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Calcio

I veri problemi di un addio a Mancini da parte dell'Inter

L'assai probabile separazione denuncia una mancanza di strategia della nuova proprietà cinese. E di capacità di gestire un top club

Roberto Mancini è stato per mesi un separato in casa all'Inter, per cui non coglie di sorpresa la notizia che sia a un passo dall'addio alla panchina nerazzurra. Allenatore sovradimensionato per un progetto che doveva fare i conti con le ristrettezze del fair play finanziario e, più avanti, vittima della sua stessa personalità in un club che stava cambiando pelle. Non era la persona adatta a gestire la transizione e i risultati dell'ultima stagione, al di là delle dichiarazioni ufficiali, lo rendevano più debole che mai agli occhi della proprietà. Vecchia e nuova.

Che un top club sostituisca il tecnico a meno di un mese dall'inizio del Campionato, è sinonimo di improvvisazione e impreparazione. Sarebbe stato molto più intelligente chiudere il rapporto a maggio, quando già erano evidenti le crepe, invece di trascinarlo. Il parallelo con l'addio di Conte alla Juve non regge, e non solo perché arrivò a inizio preparazione e non nel mezzo del lavoro in tournée. Il danno è grave e compromette la stagione, qualsiasi sia la soluzione. Quella Juve aveva alle spalle una società solida e vincente, questa Inter è priva di qualsiasi figura di riferimento: Thohir è un presidente "pro tempore" e il ruolo di consigliere di Moratti simboleggia alla perfezione lo stato di caos in cui versa attualmente la società nerazzurra.

Nello specifico, è legittimo che la proprietà Suning voglia impostare una strategia di mercato sui giovani e non su giocatori anziani. Ma a patto di averla davvero una strategia, visto che un mese dopo l'insediamento (28 giugno) gli unici veri colpi sono quelli dell'era pre-cessione. Dire che "basta tenere i top-player perché le altre si stanno indebolendo" è una scommessa molto rischiosa per chi vuole e deve entrare nella Champions 2017-2018 e in questo senso la testardaggine di Mancini rappresenta l'unico appiglio per i tifosi dell'Inter alla speranza di avere un progetto tecnico per la prossima stagione. 

Piaccia o non piaccia, il discorso è questo: Mancini si può anche rottamare, a patto però di mettere sul tavolo e in fretta un vero progetto sportivo. Che, ad esempio, dovrebbe immediatamente "blindare" la figura di Ausilio, che si è guadagnato sul campo la conferma. E che fino a prova contraria è, insieme a Mancini, l'unico uomo di calcio oggi operante all'Inter in un contesto in cui i nuovi proprietari cinesi danno l'impressione di non avere il know-how per gestire un club a livello di quello nerazzurro.

E in questa situazione di caos totale ci sta anche che il capitano e attuale top-player Mauro Icardi possa trattare la rottura, anche se il club lo ha dichiarato incedibile; così come che nessuno riesca ad arginare una semplice richiesta di adeguamento di stipendio presentata da un procuratore pure un po' improvvisato. Cose di routine nel calcio di alto livello: quello che Suning e i suoi uomini di fiducia dimostrano di non conoscere. Almeno non ancora.

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