Calcio

Gli insulti di Lotito e il silenzio di chi lo appoggia

L'attacco del presidente della Lazio a Marotta non sorprende. In fondo continua a ricevere il sostegno di chi lo ha votato...

Combo Lotito e Marotta

Giovanni Capuano

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Le parole a ruota libera di Claudio Lotito in riferimento al difetto fisico di Beppe Marotta si commentano da sole. O, meglio, non si commentano nemmeno considerato che l'attacco agli 'handicap' di un interlocutore segna un ulteriore punto basso nella già trasandata dialettica del nostro calcio. Il giorno dopo molti si esercitano nell'arte di chiedere a Lotito un improbabile (impossibile) passo indietro e pochi si espongono per mostrare a Marotta solidarietà. Un giorno, forse, scopriremo che l'ad della Juventus è stato raggiunto da decine di sms, telefonate e messaggi d'appoggio, ma oggi lo stato dell'arte è questo e in fondo c'è poco da meravigliarsi. Lotito, la sua incontinenza verbale, che non è difficile scambiare per arroganza, e il suo potere crescente in Lega e Federcalcio non sono altro che il prodotto del calcio che lo ha voluto così bulimico. Non più tardi di qualche giorno fa alcuni dei massimi dirigenti della nostra serie A si sono affrettati a descriverlo come un "manager che lavora molto e che fa gli interessi di molti" (Galliani), "un piccolo duce un po' malato di protagonismo che sta lavorando bene" (Zamparini) oppure "un leader con spiccata personalità che ha il solo difetto di lavorare 26 ore al giorno" (Preziosi).

Dunque, perché stupirsi oggi dell'ennesima uscita di strada dell'uomo che, per suo racconto, "dorme pochissimo" e per questo si riconosce la capacità "di essere su tutte le palle". Lotito è lì, con quel potere e quell'assoluto senso di impunità verbale, perché ce lo hanno messo e semmai è ancora più colpevole chi continua a mandarlo avanti nascondendosi dietro al silenzio. Quanto alla discesa negli abissi della polemica personale, il presidente della Lazio non è molto peggio (né meglio) di tanti altri leader italiani che danno spesso spettacolo. Il nostro è un paese bizzarro, dove ci si indigna per sue le parole dimenticandosi anni in cui, a seconda delle convenienze e delle tifoserie, abbiamo riso, applaudito o ci siamo indignati (poco per la verità) sentendo chiamare Brunetta "nano" o Vendola "frocio". Siamo noi, insomma. Diversi da Lotito ma, in fondo, nemmeno troppo migliori.

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