Calcio

Profondo rosso(nero): tutti i numeri del passivo record del Milan

Chiude con una perdita mai registrata il primo bilancio dell'era Elliott. E malgrado Gazidis calano gli sponsor...

Gazidis-Milan

Giovanni Capuano

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Un passivo da record, mai registrato prima: -155,9 milioni di euro che diventano 146 nel bilancio consolidato dell'intero Gruppo Milan. E' vero che i manager rossoneri e del fondo hanno scelto di caricare tutte le passività in questo esercizio (operazione peraltro già fatta anche nel 2018 con lo stesso scopo di ripulire i conti), però lo sprofondo rosso(nero) dei conti è la fotografia esatta di quanta strada dovrà percorrere il club per tornare ai fasti di un tempo.

E dice anche come la cura Elliott nei primi dodici mesi non sia stata sufficiente per mettere in equilibrio la società, la cui "continuità aziendale" è garantita al momento solo dall'impegno della proprietà a immettere denaro in un bilancio che è in estrema sofferenza. Quanto? Spulciando le tabella emergono versamenti in conto futuro aumento di capitale per 265,5 milioni di euro e nei soli mesi di luglio, agosto e settembre 2019 ulteriori 60 milioni immessi.

Il calo del fatturato (e degli sponsor)

Cala il fatturato, sceso in un anno da 255,8 a 241,1 milioni di euro (220,6 per l'attività del solo club). Aumentano i costi e - a sorpresa - la progressione viene registrata anche nella voce del costo del personale dove la percezione era quella di una dieta dimagrante imposta alla rosa della prima squadra. Pesano, si legge nel bilancio, la buonuscita per l'allenatore e il suo staff e le maggiori spese ereditate dai movimenti di mercato.

E' stato così solo parzialmente. Gli stipendi per i tesserati hanno pesato per 163,7 milioni di euro contro i 129,8 del Milan 'cinese' e nel complesso il costo del personale si è mangiato una fetta consistente del fatturato: 184,4 milioni.

A scendere sono tutti gli indicatori tranne i diritti tv (113,8 contro 109,3). Male i ricavi da gara (34,1 contro 35,3), i proventi da gestione dei diritti calciatori (25,5 da 42) il fatturato commerciale (crescita di un milione a 18,8) e, soprattutto, gli sponsor che passano da 44,7 a 38.

L'effetto Gazidis non si è sentito

Un dato questo che sorprende, considerato come da dicembre (ma in realtà da qualche mese prima), il Milan si sia affidato alle mani di Ivan Gazidis, considerato il guru delle sponsorizzazioni per i suoi risultati alla guida dell'Arsenal. Non è stato così, almeno per il momento.

Emirates, il cui contratto scade nel 2020, ha versato meno che nella stagione precedente non essendo maturati alcuni bonus legati alla prestazioni sportive (14 milioni) e lo stesso ha fatto Puma (10,9), sponsor tecnico. E' venuta meno una partnership con Telecom da 1,8 milioni e così si sono bruciati i risultati migliori nelle aree corporate dello stadio di San Siro.

E' chiaro che senza Champions League, e senza risultati concreti alla voce commerciale, tutto il bilancio è andato in difficoltà obbligando l'azionista di maggioranza a mettere mano al portafogli per supportare l'attività del club.

I debiti e l'intervento di Elliott

La continuità aziendale è garantita - si legge nel bilancio - dall'impegno della proprietà di supportare finanziariamente l'attività del Milan per un periodo di almeno 12 mesi dalla data del bilancio, dunque almeno fino al 30 giugno 2020.

La prova concreta dell'impegno è il patrimonio netto salito a 83,3 milioni dal meno 36 del 2018 grazie ai versamenti prima dettagliati e l'azzeramento dei debiti della società nei confronti di Elliott tra obbligazioni (116,5 milioni) e finanziamento soci.

Una mano forte che ha permesso nell'estate 2018 e a gennaio 2019 di investire sul mercato 103 milioni (la differenza tra 153 spesi e 49,9 dalle cessioni). Paquetà è costato 38,4 e Piatek 35. Numeri che finiranno anche sotto la lente di ingrandimento della Uefa visto che la stessa società rossonera scrive nero su bianco di attendersi sanzioni per le violazioni del Fair Play Finanziario.

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