Calcio

Juventus-Inter, la sfida (impossibile) tra ricchi della Serie A

Agnelli domina, Suning spera di raggiungerlo. Nemici in campo e alleati fuori, ecco quanto hanno speso per stare o arrivare al vertice

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Giovanni Capuano

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Amiche mai, nemiche sempre. Ma anche così si può essere alleati o, comunque, condividere un obiettivo comune: crescere a sufficienza per entrare e rimanere stabilmente nell'elite del calcio europeo. Juventus-Inter non è mai una sfida banale per la Serie A anche quando, come di questi tempi, in campo non c'è partita. Può capitare che sui 90 minuti i nerazzurri mettano in difficoltà i bianconeri, non c'è confronto a livello sportivo sui risultati del periodo storico.

La Juventus è la società dominante del calcio italiano. L'Inter è il future in crescita e aspira a diventare la prossima Juventus, ad attaccarne il potere e a scalfirne il dominio. Una sfida lanciata anche precipitandosi a firmare Beppe Marotta, uno degli artefici del ciclo juventino, nei piani di Zhang prossimo sole in cui dovrà ruotare la società nerazzurra.

Si comincia dai conti per arrivare, un giorno, al campo. Allegri e Zhang, oltre a essere due dei presidenti più giovani dell'intero panorama, hanno anche visioni simili del business del pallone. Non amici, forse nemmeno alleati ma di sicuro vicini nel modo di interpretare il loro ruolo e il futuro dei loro club.

Parlare di derby d'Italia oggi è improprio. Meglio definirlo derby del futuro, in attesa che altri riescano ad avviarsi sulla strada della crescita stabile.

Le due società più ricche d'Italia

In questo momento Juventus e Inter sono i due club più ricchi d'Italia. I numeri non mentono e, soprattutto, raccontano una situazione che è figlia del potere economico delle proprietà e delle scelte strategiche degli ultimi anni. Nel caso della Juventus (unica oltre il mezzo miliardi di euro di fatturato nella Serie A) è l'evoluzione del processo avviato nel 2010 con il ritorno al comando in forma diretta della famiglia Agnelli, nel caso dell'Inter (bilancio 2018 chiuso a quota 346 milioni di fatturato) è il primo frutto della cura Suning.

L'impero degli Agnelli vale 140 miliardi di euro di giro d'affari all'anno, quello degli Zhang è intorno ai 60. Uno domina sull'Italia con occhi puntati al Nord America, l'altro si nutre dell'immenso mercato cinese e asiatico. Entrambi ragionano sul calcio chiedendo che si sostenga da solo, anche se Suning non ha ancora firmato un bilancio in attivo (l'ultimo passivo, però, si è limitato a 17 milioni) mentre la Juventus è tornata in rosso e lo sarà probabilmente ancora per ammortizzare gli effetti del colpo-Ronaldo.

Dai Triplete in poi, un miliardi di investimenti

Le sliding doors dei due club si sono messe in azione nell'estate del 2010 quando Moratti, fresco di Triplete, ha cominciato la sua opera di distacco dall'Inter, troppo costosa per essere retta da sola da un mecenate. Qualche anno dopo anche Berlusconi è arrivato alla stessa conclusione. In quei mesi la famiglia Agnelli è tornata a considerare il rilancio della Juventus un asset prioritario della propria strategia.

Dal 2010 a oggi la Juventus ha investito sul mercato poco più di un miliardo, imparando anche a vendere bene (oltre 150 milioni di plusvalenze negli ultimi due anni) ma alzando anche la posta del suo impiegno. Dal 2016 (Higuain a 90 milioni) al 2018 (l'estate di Ronaldo strappato al Real Madrid) la tendenza si è accelerata.

Nella stesso arco temporale l'Inter ha messo sul piatto circa 650 milioni di euro con un saldo negativo meno pesante (-184 contro il -422 secondo i dati Transfermarkt): soldi non sempre spesi bene, tra cambi di proprietà (da Moratti a Suning passando per Thohir) e gestioni tecniche che solo nell'ultima stagione hanno consentito il ritorno in Champions League. La pietra d'angolo su cui costruire il salto di qualità.


Dietro a Juventus-Inter c'è tutto questo, meno visibile ma non meno importante della rivalità e delle passioni che spaccano le due tifoserie più numerose d'Italia (insieme a quella del Milan). Poi in campo ci saranno le immancabili polemiche, la moviola e tutto il corredo di una partita che vale da sola mezza stagione. Non mancherà nemmeno questa volta e sarà il sale delle discussioni che alimenteranno oltre la leggenda di un confronto che spesso ha segnato la differenza tra vincere o arrivare secondi.

Il vero duello, però, è fuori. E qui Inter e Juventus sono molto più simili di quello che sembra e di quello che vorrebbero i loro stessi popoli. Comunque vada non sarà un addio, ma solo un arrivederci alla prossima volta. In attesa che torni ad essere un vero derby d'Italia.

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