Il fango di Miccoli e l'inutile inchiesta della Figc

Un ministro ne chiede la radiazione e Palazzi ha chiesto alla Procura di Palermo le intercettazioni dell'ex capitano rosanero con il figlio del boss. Perché? 

L'ex capitano del Palermo Fabrizio Miccoli – Credits: Getty Images Sport

La premessa doverosa è che Fabrizio Miccoli deve spiegare il significato di quelle parole intercettate dalla Procura di Palermo mentre parla con Mauro Lauricella, figlio di un boss di Cosa Nostra e amico dell'ex capitano del Palermo. Deve farlo, se è in grado, oppure scusarsi e spiegare che Falcone non è "fango" ma un'eroe civile la cui memoria non può essere in alcun modo sporcata. Scusarsi e difendersi dalle accuse della Procura facendosi interrogare e sottoponendosi, se accadrà, a regolare processo.

Sgomberato il campo da ogni possibile fraintendimento, però, si fatica a trovare un senso alla decisione della Procura della Figc di aprire un'inchiesta sportiva su Miccoli e i suoi comportamenti. La Federcalcio ha chiesto all'organo inquirente di fare luce sulla vicenda e in particolare sul contenuto delle intercettazioni che fanno riferimento a Falcone e Palazzi si è adeguato. Sfugge il senso perché, da quanto si conosce oggi dell'indagine palermitana, nulla porta ad atti che, come recita l'articolo 1 comma 1 del Codice di Giustizia sportiva, abbiano a che fare con l'obbligo di lealtà, correttezza e probità "in ogni rapporto comunque riferibile all'attività sportiva".

Cosa c'entra il Miccoli amico del boss con il Miccoli calciatore? Apparentemente nulla, se non che l'ondata di indignazione popolare sollevata dalla pubblicazione delle intercettazioni pare ghiotta da cavalcare per chiunque sia alla ricerca di un minimo di consenso a prezzo di saldo. Quindi via con il tiro al piccione (o forse al 'picciotto' se le accuse saranno confermate). "Miccoli? Semplicemente va radiato" ha sparato il ministro della Funzione Pubblica, Gianpiero D'Alia. Posizione simile a quella di Sonia Alfano, presidente della Commissione Antimafia Europea ("Semplicemente disgustoso") e Michele Emiliano, sindaco di Bari ("Va radiato perché calcio vero è quello della Nazionale di Prandelli che gioca su campo confiscato a mafia" scrive su Twitter).

Un coro unanime cui si sono aggiunti esponenti di destra, sinistra e centro quasi senza distinzione e che ha spinto addirittura la Gazzetta dello Sport, primo quotidiano sportivo italiano, a varare il concetto di "interdizione dai pubblici uffici di calciatore" nella speranza che la carriera di Miccoli sia finita qui. Tutto comprensibile, soprattutto in un sistema che per una citazione su un giornale o una comparsata in tv è disposto a tutto.

Quello che risulta incomprensibile è il movimentismo della Figc, come se Palazzi non avesse già la scrivania stracolma di faldoni e non fosse alla vigilia dell'ennesima estate di processi per il calcioscommesse. Come se, insomma, avesse bisogno di perdere tempo dietro a un'inchiesta che di calcistico non ha nulla e che quindi, carte alla mano nel nulla (dal punto di vista sportivo) porterà. 

Non è mai successo nemmeno in passato quando, ad esempio, Sculli venne descritto come "integrato nella realtà criminale" dai giudici che avevano in mano carte sul boss Morabito (nonno del calciatore). E nemmeno per le foto di Hamsik con un latitante degli scissionisti o per i rapporti poco chiari di Lavezzi con un boss di Scampia. Per non parlare della reazione al racconto di un pentito, ancora tutto da verificare, sullo spaccio 'per scherzo' di Balotelli nella sciagurata visita nei bassifondi napoletani.

In un paese normale nei piani alti della Federazione si sarebbero limitati a prendere atto dell'esistenza delle intercettazioni e via. Al massimo avrebbero potuto sospendere Miccoli dalle nazionali in attesa di chiarimenti, ma siccome l'ex capitano del Palermo ormai è un ex nel senso quasi pieno del termine, anche questa fatica è stata risparmiata ad Abete e compagni. Invece loro hanno chiesto di aprire un'indagine e Palazzi si è adeguato. A questo punto attendiamo fiduciosi analogo comportamento nei confronti di Berlusconi (condanna in appello per frode fiscale e falso in bilancio nella compravendita diritti tv), e retroattivamente su Moratti (inchiesta sull'ipotesi di quotazione Saras gonfiata nel 2006), Zamparini (presunta truffa nella costruzione di un centro commerciale a Benevento) e via via tutti i loro colleghi incappati nelle maglie di una Procura. Pronti a scommettere che non accadrà nulla. Più facile prendersela con Miccoli.

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