Calcio

Interrogazioni in Parlamento per Juve-Roma, ma la legge sugli stadi?

I tre onorevoli anti-Rocchi e quell'aula che pensa al calcio solo il lunedì, tenendo fermo da anni un ddl fondamentale per il futuro dei club

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Giovanni Capuano

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Di Gianluca Buonanno (tutto attaccato, anche se per la sua campagna alle Europee ha usato lo slogan staccandolo in due parole) si ricordano le battaglie contro "le lobby dei gay", la spigola portata in Parlamento e poi sequestrata, nonché la seduta a volto dipinto di nero in protesta contro le politiche di accoglienza del governo Letta. Nulla in materia di calcio o stadi. E del resto da sindaco di Borgosesia, 12 mila abitanti che starebbero tutti, un po' stretti, in una curva di San Siro, l'interesse per le materie del pallone era obiettivamente scarso.

Fabio Rampelli e Marco Miccoli, invece, si erano già prodotti sul tema. Nulla di concreto, per carità. Ad abbinare i loro nomi alla magica parolina 'legge stadi' in google esce poco. Anzi pochissimo; e nel caso del focoso Rampelli, oggi capogruppo alla Camera di Fratelli d'Italia, andando indietro nel tempo, quando era un deputato del Pdl e a Roma si discuteva sull'ipotesi di avere due stadi, si scopre che definiva "legittime" le preoccupazioni di associazioni e cittadini sulla possibilità di "gigantesche e non giustificate speculazioni". Era il novembre 2009.

Miccoli, invece, tifoso della Roma esacerbato dalla lotta con la Juventus, aveva già tuonato un anno fa contro i bianconeri dopo aver visto negare al Toro un rigore legittimo nel derby della Mole: "E' una nuova calciopoli", aveva sparato. Boom. Ma lui, almeno, si era espresso anche sulla questione stadi, quella "leggiulla" da pochi articoli che i club aspettano come l'ossigeno e che al tempo della caduta di Berlusconi si arenò a un pomeriggio di lavoro dall'approvazione con Lotito impazzito nei corridoi del Senato. Cosa diceva il tifoso Marco Miccoli nel marzo scorso? "Adesso stiamo votando la legge elettorale e ci troviamo davanti a delle priorità. La legge sugli stadi sta andando avanti e vogliamo garantire ai cittadini di assistere alle partite in un ambiente confortevole". Veloce, rapido, concreto. Roba da strabuzzare gli occhi.

Perché la legge sulla sicurezza negli stadi è solo una tassa e non una soluzione


Da allora silenzio di tomba. Almeno fino ai fischi dello sciagurato Rocchi che hanno regalato un quarto d'ora di celebrità a Rampello, Miccoli, che vuole coinvolgere anche la Consob, e Buonanno, deciso a portare il caso a Bruxelles. Anzi no. Un altra volta i due difensori della Roma in Parlamento si sono trovati a misurarsi su temi calcistici: era il 2 ottobre scorso, fiducia al decreto anti-violenza contenente anche la tassa sulla sicurezza che ha fatto infuriare i club. Come hanno votato? Miccoli (Pd) per il "sì'" senza alcun tentennamento. Rampelli, all'opposizione, ha detto "no", ma ce l'aveva soprattutto con i provvedimenti definiti "sfasciafrontiere" inseriti nel decreto. Meglio prendersela con Rocchi, insomma. Che a fare qualcosa di serio per il calcio italiano c'è il rischio di non finire sui giornali.

Controcorrente: Juventus-Roma e il linciaggio ingiustificato di Rocchi
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