"Milan Inter '63": la Milano di Rocco ed Herrera

A Palazzo Reale una mostra che è un derby. Ma anche un tuffo nel boom economico e calcistico capace di emozionare non solo i tifosi

Helenio Herrera e Nereo Rocco fotografati prima di un derby di Milano. Avversari sul campo, amici nella vita. (Credits: www.mostramilaninter63.it/)

Paolo Corio

-

Il derby inizia già all'ingresso, dove devi scegliere se passare il codice a barre del biglietto sul "tornello" del Milan o quello dell'Inter, con tanto di tabellone elettronico che aggiorna il punteggio per dare in vantaggio i visitatori rossoneri piuttosto che quelli nerazzurri. Ma la mostra "Milan Inter '63, La leggenda del Mago e del Paròn", in programma a Palazzo Reale di Milano sino al prossimo 8 settembre, non è un evento per soli tifosi: è invece un emozionante viaggio nel tempo che fa rivivere in parallelo a chiunque (cittadino a zonzo per il centro o turista alle prese con l'afa estiva) il boom economico e quindi calcistico della metropoli lombarda negli ormai lontani anni Sessanta. 

Ci raccontano che dal 24 maggio a oggi l'affluenza non è stata quella prevista, ed è un peccato: c'è più Milano in queste sale, tanto ampie quante zeppe di storici contributi video e preziosi cimeli sportivi, di quanta se ne possa ormai trovare in tanti plastificati ambienti che circondano piazza del Duomo. L'anno di partenza è appunto il 1963, che vede il Milan guidato da Nereo Rocco sollevare a Wembley la sua prima Coppa dei Campioni e l'Inter cucirsi sulla maglia il primo scudetto dell'era di Helenio Herrera

Attenzione, però: l'avvicinamento a San Siro è graduale, perché la prima sala è un racconto per immagini (intese come foto d'epoca e video dell'archivio Rai) che fa rivivere la Milano d'allora al di là del pallone. Quella in cui, come scrive a presentazione John Foot, storico e autore del libro-cultCalcio, Storia dello sport che ha fatto l'Italia, "si veniva per trovare lavoro, per fare soldi, per costruirsi una casa e veder avverarsi i propri sogni. Una 'piccola mela', una città cosmopolita costruita su successive ondate di immigrazione, che si espandeva in centri concentrici verso le campagne dintorno creando un'intera nuova città".

Una Milano che si espandeva però anche nella musica e nel teatro, con un proliferare d'artisti come mai si vide in seguito: da Giorgio Gaber a Enzo Jannacci e Adriano Celentano, da Gino Bramieri a Dario Fo e Walter Chiari, tutti protagonisti nei video di Rai Teche trasmessi di continuo dai molti monitor della mostra e tanti di loro a loro volta tifosi. Come il milanista Jannacci o l'interista Celentano, di cui non dovete perdervi la dichiaratamente faziosa intervista post-derby a Nereo Rocco ed Helenio Herrera, artisti a loro volta ma della panchina.

Il Paròn e il Mago, appunto: gli artefici dei tanti successi che dal 1963 al 1969 (gli anni dei due successi in Coppa dei Campioni del Milan, inframezzati da quelli nerazzurri del 1964 e 1965) portarono la metropoli lombarda sul tetto d'Europa, trasformando San Siro ne "La Scala del Calcio". Due personaggi, prima acerrimi avversari e poi indissolubili amici (al punto che, morto Rocco nel 1979, per anni Herrera andò da Venezia al cimitero di Trieste per sostare in solitudine sulla sua tomba), la cui diversità è stata ampiamente celebrata dalle cronache e viene enfatizzata in questo percorso. 

"Quello che alle sei del mattino si alzava. Quello che spegneva finalmente la luce", scrive lo storico giornalista sportivo Gigi Garanzini, curatore della mostra. "Quello che ai giocatori dava del lei. Quello che dava del tu, e spesso delmona. Quello che non poteva fare a meno della lavagna tattica, al punto da inventarsene un modello da viaggio. Quello che non l'avrebbe usata nemmeno sotto tortura". Il primo è ovviamente Herrera, il secondo è Rocco. E la lavagna tattica da viaggio è uno dei cimeli esposti a Palazzo Reale, insieme con - tanto per ribadire le differenze - le improbabili tute sportive di Rocco (di cui è esposto anche l'originale del contratto con il Milan per la stagione 1969-1970 da 12 milioni di lire). 

Con i due grandi mister, viene poi celebrata anche la grande penna di Gianni Brera, con in bella mostra la macchina da scrivere, una pipa Trebbia tra le sue favorite e i taccuini appartenenti alla Fondazione Mondadori. A proposito di appunti, impedibili quelli di Helenio Herrera con gli schemi… per i migliori abbinamenti camicia-cravatta-giacca, a riprova di uno spirito dandy del tutto opposto a quello di Rocco, spesso ritratto in panchina in completo e scarpe chiodate. 

A chiudere il percorso, la riproduzione di un vero spogliatoio di quell'epoca, con tanto di docce artificiali e vecchi armadietti che - una volta aperti - svelano altri piccoli monitor che raccontano i personaggi della grande Inter e del grande Milan (tra cui Gipo Viani, definito dal giornalista Rai "sensale di giocatori", altro che procuratori…), prima di arrivare nella sala dei trofei. Nel senso letterale del termine, perché vi sono esposte le Coppe conquistate da quelle due grandi squadre. Con qualche piccola ammaccatura e pure qualche chiazza di ruggine alla base che regalano le ultime emozioni di un romantico calcio d'altri tempi.

Tutte le info utili cliccando sul sito della mostra , coprodotta da Skira con il Comune di Milano e in programma a Palazzo Reale sino al prossimo 8 settembre. 

© Riproduzione Riservata

Commenti