Calcio

Icardi bestia nera e la Juve si ferma ancora

Allarme per Allegri: una sola vittoria nelle ultime 6 partite. Mancini batte il primo colpo e la Champions è possibile

Icardi

Giovanni Capuano

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Intanto la gradevole sensazione di aver visto finalmente una bella partita. Ritmo, coraggio di osare, giocate e nessuna isteria, nemmeno nei momenti caldi che ci sono stati e che hanno ruotato soprattutto intorno alla gomitata di Juan Jesus a Chiellini che avrebbe potuto chiudere la contesa prima dell'intervallo. Juventus e Inter non hanno tradito le attese e hanno regalato un bello spot per il calcio italiano. La sfida dello Stadium era trasmessa un po' ovunque in giro per il mondo e per una volta possiamo andarne fieri. Il pareggio che è uscito è giusto e paradossale allo stesso tempo, perché la Juve ha dominato la prima frazione (e l'11-3 finale sui calci d'angolo dice molto della pressione costante nella metà campo nerazzurra), però l'Inter ha avuto così tante occasioni dopo l'1-1 di Icardi da rendere quasi incomprensibile come non sia riuscita a portare a casa la posta piena.

Gara d'altri tempi, insomma, con sorpresa nel risultato visto che i 18 punti di distacco tra le due squadre alla vigilia autorizzavano gli incalliti del Totocalcio a puntare l''uno fisso. Impressione confermata dallo scatto allo sparo di Tevez e compagni, ma qui si è visto il frutto del lavoro di Mancini. L'Inter non si è sfaldata e non ha mai abbassato gli occhi di fronte all'avversario. Un copione che già tentato all'Olimpico contro la Roma, seppure con risultati là disastrosi in difesa, mentre allo Stadium Handanovic ha compiuto due-tre interventi miracolosi, ma molto spesso gli attacchi juventini si sono schiantati contro una fase difensiva organizzata.

L'esito della serata dice che la Juventus vede nuovamente accorciarsi l'elastico con la Roma nella corsa scudetto: +1. Era già accaduto in altre tre occasioni dall'inizio del campionato e sempre i giallorossi hanno restituito il favore alla prima occasione. Domenica si giocano Napoli-Juve e Roma-Lazio: bivio pericolosissimo per entrambe. L'Inter, invece, è rimasta in piedi nella giornata in cui rischiava di naufragare. Il terzo posto rimane lontanissimo (-8), però le sconfitte contemporanee di Milan, Sampdoria, Fiorentina e Udinese, unite al pari casalingo del Genoa rendono il turno quasi trionfale per Mancini e i suoi. C'è una luce in fondo al tunnel. Forse.

La moviola di Juventus-Inter 1-1 con tutte le immagini degli episodi caldi


Allarme Juve, solo una vittoria nelle ultime 6

A impressionare è stato il calo fisico e tattico della squadra di Allegri nella seconda metà della partita. Uscita bene dalla fase iniziale, in pieno controllo, la Juventus si è letteralmente sciolta al sole dopo il pareggio di Icardi. Non c'è nessun allarme da suonare, sia chiaro, però la fredda cronaca dei numeri dice che, dopo il derby conquistato al fotofinish contro il Torino, è arrivata una sola vittoria (a Cagliari) nelle ultime 6 partite giocate. Pareggi contro Fiorentina (0-0), Sampdoria (1-1) e Inter (1-1) in campionato, qualfiicazione senza vittoria (0-0) contro l'Atletico Madrid in Champions League e sconfitta ai rigori a Doha nella finale di Supercoppa italiana.

Una striscia in cui - triplete all'ultimo Zeman a parte - i bianconeri hanno segnato con il contagocce (4 gol in 480 minuti) e, soprattutto, si sono fatti rimontare 4 volte su 4. Troppe per non cominciare a delineare un tratto comune di questa squadra, che resta fortissima e probabilmente superiore alla concorrenza in Italia. I paragoni hanno poco senso anche se ogni tanto danno la misura delle differenze; un anno fa alla 17° Conte aveva 46 punti (6 in più di oggi) e 5 lunghezze sulla Roma di Garcia che oggi è incollata pur avendo dovuto gestire l'autunno col girone di Champions che nella passata stagione non c'era. A dicembre, come ha spiegato Tevez, c'era la spiegazione della stanchezza per aver dovuto inseguire la qualificazione europea che stava sfumando nuovamente. Ora il pensiero di una difficoltà fisica si fa un po' più preoccupante.

Buffon, anima critica dello spogliatoio, ha parlato di paura, presunzione ed errori da cancellare per voltare pagina. Situazioni che acacdono ormai con una certa continuità e che rischiano di minare quell'autostima che è un pilastro dei campioni d'Italia da tre anni a questa parte. Si attende un momento di riflessione interno.

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Inter, adesso il mese decisivo

Detto che Podolski deve ancora essere inserito (e non poteva essere diversamente) e che il mercato può riservare a Mancini delle belle sorprese, prima di capire chi sarà il campione da sacrificare sull'altare del bilancio, l'Inter torna da Torino con qualche certezza in più. Intanto è la seconda gara consecutiva rimessa in piedi dopo un avvio disastroso e sia contro la Lazio che contro la Juventus i nerazzurri sono usciti dal campo col rammarico per non aver vinto. Poi c'è un calendario che, dopo le montagne russe di dicembre e l'appendice dell'Epifania, si spiana: Genoa, Empoli, Torino, Sassuolo, Palermo, Atalanta e Cagliari da qui al 1° marzo, equamente divise tra casa e trasferta. Nei primi mesi della stagione l'Inter si è gettata via proprio contro le medio-piccole, dunque nessun entusiasmo precoce. E' una verità, però, che il momento per accelerare è questo e la condizione fisica e psicologica sembra ideale.

A fine mese Thohir sarà di ritorno a Milano per sistemare le questioni economiche e finanziarie che riguardano il club, trovare un accordo con Moratti e varare la seconda fase del rilancio societario. Parallelamente si avvicina il verdetto dell'Uefa per il fair play finanziario, ma anche le sfide con il Celtic e quell'aria da salotto che manca a San Siro. Ritrovasse un certo feeling anche con la sua gente, Mancini potrebbe dire di aver raggiunto il primo obiettivo della sua avventura. I numeri dicono che fin qui ha messo insieme 6 punti in 6 partite. Pochi, a meno che non siano la base da cui spiccare il salto.

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