Prima il gioco, siamo inglesi. O quasi. Di sicuro aspiriamo a diventarlo, esportando nel mondo il prodotto calcio della Serie A raccontato per quello che accade in campo: più all'anglosassone e meno all'italiana. Quindi, spazio allo sviluppo dell'azione, ricerca del dettaglio e delle emozioni e la moviola - tanto cara nei nostri bar sport - utilizzata senza eccedere. Benvenuti nel luogo dove si confeziona la diretta di una grande sfida di campionato: immagini che entrano nelle case di milioni di italiani e finiscono nei circuiti di tutto il mondo.

L'occasione è il derby di San Siro, primo test per la trasmissione di Ultra HD (meglio noto come 4K) che Mediaset Premium lancia in Italia dopo averlo mostrato già nella finale della Champions League dello scorso 28 maggio. Un centinaio di persone impegnate, due grandi regie (l'altra produce il segnale nel normale HD), 27 telecamere dislocate dentro San Siro e chilometri di cavi intorno allo stadio fino alla zona dei van. Dove nasce e viene spedita per tutto il mondo la partita.

Regia unica, pochi replay ma nessuna censura

Dalla scorsa stagione il confezionamento del prodotto della Serie A è centralizzato e sotto il controllo della Lega. Una decisione nata sulle ceneri delle polemiche per un fuorigioco in Juventus-Milan e che ha suscitato più di una perplessità. Chi controlla? Esiste il pericolo di censura su episodi scomodi? Chi garantisce equità di trattamento?

Visto da dietro le quinte, il Grande Fratello non esiste. Solo uno storytelling dell'evento che prevede alcuni punti fermi: il gioco prima di tutto, la ricerca di dettagli in tribuna e niente spazio a comportamenti offensivi e discriminatori fuori dal campo. Tutto trasparente. Guidano due registi (Popi Bonnici e Giorgio Galli), non ci sono controllori alle loro spalle e si procede secondo lo spartito che da un anno viene insegnato a cameraman, tecnici, addetti alle moviole e aiuto registi.

"Niente replay inutili, meglio capire come giocano le squadre"

Milan-Inter regala l'episodio perfetto per capire dove sta andando, televisivamente parlando, il calcio italiano. L'Inter pareggia la prima volta con Candreva sugli sviluppi di una rimessa laterale che i giocatori del Milan contestano. La regia del 4K ha mostrato l'azione sullo stretto in diretta, quindi niente replay perché è tutto chiaro: "Non si tratta di censura. Eravamo sulla camera giusta e l'abbiamo già visto in diretta - dice Bonnici ai suoi -. Tutti i replay li manderemo alle tv che potranno usarli per confezionare i dopo partita e le trasmissioni, noi qui facciamo cronaca e non commento".

La regia che produce il segnale in HD, invece, era sul campo largo e quindi mostra il replay. Scelta diversa, stessa scuola di pensiero. E i rallenty di mille falli e falletti cui da sempre siamo abituati spariscono in generale, ridotti al minimo e quando serve perché "è meglio capire come giocano le squadre". Spesso anche anticipando la lettura dell'azione per scegliere quale opzione privilegiare come inquadratura.

Alla vigilia della rivoluzione della Var

Tema caldo e che è destinato a diventare caldissimo con l'introduzione della Var, in corso di sperimentazione anche in Italia. Ad oggi gli assistenti al video dell'arbitro lavorano sulla base delle immagini - tutte visibili in contemporanea in un'apposita regia - prodotte dalla Lega. Lo standard qualitativo è elevato, ma si può anche andare oltre i 50 frames (fermi immagine) per secondo che già rappresentano il raddoppio dei tradizionali 25.

Questione di definizione e di costi. In cima a tutto, però, c'è la garanzia di trasparenza. Arbitri e tifosi dovranno imparare a fidarsi di chi lavora alla produzione dell'evento, cancellando l'idea del Grande Fratello. La regia unica serve ad altro: uniformare un prodotto che va venduto in tutto il mondo. Dove è presumibile che si appassionino di più allo sviluppo di una partita che allo sminuzzamento in mille episodi spesso insignificanti. La Premier League con la sua immagine pulita e spettacolare e i suoi contratti miliardari insegna.

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