Tifosi della Lazio arrestati: colpevoli o vittime?

La polizia polacca accusa: "In ottanta lanciavano pietre e bottiglie". La Lazio risponde: "Nessuno scontro"

Una foto degli arresti (lalaziosiamonoi.it)

Matteo Politanò

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Tutto era iniziato lo scorso settembre nella gara d'andata tra Lazio e Legia Varsavia. I tifosi polacchi arrivano nella capitale in buon numero, bevono e si lasciano andare. Cercano di scavalcare i cancelli dell'Altare della Patria ma la polizia interviene con alcuni blindati monitorando i movimenti grazie ad un elicottero. Tensione, qualche scontro, ma quel che è importante è che non si registra nessun ferito. I tifosi se le promettono in vista della gara di ritorno, ieri in Polonia. Circa 700 tifosi della Lazio sono così arrivati a Varsavia, alcuni già da mercoledì pomeriggio.

Intorno alle 16 di giovedì sono stati raggruppati nel centro di Varsavia per essere scortati dalla polizia polacca fino allo stadio. Qui le versioni diventano discordanti: c'è chi dice (la polizia) che gli ultras biancocelesti hanno iniziato a lanciare sassi e bottiglie e chi (i laziali) parla solamente di qualche fumogeno. Quel che è certa è la reazione della polizia che passa immediatamente all'azione e ferma circa 150 tifosi della Lazio che vengono immobilizzati a terra, schedati e arrestati. La motivazione ufficiale è che alcuni tifosi italiani indossavano dei passamontagna, indumento vietato dalla legge polacca. 

Il restante gruppo di italiani riesce a raggiungere lo stadio del Legia senza arrivare al contatto con i tifosi ospiti e assistendo regolarmente alla partita che i romani vincono per 2-0. Nella notte precedente c'erano stati altri arresti con 17 laziali portati in carcere dopo una rissa con alcuni polacchi. Sono stati tutti processati per direttissima con l'obbligo di lasciare il paese e il divieto di assistere alla partita. La prima emittente a dare la notizia del fermo degli italiani è la radio Polskieradio, a parlare per tranquillizzare le famiglie dei tifosi italiani arriva invece il ds, Igli Tare: "Non ci risultano scontri tra i nostri tifosi e le forze dell'ordine. Sappiamo soltanto che circa 80 laziali hanno chiesto di essere scortati per sicurezza in centro e sono stati fermati per un controllo dei documenti senza alcun motivo. Posso solo garantire che i nostri tifosi non sono stati violenti".

Alle 23 la maggior parte dei tifosi laziali è stata già rilasciata: secondo la polizia polacca i circa 80 fermati si sarebbero staccati dal gruppo dei 700 laziali scortati per lanciare pietre e bottiglie verso le forze dell'ordine. Ferma la Lazio che continua a difendere i suoi supporter: "Si è trattato di controlli preventivi in totale assenza di scontri". Alcune testimonianze sembrano però contraddire la versione laziale: "I tifosi dovevano essere radunati al centro di Varsavia per essere scortati verso lo stadio ma un gruppo di circa 200 si è staccato dagli altri e ha preso di mira la polizia. Sono stati lanciati oggetti verso le forze dell'ordine, la polizia ha reagito" la testimonianza resa da un tifoso polacco alla Telewizja Polska

Tra le ipotesi c'è anche quella che la Lazio stia cercando di minimizzare l'accaduto per non incorrere in una forte squalifica della Uefa che da tempo tiene i tifosi biancocelesti nel mirino. Dopo i numerosi episodi di razzismo che hanno portato la Lazio a giocare in casa a porte chiuse gli episodi di Varsavia potrebbero essere motivo scatenante per una penalizzazione europea. L'avvocato Gian Michele Gentile ha messo in guardia: "Non possiamo escludere niente perché la Uefa ha una concezione di ordine pubblico molto allargata e purtroppo partiamo con l’handicap della recidività. Ma tecnicamente la responsabilità della Lazio è solo per ciò che accade nel perimetro intorno allo stadio". Nella giornata di oggi tutti i tifosi biancocelesti saranno rilasciati e faranno ritorno in Italia. 

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