Calcio

Dominio Juve, che palle la Serie A dove vincere non conta!

Si corre solo per entrare in Champions League o salvarsi. Colpa delle regole e di un comunismo buonista che sta uccidendo i tornei nazionali

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Giovanni Capuano

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L'analisi dello stato del calcio italiano emersa nei giorni in cui la Juventus si è preso l'ennesimo record (37 punti nelle prime 13 giornate e più 8 sulle inseguitrici), trasformando il suo dominio in tirannia con la sensazione che gli altri abbiano smesso di crederci e di giocare per lo scudetto troppo presto, accontentandosi di correre per la ricchissima Champions League è preoccupante, spietata e condivisibile.

Forse anche un po' tardiva, visto che da quasi dieci anni succede così, solo che per qualche tempo non c'è stato il dominio della Juve a renderlo palese. Adesso che i bianconeri sono davvero su un altro pianeta calcistico in Italia, il paradosso è diventato evidente a molti e l'argomento sdoganato tanto da finire anche sul Corriere della Sera a firma Mario Sconcerti: "La corsa alla Champions è un traguardo fondamentale, ma arrivare secondi o quarti è la stessa cosa". Il meccanismo, cioé, non premia più il merito dei migliori ma di un gruppo e rende conveniente impegnarsi (tradotto investire) solo quanto serve per restare dentro quel gruppo, non per primeggiare.

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Mario Sconcerti sul Corriere della Sera, 26 novembre 2018 – Credits: Corriere della Sera

Il discorso, ovviamente, può essere allargato a tutti i settori del nostro calcio. Ci sono due terzi abbondanti della Serie A che vivono con gli investimenti di pochi, pochissimi. E questi due terzi sono costantemente premiati dal 'comunismo' ideologico di chi pensa che togliere ai ricchi per dare ai poveri spinga questi ultimi a cercare di crescere. E' dal 2008 che i diritti tv vengono ceduti collettivamente. I grandi club hanno dovuto rinunciare a fette sempre maggiori del loro valore in nome del bene comune. L'ultimo intervento di Lotti ha accentuato il tutto.

In un sistema normale (fornisco risorse al sistema stesso per renderlo più competitivo, attraente e dunque ricco) sarebbe la scelta perfetta. Il passato insegna, però, che in Serie A tanti presidenti hanno capito che con quella torta si può stare bene investendo il minimo.

Quello che serve per mantenersi nella propria 'comfort zone', sia essa la corsa all'Europa League, una salvezza tranquilla o sofferta. Se l'analisi ha dato fastidio, è ora di trarne le conseguenze e muoversi dando incentivi a chi fa calcio e non industria col calcio.

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