Calcio

Il cortocircuito di Malagò, presidente del Coni che difende la Kostner

Il numero uno dello sport italiano: "Coprire Schwazer? Avrei fatto come lei. Devo accettare norme con le quali non sono d'accordo"

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Giovanni Capuano

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E' un cortocircuito difficile da risolvere quello di Giovanni Malagò. Presidente del Coni e, dunque, custode delle regole dello sport italiano e garante della loro applicazione, ma allo stesso tempo ex atleta e amico della donna finita nella bufera per una omessa denuncia che rischia di chiudere una carriera gloriosa con il marchio dell'infamia. Che la richiesta di squalifica per Carolina Kostner, rea secondo la Procura antidoping di aver coperto il suo fidanzato Alex Scwazer e di essere a conoscenza del rapporto vietato con il dottor Ferrari, sia eccessiva è un dato oggettivo che tutti i liberi commentatori hanno sottolineato. Quattro anni e tre mesi di stop, più dello stesso Schwazer che, tra un patteggiamento e la collaborazione dell'ultima ora sta cercando di rimettersi in piedi per Rio 2016. Le parole del presidente del Coni, però, vanno oltre e sono difficili da accettare proprio perché provengono dal numero uno dello sport italiano.

"Cosa avrei detto io agli ispettori che cercavano il mio fidanzato? Avrei detto 'no,non c'è', se fossi stato convinto che non sarebbe stato un problema. Che poi è quello che ha pensato lei", ha detto Malagò. Il capo del Coni avrebbe mentito, insomma. Non un reato lieve, considerato che il solo fatto di sottrarsi al controllo, anche in assenza di sospetti di pratiche di doping, rappresenta un comportamento illecito e Carolina Kostner, atleta di livello mondiale, questo lo sapeva come lo sa Malagò. La sua frase assomiglia a gaffe di altri che l'hanno preceduto, come il "meglio due feriti che un morto" di Gigi Buffon, che fece discutere in tempi torbidi di calcioscommesse.

Malagò, e questa è la parte più condivisibile del ragionamento, ha anche confessato di "sentirsi in grandissimo imbarazzo" per il fatto di dover "accettare le norme di giustizia scritte da un organismo internazionale che prevede questo tipo sanzione per chi non denuncia. Io non sono affatto d'accordo, le sono molto vicino". Non essendo uno qualsiasi,ma appunto il presidente del Coni, avrà modo di far valere la sua opinione in tutte le sedi opportune. Oggi, però, sarebbe meglio un sobrio silenzio, non fosse altro per prudenza visto che da Padova e Bolzano continuano ad arrivare carte e fango sui nostri campioni. O, magari, per rispetto verso i magistrati che denunciano la difficoltà a trovare collaborazione tra gli addetti ai lavori, per non parlare dei responsabili dell'antidoping che hanno firmato la richiesta di squalifica per Carolina. Loro lavorano per il Coni seguendo le regole esistenti. Il cortocircuito di un presidente che gioca contro non fa bene a nessuno.

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