Un anno di Thohir: tutti i soldi messi nell'Inter

Criticato per il finale di mercato, l'indonesiano sta provando a dare equilibrio ai conti del club. E l'estate ha portato risparmi per 15 milioni di euro...

Erick Thohir – Credits: Ansa

Giovanni Capuano

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E' mancato il colpo dell'ultima ora e quindi tutti a dire che Ausilio aveva fallito. E' mancata la vittoria alla prima giornata e in un attimo l'estate serena dell'Inter si è dissolta. Volata via, tra critiche e il dubbio, alimentato anche dagli spifferi provenienti dal club e dintorni, che Thohir sia sbarcato in Italia per fare gli interessi propri prima ancora che quelli dell'Inter. Come se le due cose non coincidessero e il rilancio di una società, passata in quattro anni dalla gioia del Triplete al ridimensionamento tecnico ed economico, non fosse una priorità anche per chi ha investito tempo, denaro e reputazione nell'impresa. Senza il confronto con l'attivismo del 'condor' Galliani, forse, il giudizio sarebbe fermo a quello che ha accompagnato le settimane in tournèe dell'Inter: mercato intelligente, oculato e che ha migliorato la rosa in mano a Mazzarri. Stop. Invece le ultime ore hanno ribaltato il verdetto e negli occhi dei tifosi è rimasta la traccia dell'immobilismo di Ausilio e dei suoi uomini mentre i cugini si scatenavano prendendo Torres, trattando Biabiany e, infine, soffiando Bonaventura che era più che promesso ai nerazzurri.

L'analisi del mercato, però, racconta una verità diversa e dice che gli investimenti ci sono stati ma che, semplicemente, sono arrivati solo sulla base di un solido piano finanziario che ha come priorità assoluta la sostenibilità dei conti. Inutile pensare al passato. Lavezzi, ad esempio, si poteva anche prendere ma serviva la partenza di Guarin e, soprattutto, un adeguato numero di giorni per strutturare un'operazione fattibile solo a determinate condizioni. Il saldo della finestra negativo (-9,3 milioni di euro), gli impegni presi per le prossime stagioni (Dodo e M'Vila valgono insieme una quindicina di milioni futuri) e i discorsi avviati per rifinire la campagna a gennaio, sono la garanzia dell'esistenza di un progetto. Certo, si poteva prendere un'altra punta ed evitare di restare solo con il trio Icardi-Palacio-Osvaldo, situazione pericolosa come dimostra il precedente dell'inverno 2013 quando bastò il crac di Milito per chiudere la stagione di Stramaccioni. Però il bilancio tecnico ed economico di tre mesi di trattative è positivo.

Dal giorno dello sbarco in Italia, Thohir ha preso pochi giocatori cercando, però, di limitare al massimo le operazioni di contorno. Ha investito su uomini con un'immagine monetizzabile come Vidic, ha chiuso i rapporti (anche economici) con gli eroi del passato e - tanto per fare due calcoli - ha portato il monte ingaggi al disotto della soglia dei 100 milioni di euro, cifra impensabile un paio di stagioni fa. Il blog Calcio&Finanza ha calcolato in 15,5 milioni di euro l'impatto positivo complessivo sul prossimo bilancio di questa finestra di mercato. Tutto quasi senza realizzare cessioni pesanti da plusvalenza, quelle che dal 2010 (Balotelli) in poi hanno tenuto in vita l'Inter di Moratti. Kovacic? Rimasto. Icardi? Offerte respinte al mittente. Anche questo è un valore aggiunto. Altro non si poteva fare, anche perché tra qualche mese l'Inter sarà chiamata dalla Uefa a discutere la propria situazione in base ai parametri del fair play finanziario e i numeri sono impietosi. Il club non potrà in alcun modo rientrare nei paletti imposti per il primo triennio di osservazione e che imponevano un rosso complessivo massimo di 45 milioni di euro. Nel solo 2012-2013 l'esercizio si è chiuso in passivo di 79,8 milioni e il 2013-2014 farà meglio restando, però, ben distante dai livelli di equilibrio anche per la mancanza di ricavi da Champions League.

All'appuntamento con il panel Uefa gli uomini di Thohir si presenteranno spiegando che l'Inter va sanzionata, ma tenendo in conto il percorso di risanamento intrapreso. Solo così si eviterà il pugno duro e non sarebbe stato coerente fare una campagna acquisti milionaria senza la certezza di un adeguato ritorno di ricavi. L'altro dubbio che percorre il popolo nerazzurro è, invece, legato alla figura stessa del magnate indonesiano che undici mesi fa (15 ottobre 2013) si è preso in carico passato, presente e, soprattutto, futuro dell'Inter. Quanto ha messo davvero fin qui Thohir? Ha speso soldi suoi o si è solo limitato a spostare debiti da un pool di banche all'altro? La risposta è nei conti. Thohir e soci hanno investito 75 milioni nell'aumento di capitale del novembre scorso più altri 30 a maggio. Poi hanno messo mano a un piano di riassetto che ha consentito al club di chiudere la posizione debitoria nei confronti delle banche (liberando così Moratti), facendosi finanziare da Unicredit. Sono i 200 milioni di euro che garantiranno all'Inter di stare sul mercato per i prossimi 5 anni e che Thohir ripagherà con i ricavi della società Inter Media and Communication, la parte virtuosa del club il cui fatturato è solido e in crescita certa, essendo già sicuri alcuni aumenti di ricavi da sponsor e partnership.

La cornice entro cui hanno disegnato Ausilio e gli uomini mercato è questa. Sognare è lecito, ma poi il risveglio rischia di essere anche più duro del temuto. Thohir non è un proprietario alla Abramovich o come gli sceicchi sbarcati a Manchester e Parigi, però il discorso regge poco nell'estate in cui anche City e Psg hanno dovuto chiudere il portafoglio limitate dalle sanzioni Uefa. E poi è sempre bene ricordare le parabole, ben poco gloriose, di Anzhi, Malaga e Monaco, club che hanno ballato una sola estate come le hit del momento. Poi la musica è finita e sono rimaste solo delusione e macerie.

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