Calcio

La scelta del Verona: il capo ultrà Castellini espulso dalla stadio

Le sue parole su razzismo e Balotelli definite contrarie ai principi del club. Una risposta forte e un gesto di speranza

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Giovanni Capuano

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Con un gesto forte, prima della sentenza del Giudice sportivo, il Verona ha deciso che al Bentegodi non ci deve essere più spazio per Luca Castellini, capo ultrà che si era reso protagonista di dichiarazioni su Balotelli e razzismo finite al centro di una durissima polemica. Interdetto dallo stadio gialloblù fino al 2030 perché le sue parole sono state definite dal club "espressioni gravemente contrarie a quelle che contraddistinguono i principi e i valori" della società stessa.

L'Hellas Verona si è avvalsa della possibilità di revocare il gradimento al tifoso contenuta nel Codice adottato e che in Italia è ormai prassi comune. Non era scontato, però, che fosse usato e la rapida della decisione presa cancella certamente alcune minimizzazioni iniziali, con il presidente Setti che aveva negato l'esistenza di un problema razzismo nella curva del Verona e aveva definito i suoi tifosi "ironici" nel modo di rapportarsi con gli avversari. Tutto spazzato via dalla pubblicazione dei video, delle testimonianze degli ispettori federali e dalla scelta di fare piazza pulita.

Un vento nuovo che soffia in Italia

Il divieto stabilito dalla società prima ancora che si muovessero le autorità giudiziarie vale molto più della certezza che la giustizia sportiva non calcherà la mano contro il club. Un po' perché gli ululati sono stati registrati, ma descritti come opera di una quindicina di persone e quindi difficilmente perseguibili con la chiusura del settore, molto perché il Verona ha applicato alla lettera quanto previsto dalle nuove norme Figc che scaricano la responsabilità delle società che si muovono in maniera netta nella prevenzione e repressione dei comportamenti violenti e razzisti.

Una scelta coraggiosa del presidente Figc, Gabriele Gravina, che sta pagando. Panorama lo aveva registrato già alla fine del mese di settembre (PER LEGGERE L'ARTICOLO CLICCA QUI) raccontando una serie di storie di ribellione, dalla Roma alla Sampdoria partendo dalle vicende legate alla denuncia della Juventus contro i suoi capi ultrà.

Un vento nuovo che rende epocale questo momento storico, una presa di coscienza del calcio italiano alle prese con una guerra che non si può accettare di perdere senza aver combattuto. Le immagini del 'Non gioco più' di Balotelli hanno fatto il giro del mondo, ma ora lo stesso percorso farà la condanna senza se e senza ma del Verona al suo capo tifoso. Alle forze dell'ordine, insieme al club, il resto del lavoro da compiere per identificare i 15-10 protagonisti degli ululati contro l'attaccante del Brescia. Ma da oggi la lotta al razzismo ha fatto un passo in più e la domenica della vergogna non va più cancellata, ma ricordata come punto di svolta.

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