Calcio

la Pallonata - La squalifica di Benitez e il nulla da riferire su Lotito

Se a Parma un ispettore federale ha fatto fino in fondo il suo lavoro, a Roma qualcuno ha fatto finta di non sentire?

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Rafa Benitez ha iniziato la sua carriera da allenatore nell'ormai lontanissimo 1986. Prima le giovanili del Real Madrid, poi Valladolid, Osasuna, Extremadura, Tenerife, Valencia, Liverpool, Inter, Chelsea e adesso Napoli. C'è da scommettere che spulciando tra le oltre mille partite in panchina se ne troverà più di una in cui le sue squadre hanno provato a portare in porto un risultato, magari ricorrendo a qualche astuzia latina che, forse, è sconosciuta alle latitudini della Premier ma certamente fa parte anche della cultura spagnola da cui Rafa proviene. Questo per dire che il finale di Parma-Napoli è stato tutto sbagliato, dalle frasi dei giocatori partenopei ai colleghi emiliani, fino alle accuse poi ritrattate di Donadoni e degli altri. Il risultato è che quelle immagini andranno nella galleria insieme alle lacrime di Materazzi il 5 maggio, alla mano davanti alla bocca di Cassano in Milan-Bari e a mille altre di fine stagione. Nulla di scandaloso, ma anche una vecchia abitudine che non riusciamo a toglierci.

Da tutto questo, però, va escluso il giudizio sulla squalifica a Benitez che ha apostrofato in malo modo ("Questo è il calcio italiani di merda") il campionato che lo ospita e gli dà lavoro, tollerando anche i suoi silenzi, le proteste continue contro gli arbitri, le allusioni sugli avversari (ricordate la Juve che vince perché aiutata?) e una certa spensieratezza tattica che gli ha impedito di dare solidità al progetto messo in piedi con grandi spese da De Laurentiis in una piazza calda, e ora disamorata in parte, come Napoli. Le parole di Benitez sono ovviamente inaccettabili e da rispedire al mittente. L'Italia ha mille difetti ma può fare a meno della lezione di don Rafael che, se gradisce altri lidi, non deve far altro che salutare a fine stagione. Non è una questione di sciovinismo, ma tutela del proprio prodotto in un momento in cui abbiamo rialzato la testa e siamo tornati a guardare gli altri senza abbassare gli occhi.

Il suo insulto ha ricordato quello recente che Ibrahimovic ha riservato alla Francia attirandosi addosso l'odio di un paese intero. Da noi finirà con molto meno e il Napoli ha deciso di fare ricorso, evidentemente condividendo il pensiero del proprio tecnico. Un applauso sentito, però, deve andare all'ispettore federale che ha segnalato lo sfogo di Benitez decidendo di non fare finta di nulla. Non è un patriota, ma solo uno che ha fatto il suo lavoro fino in fondo. Non capita sempre, come l'assenza del Lotito furioso nel dispositivo di Tosel dimostra; testimoni hanno raccontato delle sue urla intimidatorie (da vice presidente Figc) verso l'arbitro Massa. Lui ha smentito e il referto gli dà ragione. C'erano ispettori in zona? Pare di sì, ma se c'erano non sentivano.
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