempio? E' bastato programmare alcune gare dei gironi eliminatori alle ore 19 per raddoppiare l'audicence televisiva della Champions League in Indonesia e triplicarla in India. Il futuro è quello, anche se il dibattito sullo spostamento dei match nel fine settimana resta aperto.

Punto terzo: Champions aperta o chiusa? Ad oggi la risposta è che resterà un sistema aperto, ma abituandosi all'idea che ci sia un percorso di accesso (o retrocessione) che collochi ciascun club o paese da cui proviene nella giusta dimensione. Il sogno o progetto è costruire un'offerta in cui le stesse leghe nazionali non si facciano la guerra ma vendano un unico prodotto in giro per il mondo. La realtà oggi è un periodo di studio ancora lungo per arrivare a un compromesso che dovrà tenere insieme varie anime.

Smentita l'esistenza di un format da 4 gironi di 8 squadre, una sorta di embrione di campionato europeo. Sul tavolo, però, ci sono tante idee e la certezza che il calcio dopo il 2024 dovrà valere molti più soldi di quanti non ne incassi adesso.



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