Calcio

In Lega Pro tramonta l'era Macalli. Rischia pure Tavecchio?

La mancata approvazione del bilancio e la sfiducia di 40 club potrebbero portare a nuove elezioni in Lega Pro. Con ripercussioni pure in Figc...

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Nicolò Schira

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Ieri pomeriggio a Firenze presso la sede della Lega Pro è andata in scena una vera e propria rivoluzione copernicana in ambito calcistico. Sembra volgere infatti al tramonto la presidenza più longeva del calcio italiano: quella di Mario Macalli, ragioniere di Crema che occupa la poltrona di presidente dell'ex Serie C dal gennaio 1997. Ben quattro le vittorie elettorali ottenute negli anni dall'attuale vicepresidente della Figc, che insieme a Lotito è stato in estate l'angelo custode di Carlo Tavecchio nella battaglia contro Demetrio Albertini e l'Associazione Italiana Calciatori per ascendere al trono del calcio italiano.

L'assemblea di Lega della terza serie ha per ribaltato gli scenari, facendo calare il sipario sulla monarchia macalliana. Il bilancio 2014 non è stato approvato dai sessantanove club partecipanti al campionato 2013/14: un netto segnale di rottura, favorito anche dal deficit di 1,2 milioni con i quali la Lega Pro chiude l'esercizio dell'ultimo anno. Ben quaranta le società contrarie a Macalli che hanno votato pubblicamente la sfiducia, inneggiando alla cordata capeggiata dal consigliere federale, nonché ex presidente del Castel di Sangro e capodelegazione dell'Under 21, Gabriele Gravina, il quale - insieme all'ex direttore generale della Lega Pro Francesco Ghirelli - si è fatto megafono del malcontento serpeggiante nei club.

Nelle scorse settimane c'erano stati incontri clandestini e carbonari con diversi rappresentanti di società: vertici top-secret nei quali Gravina in primis aveva raccolto segnali di fiducia al fine di aprire un fronte ufficiale di dissidenti. A nulla è valsa l'opera di mediazione del patron della Salernitana Claudio Lotito, che - a onor del vero - è riuscito a far scendere da 45 a 40 la fronda degli anti-Macalli. Probabile quindi ora che si vada a nuove elezioni, anche se Macalli - nonostante la sfiducia ufficiale e palese - si è detto non intenzionato a dimettersi. Un voto eventualmente da indire entro sessanta giorni, scadenza prima della quale dovrà comunque tenersi una nuova assemblea per la revoca dell'attuale consiglio direttivo e l'elezione della nuova Governance.

Si profila quindi all'orizzonte un nuovo scontro che potrebbe avere ripercussioni ingenti anche sulla Figc. Proprio Macalli e le squadre di Lega Pro in maniera compatta avevano infatti sostenuto ad agosto l'elezione di Carlo Tavecchio: un 17% complessivo di voti che aveva spostato in maniera perentoria la volata per il ruolo di numero uno in via Allegri a favore dell'ex presidente della Lega Nazionale Dilettanti. E' evidente che un'eventuale defenestrazione di Macalli dalla presidenza della Lega Pro possa avere conseguenze dirette anche sulla posizione di Tavecchio in Federazione, dal momento che l'attuale n°1 della Figc perderebbe di riflesso uno dei principali alleati e sostenitori. Inoltre, anche i consensi potrebbero diminuire, riaprendo la porta ad Albertini e Tommasi nei ruoli di antagonisti dell'attuale gestione politica del calcio italiano.


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