Calcio

Juve-Roma, rosso a Nicchi: intervento fuori tempo

Il presidente dell'Aia ci ha messo una settimana per assolvere Rocchi: un ritardo che serve solo a riaccendere le polemiche

Consiglio federale Figc

Giovanni Capuano

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Marcello Nicchi ci ha messo 181 ore prima di trovare la forza di parlare di Juventus-Roma e dell'arbitraggio di Rocchi. Una settimana esatta facendo a pezzi le moviole, spaccando fotogramma per fotogramma la direzione arbitrale che ha incendiato l'Italia del pallone, finendo dritta anche in Parlamento. E' stato zitto, e di sicuro le occasioni per parlare non gli sarebbero mancate, e poi ha rotto il silenzio quando gli animi si stavano (a fatica) placando. Voleva difendere Rocchi, il suo uomo, ma quasi certamente otterrà l'effetto contrario e riaccenderà una polemica che piano piano si stava riducendo al ruolo di fiammella sotto la cenere.

Serviva? No. Poteva evitarlo? Di sicuro, anche se ha sostenuto una parte che i meno coinvolti avevano preso da tempo - e Panorama.it per primo -, unendo la provocazione della frase "le immagini direbbero che Rocchi non ha sbagliato niente" destinata finire sulle prime pagine di chi ha messo la questione arbitrale nel mirino. Dove, puntualmente, sono finite creando scandalo.

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Da uomo esperto e navigato anche della comunicazione, Nicchi non poteva non sapere che ogni sua frase sarebbe diventata motivo di discussione. Parlare adesso, a 181 ore di distanza da Juventus-Roma è stata, insomma, solo un'operazione di auto assoluzione mediatica con tutti i limiti del caso. Intanto perché contiene un errore, considerato che le immagini hanno posizionato il gomito di Maicon fuori dall'area di rigore e, dunque, non è vero che tutto è filato liscio. E poi perché inevitabilmente la sua frase porterà altri a rispondere e così via. Inutile. Dannosa. Sbagliata.

Non è la prima volta del resto che Nicchi si comporta da assolutore fuori tempo massimo e, spesso, contro la logica del buon senso. Il capo degli arbitri è poco avvezzo alla censura pubblica dei suoi uomini, finendo con l'imarcarsi in polemiche spiacevoli con chi nel calcio ci mette soldi e passione. Qualche esempio? Moratti si sentì dire che Rocchi era un grande arbitro dopo i disastri di Inter-Napoli (novembre 2011) e da Nicchi ricevette l'invito a "lasciare il mondo del calcio" dopo gli orrori di Gervasoni in Inter-Atalanta (aprile 2013) che avevano fatto infuriare il numero uno nerazzurro. Autocritica? Zero virgola zero. Anche dopo un Genoa-Inter arbitrato da Rizzoli (gennaio 2014). "Non è cambiato niente, c'è la solita arroganza di chi dirige" l'attacco di Moratti. "Mi auguro che qualcuno impari presto a guardare in casa sua" la risposta di Nicchi.

Con il numero uno AIA si sono misurati anche Galliani, che si lamentava della disastrosa direzione di Valeri in Parma-Milan (ottobre 2013). "Chiedere scusa? Forse Galliani dovrebbe chiederla ai giocatori che in campo non hanno protestato". Oppure Ghirardi, beffato contro il Napoli e preso a male parole dopo: "E' deluso da me e da Braschi? Problema suo". Mai un passo indietro. Anzi, quasi mai. Due volte si ricordano scude postume di Nicchi l'assolutore, "rammaricato e amareggiato" per un Brescia-Roma diretto da Russo e addirittura "addolorato" per un Milan-Juventus deciso da una svista di Rizzoli. Dolore selettivo. Raro. Meglio andare all'attacco sempre e comunque. Anche sfidando logica e buon senso.

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