Calcio

Juventus sempre più forte (ma non è ancora quella di Sarri)

Dal Napoli al Napoli, analisi del gioco bianconero. Con una sorpresa: Allegri teneva la squadra più alta e con maggiore possesso palla

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Giovanni Capuano

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La girandola di emozioni della sfida tra Juventus e Napoli, chiusa dalla sciagurata autorete di Koulibaly che ha gelato i partenopei, ha confermato che tra i bianconeri e il resto della truppa - rappresentato dalla principale antagonista delle ultime stagioni - resta ancora un gap importante. Una differenza parsa aumentata per oltre un'ora e poi svanita improvvisamente con la rimonta partenopea in un contesto generale di prevalenza.

E' stata una sfida precoce, esageratamente anticipata dal calendario e, dunque, in parte inutile per trarre indicazioni definitive. Lo ha dimostrato il crollo fisico della Juventus nell'ultima parte della partita, ma anche l'organizzazione difensiva del Napoli (7 gol subiti nei primi 180 minuti) non può di certo rappresentare uno standard accettabile e replicabile nel resto della stagione.

Eppure lo Stadium consente di rispondere ad alcune domande. Quella più pressante è se la Juve dominante del primo tempo sia stata la prima vera recita sarriana o l'ultimo riflusso di Allegri. Quale delle due? La risposta la fornisce l'analisi delle due partite contro lo stesso avversario (il Napoli) giocate a undici mesi di distanza. Vinte entrambe (3-1 un anno fa e 4-3 adesso).

Possesso palla e occasioni create

Il primo dato che balza all'occhio (fonte Lega Serie A) è quello del possesso palla che è calato rispetto a un anno fa: dal 56% al 45%. La Juve ha avuto il pallone tra i piedi per quasi dieci minuti in meno e lo ha fatto nella metà campo avversaria per il 47% del tempo contro il 42% di Allegri. Uno sforzo che ha prodotto una discreta dose di tiri (8 contro i 9 di allora) e di occasioni da gol (10 contro 12). 

La sensazione visiva è stata quella di una squadra dominante nel primo tempo, con il Napoli alle corde e chiuso nella sua difesa senza riuscire a costruire una ripartenza. E' vero che soprattutto nella fase di costruzione dal basso la Juve sarriana usa linee e frequenze differenti, ma le posizioni medie in campo confrontate con quelle di un anno fa danno un risultato sorprendente.

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– Credits: fonte www.legaseriea.it

Il primo tempo di Allegri aveva visto la Juve molto più sbilanciata in avanti, con Mandzukic a fare da cuneo molto più di Higuain che, per paradosso, non è stato nemmeno il giocatore più avanzato dei bianconeri (ruolo ricoperto da Ronaldo partendo da sinistra). Se la Juve allegriana aveva sette giocatori al di là della linea di centrocampo, quella sarriana si è fermata a tre; le punte del tridente. E anche la difesa ha 'perso' sul campo una decina di metri.

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– Credits: fonte www.legaseriea.it

Più simile il disegno nelle due riprese, entrambe giocate più in controllo e abbassandosi in maniera decisa. Una notazione: nel quarto d'ora in campo Dybala ha operato da centravanti esattamente come Higuain fino a quando non è stato sostituito: i due sono al momento in alternativa l'uno all'altro con il Pipita che sembra più funzionale a CR7. 

Che la Juve di oggi non sia ancora quella di Sarri lo dice, però, anche un altro numero: i palloni giocati da Pjanic che nelle intenzioni del tecnico ex Chelsea dovrebbe rappresentare il fulcro della manovra, l'uomo da oltre cento tocchi nel corso della partita. Nel 4-3 dello Stadium si è fermato 61, un anno fa erano stati 97.

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– Credits: fonte www.legaseriea.it

Un altro dato interessante viene dall'analisi del baricentro delle due squadre. Quella di Allegri è stata più alta sia nella fase di proprio possesso (56,69 metri contro 52,65) sia con la palla al Napoli (44,6 metri contro 43,52). Più lunga sul campo di un metro, molto più larga sulle fasce (43 metri contro 37) e, dunque, meno compatta.

La traduzione di questa mole di numeri e rilevazioni? A prima vista questa Juventus non è ancora quella di Sarri anche se del tecnico arrivato in estate sta prendendo alcune caratteristiche come il tentativo di recuperare palla vicina all'area avversaria per poi attaccare immediatamente la porta. E lo stesso vale per l'uscita ragionata dalla fase difensiva.

Ma Juventus-Napoli che si è risolta con l'autogol di Koulibaly si conferma anomala perché, oltre a vedere in campo dieci undicesimi della vecchia Juve (dentro solo De Ligt e in un certo senso Higuain), alla fine la grande differenza l'hanno fatta le giocate dei singoli, gli errori delle difese e uno sviluppo molto verticale del gioco bianconero.

L'emblema è Douglas Costa, che ha fatto un'ottima partita ma che è molto diverso dal prototipo degli esterni cui Sarri era abituato a Napoli. Tagli e sovrapposizioni ancora non si vedono. La Juve va a strappi, quando si accende ha qualità straordinaria ma non ancora l'ampiezza di gioco che era lecito attendersi. E' Higuain è un partner che consente a Ronaldo un gioco differente rispetto a Mandzukic.

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