Calcio

Milan, prima crisi e Giampaolo da aiutare

Derby choc: squadra senza gioco, senza gol (2 in 360 minuti) e con un allenatore che sembra in confusione

milan inter giampaolo

Giovanni Capuano

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Il derby perso malamente con l'Inter consegna al Milan la prima crisi della stagione. Una percezione che va oltre la classifica (6 punti nelle prime 4 giornate) e mette insieme la sensazione di confusione e impotenza con cui i rossoneri si sono visti scivolare via la sfida con la squadra di Conte, dominante per almeno 70 minuti senza nemmeno dover alzare troppo il ritmo.

Che servisse tempo per mettere insieme i tasseli del puzzle era chiaro già dall'estate, così come la considerazione che questa sarà una stagione difficile per il Milan, stretto tra gli obblighi di austerity e l'assoluta necessità di tornare competitiva in fretta.

Però il primo mese di calcio vero è stato come un pugno nello stomaco per tanti tifosi e autorizza un'analisi impietosa di una situazione in cui si fatica a trovare il filo della crescita. Non c'è nulla del calcio di Giampaolo in questo momento e non c'è quasi nulla nemmeno delle scelte di Boban e Maldini, visto che i nuovi arrivati stanno facendo panchina in nome di una continuità che non regala, però, risultati.

milan inter piatek

– Credits: ANSA/MATTEO BAZZI

Giampaolo e le spiegazioni irreali

Proprio per questo colpiscono le letture che Giampaolo fornisce alla fine delle partite. Sin dalla considerazione sconsolata di Udine (primo ko stagionale) per cui gli uomini a disposizione non sono adatti al suo gioco, proseguendo con la parziale retromarcia tra proclami di integralismo e virate verso una gestione meno rigida, fino ad arrivare al post-derby.

Il tecnico ha parlato di "partita equilibrata" e di "sottile differenza" tra le due squadre, dovuta al "vissuto e all'esperienza". I numeri, oltre alla visione della gara, raccontano una realtà molto diversa. Il Milan è stato dominato tranne che in un breve tratto nel finale di primo tempo e non ha mai dato la sensazione di potersi ribellare al destino della sconfitta.

Ci sta che un allenatore non voglia squadernare pubblicamente i problemi del suo gruppo, ma così la sensazione è di incapacità di dare una corretta diagnosi della situazione, il primo passo per arrivare alla prognosi e alla cura.

Milan senza gioco e gol

Il primo mese di campionato dice che il Milan ha vinto (a fatica) solo con due neopromosse come Brescia e Verona. E' caduto a Udine giocando una partita inconsistente, non è stato competitivo con l'Inter, ha segnato la miseria di 2 gol in 360 minuti e tirato pochissimo in porta. E' stato spesso salvato da Donnarumma che si sta esprimento su livelli altissimi.

C'è una certa solidità difensiva, ma dalla fase di costruzione in poi il gioco scorre farraginoso. Suso è tornato a giocare più esterno e continua ad essere delizia (è il più tecnico) e croce (costringe a un solo modulo) per Giampaolo che continua a essere allergico alle novità. Leao nel derby è stato il secondo acquisto estivo a partire dal primo minuto e non è nemmeno dispiaciuto nel grigiore generale. Piatek è avulso dalla manovra. 

Questa la fotografia del Milan attuale, quella da cui partire per cercare una soluzione e garantire ai rossoneri di vivere una stagione in corsa per un posto nella prossima Champions League. Sarebbe già un buon risultato, la base di partenza su cui costruire qualcosa di cui oggi si fa fatica a percepire i contorni.

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