Luciano Moggi contro lo Stato italiano

L'ex dirigente della Juventus, radiato dalla giustizia sportiva italiana per la vicenda Calciopoli, ha deciso di portare il suo caso in Europa. L'obiettivo? “Equità nei giudizi”

Luciano Moggi è stato radiato dalla Federcalcio nel giugno 2011 (Credits: PACO SERINELLI/AFP/Getty Images)

Dario Pelizzari

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L'ex direttore generale della Juventus, Luciano Moggi, ha deciso di fare causa allo Stato italiano. Il suo legale, Federico Tedeschini, ha proposto ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo contro le sanzioni che gli sono state inflitte dalla giustizia sportiva e che sono state confermate dai giudici ordinari. In una nota diffusa dal suo avvocato, Moggi lamenta “non solo la gravità delle sanzioni inflittegli in violazione del principio di proporzionalità ai fatti contestati, ma anche che tali sanzioni siano frutto della scelta delle autorità sportive e giudiziarie nazionali di non tutelare i diritti dell'esponente riconosciuti dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo”. L'ex dg del club bianconero, tra i personaggi più noti coinvolti nello scandalo Calciopoli, è deciso ad andare fino in fondo.

Moggi contro la Repubblica italiana. Ci crede davvero?
“I dettagli dell'operazione li conosce bene il mio avvocato. Io so soltanto che avevo detto che sarei arrivato alla Corte europea e attraverso numerosi step ci sono arrivato. Ricorda il caso Bosman? (ndr, la sentenza che nel 1995 rivoluzionò il trasferimento dei giocatori europei da una squadra all'altra). Si tratta di una cosa abbastanza complessa, che sostanzialmente non ha tutelato in base alle leggi europee chi doveva tutelare. Sotto questo profilo, penso che non ci siano dubbi che andremo a scontrarci. Contro chi, lo vedremo. A dire la verità, io non vorrei andare contro nessuno. Chi ha sbagliato, dovrebbe avere il buon senso di dirlo”.

Perché ha deciso di fare questo passo, cosa pensa e spera di ottenere?
“Il processo lo facciamo lì, però, non qui. Cosa spero di ottenere? Vediamo. Ho fatto quello che praticamente i diritti dell'uomo stabiliscono circa come debbano essere trattate le persone. Non penso proprio niente. Penso ci debba essere equità nei giudizi”.

Secondo lei la vicenda Calciopoli è tutta da riscrivere?
“Siccome è stato un processo basato sulle intercettazioni, chi ha avuto la bontà di leggerle sa perfettamente cosa è successo. Se c'era una società al di fuori di Calciopoli era proprio la Juventus. Guarda caso, il processo sportivo ha stabilito che non c'era nessuna partita truccata. Idem il processo penale”.

Continua a sostenere da anni di essere stato una vittima del sistema. Chi avrebbe tratto maggiore giovamento dalla sua uscita di scena? Con chi crede ancora di avere un conto aperto?

“Io non ho conti aperti con nessuno. Guardi, ho fatto tanti sacrifici economici, per me, certo, ma soprattutto per tutti quelli che non hanno colpa e che sono stati distrutti da queste cose. Per i giovani arbitri che proprio non c'entravano niente e che ora sono rimasti con i figli piccoli a pagare il mutuo. L'ho fatto per loro. Prima li conoscevo soltanto attraverso il fischietto, ora sono diventato anche loro amico. E' una vergogna quello che è stato fatto nei confronti di gente che non ha colpa alcuna. Ci sono 170mila telefonate e purtroppo sono state ascoltate soltanto quelle che facevano comodo e da queste ultime sono stati ritagliati dei pezzi. Lei avrà letto le motivazioni del primo grado, dove si dice che sono stati fatti tagli a misura dell'accusa. Lo dice la motivazione, non lo dico io”.

La domanda si ripropone. Chi avrebbe tratto giovamento dalla sua uscita di scena?

“Be', questo lo potete stabilire voi, io non lo so. So soltanto che sono uscito di scena io, al momento”.

Se la Corte europea dovesse darle ragione, lo Stato italiano (cioè, tutti noi) dovrebbe mettere mano al portafogli per garantirle quanto chiesto. Non teme che questa azione possa procurarle nuove antipatie?

“Antipatie? Ha visto come è cambiato il mondo da sette anni a questa parte? Evidentemente, anche i nemici hanno capito che c'è stata un'esagerazione della cosa, che avevano portato famiglie alla rovina. Perché qui si tratta di famiglie portate alla rovina, quindi l'antipatia la giri in un'altra maniera e non certamente verso quello che potrebbe chiedere una persona”.

@dario_pelizzari

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