Giovanni Capuano

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Normali nella Liga di casa, saldamente nelle mani dell'odiato Real Madrid. Praticamente fuori dalla Champions League, a meno di non credere nel miracolo della remuntada contro il Psg. Cosa succede al Barcellona di Luis Enrique? I quattro schiffi rifilati agli ex invincibili sotto la Tour Eiffel aprono il dibattito sul futuro di un gruppo che ha segnato un'era, ma che negli ultimi mesi stenta a trovare continuità di rendimento ad altissimo livello.

La prestazione di Messi contro il Psg è la fotografia della crisi: non ha toccato palla nell'area avversaria e non era mai capitato a un meraviglioso campione abituato ad attraversare le notti di coppa come fossero il giardino di casa. Missing. Scomparso. E dire che il giorno prima L'Equipe si era scomodata per dedicargli un'intera pagina ricordandone numeri e meriti in Champions League.


 

Luis Enrique sulla graticola e l'anima catalana che viene meno

La caduta di Parigi potrebbe essere casuale, ma i segnali sono differenti. Luis Enrique non è più così saldo al centro del progetto e il tema della sua successione (il contratto scade il 30 giugno 2017) ormai viene dibattuto ad alta voce, cosa che sarebbe stata considerata un sacrilegio solo qualche mese fa. La squadra non pratica più il tiki-taka di Guardiolana memoria, gioca più verticale ma non tocca i picchi di spettacolarità e incisività di prima.

Neymar non sta attraversando la sua miglior stagione, Suarez ha fatto trent'anni e rimane il solito cecchino pur senza far impazzire la gente blaugrana. Messi è come tradizione decisivo: se sta bene spinge il Barcellona oltre i suoi limiti, altrimenti le critiche sono quasi tutte per lui. Destino da fuoriclasse alle prese anche con il dibattito sull'ultimo rinnovo di contratto. Che fa Leo? Va o resta?

Rincalzi non all'altezza dei titolari

In più c'è una formazione di fenomeni che fatica a riciclarsi. Gli ultimi innesti non paiono al livello dei titolari, a partire da quell'Andrè Gomes strappato anche alla concorrenza della Juventus e che sta facendo fatica a ritagliarsi un ruolo di primo piano. Aleix Vidal è sparito e poi si è pure fatto male, lasciando aperta una voragine sulla fascia. Se Iniesta e gli altri hanno una pausa, ecco che i problemi emergono con forza.

A Parigi il Barcellona è parso spento, come se andasse con due marce in meno rispetto ai rivali del Psg trascinati da gioventù, freschezza ed entusiasmo. Quest'anno, per la prima volta dopo secoli, è capitato che Luis Enrique schierasse un centrocampo senza prodotti della Masìa. E' come se il Barca stesse perdendo la sua identità catalana, quel meraviglioso intreccio di talento e senso di appartenenza che ha sempre reso il Barcellona Mes que un club.

In estate sarà il momento di dare una mano di fresco al progetto. Prima, però, c'è da provare a rimettere in piedi una situazione che ha un solo precedente nello 0-4 contro il Bayern Monaco, Champions League edizione 2012-2013. Allora finì male (0-3 anche al ritorno). Questa volta il Camp Nou spera in un'uscita di scena più dignitosa.

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