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Calcio

Semplicemente Messi: così ha distrutto il Bayern Monaco di Pep

Una partita stratosferica della Pulce: 2 gol, assist, movimento e l'ex Guardiola rispedito a casa. I suoi 90 minuti ai raggi 'X'

Per comprendere a pieno la grandezza di Messi, basti pensare che quello che ha fatto al Camp Nou nella gara d'andata delle semifinali di Champions League è stato compiuto con davanti la squadra forse più forte oggi in Europa. Una corazzata ritenuta inaffondabile e che per 77 minuti aveva retto bene all'impatto con il Barcellona, controllando anzi alcune fasi del gioco. Vero che i tedeschi non si erano mai resi pericolosi, ma la sfida era incanalata verso un pareggio che avrebbe spostato a Monaco di Baviera il verdetto con il peso del favore tutto per i bavaresi. Poi si è accesa la luce di Leo e tutto è saltato per aria in duecento secondi. Una meraviglia che i 95.639 fortunati del Camp Nou hanno potuto vivere di persona e gli altri davanti ai teleschermi. Immagini impresse nella memoria anche dei giurati del Pallone d'Oro che difficilmente potranno dimenticarsi quanto visto, anche se la volata negli anni dispari come questo 2015 si consumerà soprattutto a Berlino il 6 giugno.

La figura del birillo fatta fare a Boateng in occasione del raddoppio (controllo, finta, dribbling stretto sull'avversario e poi tocco sotto a scavalcare Neuer) vale la copertina. Poi c'è tutto il resto che parla di 90 minuti mostruosi della Pulce, che ha trattato malissimo il suo ex allenatore Guardiola del quale alla vigilia aveva detto di non sentire la mancanza, tanto da non averlo più chiamato dopo l'addio al Barcellona nel maggio 2012. Messi non è stato solo i due gol e l'assist a Neymar per il tocco del 3-0, ma anche 10 dribbling riusciti per creare superiorità numerica, un paio di sponde, 32 passaggi positivi, 4 occasioni da gol create spesso dal nulla, 3 recuperi e 3 cross spediti in mezzo all'area di rigore. Ha stazionato sul centrodestra senza cannibalizzare il fronte dell'attacco, in modo da lasciare spazio e aria a Suarez e Messi.

Una prestazione perfetta, insomma, che rende ancora più mostruosa la sua carriera europea già certificata da numeri inarrivabili. La doppietta al Bayern Monaco lo porta a quota 78 gol segnati in 100 presenze in Champions League (10 in 11 in questa edizione), il tassametro stagionale è a 53 (+2 rispetto all'ultimo Guardiola) e difficilmente si fermerà. A questo si aggiunge la maturazione tattica di un giocatore che non è più solo il meraviglioso solista che si inseriva negli spazi creati dal gioco di Pep, ma un uomo capace di correre anche senza palla e di partecipare più a un'idea di gioco con i compagni. Forse non il miglior Messi di sempre, ma la risposta a chi lo riteneva sul viale di un precoce tramonto.

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