Calcio

Milan e Inter, c'era una volta la grande Milano

Viaggio nella crisi del calcio sotto la Madonnina: in cinque anni -80% mercato, bilanci in rosso e fuga del pubblico da San Siro

Combo crisi calcio Milano

Giovanni Capuano

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La classifica, come sempre, non racconta bugie. Magari alla fine del campionato Inter e Milan avranno recuperato la loro dimensione e staranno lì sopra, nella parte altissima della classifica. Però oggi i numeri, che spesso svelano dure verità, raccontano di un predominio che non esiste più, né in Europa né tanto meno in Italia. Milano non è più la capitale del calcio e mai come in questo momento sembra essere lontana dal tornare al vertice. I numeri non mentono e raccontano che Inter e Milan insieme hanno raccolto 38 punti, meglio solo di Verona (Hellas e Chievo ne hanno 27), ma peggio di Roma (55), Torino (48) e, soprattutto Genova, l'altra faccia della medaglia, che gode con i suoi 51 punti quasi equamente distribuiti tra Genoa e Samp.

La crisi di Milano è profonda e seria, passa attraverso due club abituati a vincere e che sono stati costretti a disegnarsi un presente normalizzato, senza grandi spese, senza sogni, con un proprietario nuovo (Thohir) impegnato a rimettere insieme i cocci e un altro (Berlusconi) che da tempo ha dettato ai suoi la linea della sostenibilità finanziaria. Com'è grigio il cielo sopra la Madonnina. Grigio e senza un apparente progetto di ricostruzione, se è vero che nessuno dei due club ha già deciso davvero se e cosa farà intorno al tema stadio di proprietà e se è vero, come è vero, che entrambi sono impegnati ormai da anni a un lungo e non sempre fruttuoso giro del mondo a caccia di partner e investitori. Che portino soldi, quelli che oggi mancano.

Che Milano abbia perso il suo ruolo di centro del calcio italiano è evidente. Basta guardare le due squadre giocare, chiudere gli occhi e ricordare il passato, nemmeno troppo remoto. Fa impressione, però, mettere in fila i numeri di questa abdicazione al potere. Parametri che esprimono tutti la stessa tendenza e per correggere i quali ci vorranno anni. Un discorso che prescinde dai risultati del campo; può anche accadere che a fine anno Inter e Milan strappino una qualificazione europea, magari anche l'agognato terzo posto. Oppure che arrivino in fondo in Coppa Italia ed Europa League. Può accadere tutto sul terreno di gioco, ma non sufficiente per cancellare in un colpo la distanza tra presente e passato, tra la Milano che c'era e quella che c'è adesso.

In cinque anni bruciato il 39,6% dei punti

Dopo le prime 14 giornate della stagione 2009-2010, quella del Triplete interista, le due milanesi mettevano insieme 63 punti e comandavano la classifica. C'erano i 35 della banda di Mourinho, capolista, e c'era un Milan che seguiva i cugini, attaccato al treno dei migliori. Da quel momento in poi è stata una caduta continua fino ai 38 di oggi (-39,6%), che rappresentano un record e la conferma di una caduta inarrestabile. I numeri fanno impressione: dopo i 63 punti del 2009-2010 ecco i 53 dell'anno successivo (Allegri in testa con il Milan), i 50 del 2011-2012 diventati 46 nel 2012-2013 e asciugati a 44 esattamente dodici mesi fa. Poi il crollo di queste settimane e una crisi ormai evidente sotto gli occhi di tutti.

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Mercato: -80% dal 2008 a oggi

Del resto non è facile stare in alto quando sul mercato si va con il braccio corto. Certe follie del passato non erano più giustificabili, ma l'inversione di tendenza è stata così violenta da risultare traumatica. Nella stagione 2008-2009, l'ultima prima della spendig review di Berlusconi che di lì a pochi mesi avrebbe mandato Kakà al Real Madrid senza reinvestire il ricavato, le due milanesi avevano speso circa 128 milioni di euro. Un anno dopo si erano fermate a 116, con il Milan in frenata e Moratti che aveva aperto il portafogli per finanziare la rivoluzione culminata poi con la finale di Madrid. Nell'ultima sessione, al netto di prestiti con obbligo di riscatto, pagamenti dilazionati e altre formule, i due club insieme hanno speso circa 25 milioni (fonte Transfermarkt) con un calo dell'80% secco. Le radici della perdita di qualità delle rose sono più semplici da spiegare seguendo il filo del soldi.

