Collovati: “Al Milan di Seedorf servirebbe Berardi”

Per l'ex calciatore rossonero, che si dice convinto della scelta del tecnico olandese, il nuovo corso del diavolo non può prescindere dalle ali

Clarence Seedorf assediato dai fotografi alla "prima" sulla panchina rossonera – Credits: Claudio Villa/Getty Images

Dario Pelizzari

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“Si materializza con l'avvento di Seedorf la filosofia berlusconiana”, spiega a panorama.it Fulvio Collovati, ex difensore di rango delle due squadre di Milano e campione del mondo agli ordini di Enzo Bearzot nel 1982. Il tema di discussione è il nuovo Milan dell'ex centrocampista olandese, chiamato in tutta fretta dal presidente Berlusconi per mettere fine alla discesa sempre più imbarazzante del diavolo divenuto diavoletto.

Maggiore possesso palla, pressing alto nella trequarti avversaria e soprattutto quattro giocatori schierati dal primo minuto per attaccare gli spazi e trovare la via della rete. Il primo Milan di Seedorf è una squadra da assalto all'arma bianca.

“Seedorf aveva già firmato un contratto quattro o cinque mesi fa proprio perché il suo arrivo era fortemente voluto da Berlusconi, che sapeva quali fossero le sue idee e le sue prerogative. Sapeva, per intendersi, che avrebbe proposto un calcio più offensivo. Se vogliamo entrare nel merito della prima partita, ieri hanno giocato insieme tre mezzepunte, mentre io preferirei vedere in campo le ali di una volta, che crossano e mettono palloni in area di rigore. In ogni caso, è il cambio di mentalità che ammiro. Mi piace questa idea di imporre il proprio gioco sugli avversari. La mentalità troppo difensiva ormai non paga più per cui è giusto procedere in questa direzione”.

Volere non è sempre potere. Il Milan può permettersi di giocare così fino alla fine del campionato? Ha gli uomini giusti per farlo?

“Il quinto posto è a sette punti, la distanza dalla zona Europa non è incolmabile. Però l'obiettivo non credo che sia arrivare al quinto o sesto posto, bensì affermare una nuova filosofia di gioco, più piacevole e più spettacolare. Penso che alla lunga questo approccio paghi. In campo europeo, le squadre di un certo spessore ormai giocano così, con tre o quattro giocatori offensivi. In Italia, lo sta facendo il Napoli e ora proverà a farlo anche il Milan. La squadra rossonera deve trovare i giusti equilibri, certo, ma la strada è quella giusta, ne sono convinto. Insomma, il modulo mi convince, un po' meno gli interpreti attuali”.

A proposito di interpreti. Quali sono le scelte che la società rossonera dovrebbe fare sul mercato per consegnare a Seedorf gli uomini giusti per la sua nuova filosofia di gioco?

“Il centravanti ce l'hanno, la mezza punta pure. Deve trovare le due ali, sinistra e destra. Gente che crossa, per capirci. Va bene il possesso palla, ma il Barcellona gioca con Pedro e Neymar, che sanno attaccare gli spazi in profondità e si propongono sempre molto larghi. Il Milan ieri ha sofferto perché ha giocato centralmente. Esterni larghi, molto offensivi, ecco di cosa avrebbe bisogno Seedorf. I nomi? Posso fare degli esempi. Dico Berardi del Sassuolo, se vogliamo puntare sui giovani. Oppure, Nani del Manchester United. Ripeto, bisogna cercare la profondità”.

Un passo indietro. Tra Allegri, Seedorf e Inzaghi quale sarebbe stata la sua scelta? Crede che l'ex centrocampista del Botafogo abbia le caratteristiche giuste per risollevare il Milan?

“Non ho dubbi, avrei scelto Seedorf. Lo dicevo già due o tre mesi fa. Inzaghi aveva personalità e carattere, mi piace anche lui, ma penso che Seedorf abbia qualcosa in più sotto il profilo del carisma nello spogliatoio. Allegri? Era già stato delegittimato dalla proprietà due anni fa, per cui non aveva più credibilità nei confronti dei giocatori, andava cambiato. Probabilmente, prima dell'inizio del campionato”.

Twitter: @dario_pelizzari

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