Calcio

Milan, ko contro la Roma e crisi. Ma cambiare Montella sarebbe un errore

I numeri condannano i rossoneri: meno punti e stessi gol presi di un anno fa. Tecnico confermato dopo le critiche, gli errori della società

Milan crisi Montella in bilico Roma

Giovanni Capuano

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I numeri condannano il Milan di Montella. Un punto in meno rispetto a quello della passata stagione (12 contro 13), meno gol segnati (10 contro 12) e gli stessi subiti (10) pur avendo concentrato una buona fetta degli investimenti di mercato proprio sul reparto difensivo.

La sconfitta contro la Roma ha aperto ufficialmente la crisi anche se la società di è affrettata a far sapere che la posizione del tecnico e salda e la fiducia rimane immutata. Parole diverse rispetto allo sfogo pubblico di Fassone dopo il ko di Marassi, ma non per questo sufficienti a nascondere l'entità del problema.

Perché la classifica piange, i rossoneri sono settimi e lontani dalle avversarie nella corsa alla Champions League che rimane obiettivo prioritario e irrinunciabile: -7 dall'Inter alla vigilia del derby, -4 dalla Lazio e -3 virtuale (-6 potenziale) dalla Roma che ha vinto lo scontro diretto di San Siro. Un incubo pensando all'entusiasmo di partenza.

E' vero che la rivoluzione sul mercato deve essere metabolizzata e ci vuole tempo per creare una squadra compatta e consapevole delle proprie potenzialità, però la situazione sta diventando rapidamente preoccupante e le scosse tentate fin qui non hanno avuto l'effetto sperato. Anzi, il sospetto è che abbiano tolto anche quelle certezze che si stavano costruendo rallentando il processo di crescita.

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Bonucci deluso dopo il ko con la Roma - 1 ottobre 2017 – Credits: ANSA/MATTEO BAZZI

Montella e il fantasma di Ancelotti e Lippi

C'è una fetta di tifosi del Milan che vorrebbe veder Montella esonerato per inseguire la svolta, come se il tecnico fosse l'unico responsabile delle difficoltà. Ancelotti sul mercato dopo il divorzio traumatico dal Bayern Monaco o anche Lippi, che con la Cina ha bucato l'approdo al Mondiale, rappresentano insidie vere per l'Aereoplanino, ombre lunghe su Milanello pur essendo in realtà quasi solo suggestioni.

La storia dice che cambiare in corsa serve a poco, soprattutto nei grandi club che devono inseguire traguardi importanti. Un anno fa l'Inter non ottenne giovamento se non temporaneo dalla cacciata di De Boer, molto più colpevole di Montella, e nelle ultime stagioni solo l'avvicendamento Garcia-Spalletti alla Roma ha portato a un netto miglioramento per la squadra giallorossa.

E poi meriti e colpe nel caso del Milan vanno suddivisi tra tutti: giocatori, tecnico e società. Se la rosa non è del tutto funzionale la responsabilità non può essere del solo Montella che, pure, si è molto speso in estate in alcuni dei momento topici del calciomercato dalla conferma di Donnarumma al blitz per prendere Bonucci. Guai se Fassone e Mirabelli pensassero di scaricare tutto sul tecnico. E' presto per i processi, ma qualche sbaglio è stato commesso anche nelle scelte.

Le difficoltà emotive della squadra dopo Marassi (black out contro il Rijeka e ko contro la Roma) dicono anche che la lavata di capo pubblica potrebbe essere stata un boomerang così come la forzatura sulla leadership consegnata a Bonucci che sta faticando più degli altri a trovare continuità di rendimento.

Gli errori di Montella

Errori di Montella ce ne sono, evidentemente. Il più grave viene dalla sensazione che dopo tre mesi di lavoro il Milan sia lontano dall'avere una fisionomia tattica decisa. L'approdo alla difesa a tre non ha dato i frutti sperati: errori e gol subiti non sono spariti e i due difensori più attesi sono entrati in crisi. Forse si poteva pensare prima senza impostare tutta l'estate su un modulo diverso.

Anche le gerarche in attacco sono confuse. A seconda di chi gioca una buona partita cambiano e ad oggi non si è compreso bene se il Milan debba giocare con due punte vere o una adattata (Suso che è stato portato fuori ruolo) e quali siano gli spazi di tutti. Un andamento ondivago che non trasmette sensazione di chiarezza e convinzione nelle proprie decisioni.

La sosta darà modo di spezzare la spirale negativa, anche se i viaggi per risponsare alla chiamate delle nazionali non lasceranno a Montella il materiale umano su cui lavorare. Poi sarà derby, a questo punto decisivo e con tutta la pressione del mondo scaricata sul Milan: 7 punti sono quasi una sentenza. Perdere vorrebbe dire veder scappare l'avversario numero ed entrare in una crisi difficile da gestire.

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