Monte ingaggi da 305 a 164 milioni in tre anni

C'è un altro parametro economico che misura il ridimensionamento di Inter e Milan: il monte ingaggi. Oggi è intorno ai 164 milioni di euro complessivi (fonte Gazzetta dello Sport), con l'Inter scesa a quota 70. Numeri da club di media dimensione in Italia, senza voler arrischiare paragoni con il resto d'Europa impossibili da sostenere. La picchiata delle buste paga dei calciatori rossoneri e nerazzurri è stata vertiginosa. Nel 2011-2012 gli stipendi pesavano per 305 milioni (il 46,2% in più), scesi progressivamente a 220 e 200 prima dell'ulteriore sforbiciata. I tempi in cui Ibrahimovic ed Eto'o costavano da soli quanto l'intera rosa della neopromossa di turno sono lontani, ma anche ingaggi da 4-5 milioni netti paiono ormai fuori portata o eccezioni legate al marketing.

Mancini e l'Inter, crollo senza fine


Fatturati: Inter e Milan insieme non fanno il Real (e non solo)...

La tradizionale classifica della Deloitte che misura la ricchezza dei club calcistici diceva nel 2009-2010 che Inter e Milan, con i loro 460,6 milioni di euro di fatturato complessivo, erano la potenziale big europea. Si fossero fuse (discorso ovviamente teorico) avrebbero potuto presentare ricavi superiori a tutti in Europa, staccando il Real Madrid fermo a 438,6 milioni. Quattro anni dopo la fotografia è impietosa: Inter e Milan insieme si fermano a 432,3 milioni (il crollo è tutto dell'Inter passata da 224 a 168) che sarebbero appena sufficienti per restare sul podio alle spalle delle big spagnole: Real Madrid e Barcellona. Ancora per poco, però, perché alle spalle premono Bayern Monaco, Manchester United e Psg, virtualmente già più forti economicamente delle due milanesi. 

San Siro, 2014: fuga dallo stadio

Spettacolo non esaltante, prospettive poco chiare, nostalgia del passato: un mix esplosivo che sta causando un effetto immediato. Inter e Milan si stanno abituando a giocare nel deserto e nessuna strategia di marketing pare utile a riavvicinare i tifosi. Il fondo è stato toccato prima della sosta natalizia: 27.314 spettatori per Inter-Verona e 28.272 per Milan-Palermo. Percentuali di riempimento dello stadio da rosso vergogna (35%) e l'amara constatazione che nemmeno unendosi giustificherebbero l'esistenza di un impianto bello e imponente come San Siro. Poi c'è stato il derby-record, fuoco di paglia da tutto esaurito e incasso da 3,4 milioni di euro, e la piccola ripresina nerazzurra alla prima di Mancini: 34.912 contro l'Udinese. Pochi. Meno di quanti ne aspettassero Thohir e soci. Meglio era andata ai rossoneri sempre contro i friulani: 36.170 con massiccia strategia di avvicinamento alle famiglie.

Senza scomodare il paragone con gli anni Ottanta e con il tutto esaurito in campagna abbonamenti, anche il confronto con il recente passato è significativo. Ad oggi l'Inter ha una media presenze di poco superiore alle 33 mila unità (già giocato il match contro il Napoli) contro le 46 mila della scorsa stagione. Il Milan si attesta a 47.085, "drogati" dal tutto esaurito con la Juventus senza il quale sarebbe ben distante dai 39 mila di un anno fa. I dati delle tessere stagionali dicono tutto: 19.405 per il Milan (record negativo), nessun dato ufficiale per l'Inter che punta a quota 27.000 una volta chiusa, con ampio ritardo e sconti vari, la vendita.

Quattro anni fa (stagione 2010-2011) le milanesi erano capaci di portare in media a San Siro 57 mila persone. Oggi sono ferme a poco più di 40 mila. Un calo del 30% che avrà ripercussioni anche su ricavi da stadio, fatturati e bilanci del 2014. La base su cui Inter e Milan dovranno poi progettare il futuro immediato. Un circolo vizioso dal quale Milano fatica a uscire. Le altre corrono, la Madonnina resta a guardare.

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