La Juve implacabile in Italia, timida in Europa

Ecco perché la squadra di Conte dimostra di non avere rivali in Serie A, ma è stata messa sotto dal Bayern in Champions. Quando i campioni fanno la differenza

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Davide Spada / LaPresse16-10-2011 VeronaSport CalcioChievo Verona-Juventus - Serie A Tim 2011/2012Nella foto: vidal Davide Spada / LaPresse16-10-2011 Verona (Italy)Sport SoccerChievo Verona-Juventus - Italian Serie A Soccer League 2011/2012In the Photo: vidal

Dario Pelizzari

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Vidal e ancora Vidal. Arturo il cileno, il giocatore che ha spostato in avanti l'inerzia del gioco della Juventus, carico di una determinazione e di un'irruenza agonistica da fare invidia ai migliori centrocampisti a livello internazionale, ha firmato ieri sera all'Olimpico contro la Lazio la vittoria che vale lo scudetto numero 29 per i colori bianconeri. Tutti lo cercano, tutti lo vogliono. Sì, perché Arturo il cileno piace alle big d'Europa, che sarebbero disposte a mettere sul piatto una cifra da capogiro per portarlo a casa. La Signora ha però risposto picche. Almeno per ora. Il disegno è chiaro: vuole ripartire da lui per rilanciare le proprie ambizioni in Champions League.

La vittoria contro la Lazio ha dimostrato ancora una volta che in Italia la Juventus la fa da padrone. Senza se e senza ma. Gioca bene, vince spesso e volentieri. E soprattutto dà l'idea di non temere il confronto con gli avversari. Milan, Lazio, oppure Pescara. La squadra di Antonio Conte scende sempre in campo per fare bottino pieno, e poco importa chi c'è dall'altra parte. La filosofia di gioco imposta dal tecnico pugliese al suo arrivo a Torino è vecchia come il calcio, eppure funziona, eccome se funziona. L'idea di base è semplice: non sono previsti prigionieri. L'assalto all'arma bianca comincia al fischio d'inizio e termina novanta minuti più tardi. Senza soste, senza interruzioni.

Da qui la verità condivisa un po' da tutti. In Italia, la Juve vince perché non ha rivali. Conte è riuscito ad allestire una squadra capace di dominare il campionato con un gioco organizzato e avvolgente. Pirlo, Buffon, Barzagli, Marchisio, Vidal, Vucinic sono le stelle di una formazione che si esalta quando gioca in gruppo. Quando il meccanismo gira a dovere e tutti gli interpreti riescono a esprimersi nel modo migliore. Se salta un ingranaggio però sono dolori. Perché manca l'uomo in grado di rivoluzionare una partita con un'iniziativa in solitaria. Un giocatore alla Ibrahimovic, per intenderci. Un campione capace di spostare gli equilibri della gara in qualsiasi momento con un colpo da maestro.

Pirlo lo ha fatto per anni. Vucinic lo fa una volta sì e due no. Vidal e Marchisio? Sempre di più, ma non ancora con la continuità del killer. E allora, ecco che si spiega il doppio ko rimediato dal Bayern in Champions League. La squadra tedesca può contare su grandissimi giocatori in tutte le zone del campo. Vero, anche la condizione fisica che ha mostrato nel doppio confronto con i bianconeri è da applausi, ma raggiungere quei livelli non è cosa impossibile. Questione di preparazione e di programmazione. Insomma, si può fare. Il talento invece no, è patrimonio personale. C'è chi ne ha tanto e chi ne ha decisamente meno. E il Bayern di talento ne ha in quantità industriali.

Perché è con la qualità degli interpreti che si costruiscono le vittorie in Europa. Robben, Ribery, Schweinsteiger, Lahm, Xavi Martinez, Mandzukic, Neuer, Badstuber, Luiz Gustavo, Toni Kroos, soltanto per citare i più noti. La squadra che a fine stagione verrà consegnata a Pep Guardiola è un concentrato di classe da far girare la testa per l'emozione. Nel campionato tedesco, quest'anno non ha avuto rivali. Prima con un distacco abissale sulla seconda, che si chiama Borussia Dortmund e non passa proprio per essere una squadretta.

Capita la lezione, alla Juve non resta che rispondere nell'unico modo possibile. Se vuole davvero tornare a dire la sua nel calcio che conta, è costretta a mettere mano al portafogli per consegnare a Conte i giocatori che potrebbero garantire un rendimento da prima pagina. Si dirà, troppo facile. Basta avere i soldi e tutto diventa possibile. E invece, no. Almeno, non solo. Il Bayern ha comprato Manzukic per 13 milioni di euro e Dante per poco meno di 5. Certo, ha anche speso 40 milioni per convincere l'Altetico Bilbao a cedergli Javi Martinez. Ma quando tutto gira a meraviglia e i risultati danno ragione, anche l'investimento monstre fa meno paura.

Beppe Marotta sa come si fa. Pirlo, Pogba e Barzagli sono arrivati in bianconero per merito suo e in cambio di una stretta di mano o poco più. E lo stesso discorso vale per il gioiellino del Bilbao, Llorente, che a fine stagione si aggregherà ufficialmente alla truppa di Conte. Affari low cost che hanno permesso alla Juve di ritornare a dettare legge nel campionato italiano. Peccato che questo tipo di approccio richieda del tempo per dare i suoi frutti anche in campo internazionale.

E i bianconeri non vogliono più aspettare. Per questo, la Signora ha deciso di cambiare le logiche del suo mercato. Se fino alla scorsa stagione il motto era tanti soldi per tanti giocatori, ora si passerà all'adagio tanti soldi (si parla di 50-60 milioni di euro) per pochi, pochissimi campioni. Soprattutto, in attacco. Conte ci crede: il Bayern non sarà più così distante.

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