La lettera di un sampdoriano al nuovo presidente Ferrero

Dal blog Blucerchiando il messaggio di benvenuto al nuovo patron blucerchiato - La Sampdoria a Ferrero - L'opinione di Pagliuca

– Credits: MIDA/ANSA

Matteo Politanò

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Caro presidente Ferrero,

è trascorsa una settimana dalla pirotecnica conferenza stampa che ha ufficializzato il suo arrivo alla Sampdoria. Sette giorni di confusione e rivoluzione, dove si è passati dalla diffidenza alla speranza, dalla delusione per l'abbandono alla voglia d'entusiasmo. Come avrà capito anche la Sampdoria è un cinema, un'eterna proiezione di sogni per la gente di una città strana ma passionale, diffidente ma capace di innamorarsi con il tempo ed essere fedele per sempre. Dopo tanti anni di stabilità nel nome di due famiglie che hanno fatto la storia del club il suo esordio mediatico ha colto tutti di sorpresa. La sua teatralità ha lasciato la maggior parte dei sampdoriani con gli occhi spalancati. Metà città era incollata allo schermo pronta a commentare, criticare, giudicare e mangiarsi le unghie di fronte alle promesse e alle boutade. Poi c'era anche l'altra metà, i sampdoriani. Presidente, sta per girare il film più complicato della sua vita: tutti noi speriamo sia anche il più bello.

E' stato difficile non storcere il naso per il suo esordio, noi abituati alla freddezza dei predecessori, alla serietà distaccata che troppo a lungo è stata vestita con la scusa dello "stile Sampdoria". Lo stile Sampdoria è finito con Paolo Mantovani e dalla squadra si è spostato all'educazione di tante famiglie blucerchiate che hanno raccontato e cresciuto i propri figli con gli ideali e i valori di un calcio ormai scomparso. Lo "stile Sampdoria" è la capacità di non dimenticare la storia. La vera storia, quella vissuta.

Caro presidente, la Sampdoria è la maglia più bella del mondo, è Paolo Mantovani che alza il cappello dopo il gol di Mancini, è Bosotin che spiega che "questa è Wembley" senza sapere che a Wembley ci saremmo finiti. La Samp è il sorriso delle sampdoriane, è vedere il bene in un braccialetto di quattro colori. E' una bambina di cinque anni che va allo stadio la prima volta, si innamora e decide che tornerà nonostante le abbiano rubato il pane. E' Tamburino che corre su e giù per la tribuna, il fastidio per chi dice "la" Doria, gli stipendi in maglie e sciarpe, le trasferte infinite, Genova in Europa.

Lei ha per le mani la possibilità di caricare ed entusiasmare un popolo intero. Gli anni possono riempire la pelle di rughe, ma la mancanza di entusiasmo avvizzisce l’anima. I doriani l'hanno accolta con amore, con la voglia di sognare insieme. Regali a questo popolo la stessa passione, si leghi alla sua gente, ci viva in mezzo e impari a conoscerla. Sono meglio gli errori nati dall’entusiasmo all’indifferenza del discernimento. Se imparerà ad amarci riceverà in cambio qualcosa di impagabile e si sentirà parte della nostra storia. Imparerà a riconoscere i doriani dagli occhi, si sentirà ricco come pochi sono stati. Le chiediamo rispetto e voglia di capire il nostro popolo, le chiediamo di appassionarsi a lei, di amarla senza stile o etichette ma con tutto sé stesso. Di gridare, farsi sentire, difendere la dignità di un gioco in rovina dove i sampdoriani riescono ancora a riempire uno stadio intero. 

Siamo Tempi Moderni di Charlie Chaplin, Via col Vento e Il Mago di Oz. Siamo Il quarto potere e Casablanca, La bella e la bestia e Vacanze Romane. Se la sua vita è davvero un cinema adesso ha una sala con 20 mila persone e pop corn a tonnellate. Vogliamo Ben Hur e La Dolce vita, Il padrino e Cabaret, Arancia Meccanica e La stangata. Non ci illuda e non ci menta, sia diretto con la gente di mare. Non vogliamo passare altro tempo ad aspettare il vento buono per una rotta tranquilla e sicura. Affrontiamo il mare, navighiamo e rischiamo. Adesso c'è il mare calmo dell'entusiasmo e nessuno è ancora in grado di dire se anche lei sarà bravo come marinaio. Quel che si sa è che non esiste mare favorevole per chi non sa dove andare. Noi siamo pronti, c'eravamo, ci siamo e ci saremo. 

Benvenuto presidente. 

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