Calcio

Marotta e i misteri dell'Inter di domani

Perché il massimo dirigente sembra aver frenato su investimenti, panchina e futuro? Conte o Spalletti? Suning cosa ha in mente?

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Giovanni Capuano

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C'è una differenza evidente tra il primo Marotta, quello appena sbarcato nel mondo Inter che parlava di "necessità di tornare ad alzare un trofeo" e che a proposito di mercato sottolineava, impettito, come non fosse più il "tempo di ritocchi" ma fosse arrivato il "momento di prendere giocatori che facciano la differenza", e l'ultimo Marotta che evoca i paletti del fair play finanziario e la scelta di "puntellare la rosa" con la strategia dei piccoli passi.

Molta differenza, troppa per non essere balzata agli occhi degli osservatori neutrali e dei tifosi dell'Inter che non vedono l'ora di attaccare il dominio della Juventus e cominciare a pensare in grande. Se non nell'immediato, in un arco di tempo ragionevole che non corrisponde con la valutazione espressa nell'ultima uscita pubblica secondo cui la Juventus "reciterà il ruolo da protagonista ancora per diversi anni" e il gap economico e non solo "è ancora molto ampio"

Qual è il vero Marotta? E, soprattutto, quel è la strategia di Suning per l'Inter? La crescita a piccoli passi o, una volta sistemate le pendenze con l'Uefa, un balzo ragionato e coraggioso nel futuro?

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– Credits: ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

Il primo nodo: Conte o Spalletti?

Al di là delle parole il primo snodo sarà la scelta dell'allenatore. Logica vuole che Marotta firmi interamente il suo primo progetto sportivo all'Inter e parta dall'allenatore. Che nei suoi desideri risponde al nome di Antonio Conte attorno al quale va registrata, però, una frenata dovuta non solo alla pubblica conferma (legata anche al momento delicato dell'annata) di Spalletti se raggiungerà i risultati alla fine della stagione, ma anche a una difficile raggiungimento dell'equilibrio necessario per portare a Milano l'artefice della prima Juve vincente.

Questione di ingaggio, progetti, carta bianca e investimenti sul mercato. Ma anche di come gestire un'eventuale uscita di Spalletti che costerebbe 25 milioni lordi; non poco per una proprietà attenta a come spendere i propri soldi. Non è un caso che all'accelerazione siano seguite le precisazioni e le voci sull'inserimento di Roma (senza chance) e Bayern Monaco.

Il nome del tecnico della prossima stagione sarà la prima cartina tornasole del progetto e del reale potere di Marotta. Poi ci saranno il mercato e gli obiettivi: la differenza tra "fare la differenza" e "puntellare" è enorme ed evidente.

Il precedente di Walter Sabatini

Infine, ultimo ma non ultimo, ci sarà il confronto con il passato e con la parabola di Walter Sabatini, l'altro guru transitato per casa Suning con l'illusione di poter esercitare il suo ruolo a pieni poteri. In una recente intervista a Repubblica ha raccontato così i suoi mesi tra Milano e Nanchino: "Volevo fare una grande Inter, chiedevo investimenti forti ma non c'erano risposte immediate... Trattare con i cinesi non fa per me, sono impermeabili, non danno mai risposte definitive, le decisioni sono sempre collettive, dopo una riunione ce n'è sempre un'altra e un'altra ancora e poi c'è un comitato che deve ratificare la decisione e, appena credi che ci sia una parola fine, ricominci in un'altra sala".

Sabatini se n'è andato. Marotta è ancora nella fase propositiva, ma i prossimi mesi sono determinanti per capire quale margine di azione gli sarà dato. Pieni poteri per un ciclo vincente, oppure il ruolo di guidatore di una fuoriserie che deve viaggiare con la ridotta inserita?

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