Calcio

la Pallonata - La Lazio e il fair play di Lotito

Antipatico, accentratore, amante del potere: eppure il presidente biancazzurro viene premiato per la gestione del suo club

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Giovanni Capuano

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Claudio Lotito certamente non fa nulla per risultare simpatico agli altri. E' accentratore, ipertrofico, sfancula i giornalisti, parla latino, si traveste da moralizzatore ed è anche un po' didascalico. Si fa fotografare con addosso la felpa della nazionale, detta modi e tempi in Lega e Figc, è amico di quelli che contano, staziona nei corridoi del Parlamento per farsi gli affari suoi (o forse quelli di tutti gli altri), è inaffidabile quando ti dà un appuntamento al telefono, scivola su molte bucce di banana e quando lo intercetti al cellulare dice cose innominabili. Ha avuto qualche problema giudiziario, è uno dei prescritti di Calciopoli, ha spalmato un maxi debito con l'Erario e i giornali gli fanno la guerra.

Claudio Lotito è tutto questo ma anche molto di più. Da undici anni è presidente della Lazio, club preso sull'orlo del fallimento e portato con buona costanza in Europa: cinque volte in dieci stagioni. Ha alzato due Coppa Italia e una Supercoppa, è arrivato tre volte dentro le prime cinque del campionato (magari saranno quattro tra qualche settimana) e ha costruito un gruppo che fa invidia a molti club più importanti e titolati. Il penultimo bilancio era in rosso, ma quello dopo no e la magia di non perderci facendo calcio gli è riuscita più di una volta da quando ha preso il comando.

Lotito ha due facce, una che può non piacere, legittimamente, l'altra che non può che essere presa a riferimento. Ora la DGS Sport&Cultura insieme all'Assoallenatori lo premia con il riconoscimento per essersi distinto nella gestione "virtuosa" della Lazio. Magari non conta nulla, come tanti altri premi che girano nel mondo del calcio. Però è un riconoscimento meritato anche se va a un presidente che sta sulle palle a tutti.

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