Calcio

Champions vietata: Juve, questa sconfitta non è a testa alta

A Berlino la squadra di Allegri era andata oltre i suoi limiti. Contro il Real Madrid un ko che sa di tradimento

Juventus Real Madrid finale Champions League 2017 Cardiff

Giovanni Capuano

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Questa volta brucia davvero. Questa volta la Juventus non torna a casa con l'animo leggero di chi è andato oltre i propri limiti anche nella sconfitta come a Berlino. Cardiff è una delusione, non perché il Real Madrid fosse inferiore a questa Juve ma per il modo in cui è maturato il tracollo, fisico, tecnico e soprattutto mentale.

Un incubo da cui è difficile svegliarsi in fretta. In una notte sono crollate le certezze di una stagione: non era prevedibile e non doveva accadere. Capire perché sia successo sarà la prima pietra su cui costruire il prossimo assalto a una coppa che rimane maledetta.

E' vero, alcuni episodi non sono stati favorevoli e hanno spostato l'inserzia della finale. Sporcature, tocchi, un pizzico di sfortuna. Tutto giusto, ma la lezione di Cardiff è un'altra e cioé che la Juventus è ancora un gradino sotto al Real Madrid e alle squadre abituate a vincere le finali e non solo a giocarle.


Vedere la Juventus arrancare dopo un tempo giocato alla pari e anche più colpisce. Perché la cosa che ha reso grande la squadra di Allegri è sempre stata la solidità, psicologica prima di tutto. Invece in un colpo solo la distanza con il Real Madrid è tornata siderale, come se i bianconeri fossero entrati nella macchina del tempo per riprecipitarsi al primo tentativo dell'era Conte. Quando il Bayern Monaco l'aveva buttata fuori facendo valere tutta la propria superiorità.

 

Questa sconfitta fa malissimo e cancella tante illusioni. Anche il calcio italiano dovrà pensarci perché a settembre a Madrid, contro la Spagna, deve conquistarsi il Mondiale di Russia e gli schiaffi presi dalla Juventus sono schiaffi che bruciano per tutti.


Brucia per la consapevolezza che questa era la stagione della grande sfida, preparata con un mercato sontuoso nella scorsa estate, progettata nei minimi dettagli e condotta da Allegri quasi senza sbagliare nulla. Il sesto scudetto della leggenda, la terza Coppa Italia consecutiva (record), le svolte tattiche tutte indovinate, la personalità in campo.

Tutto svanito e il tempo, maledetto, corre. Buffon, Barzagli, Chiellini, Marchisio: lo zoccolo italiano del gruppo guardava a Cardiff come coronamento di una rincorsa lunghissima. Vincere la Champions a dieci anni dalla prima stagione di nuovo in A dopo Calciopoli avrebbe avuto un sapore e un significato particolare. 

Il voto alla stagione bianconera rimane altissimo. La lode mancata pesa, però, come un esame sbagliato. La grandezza della società è sempre stata quella di non indugiare troppo nell'analisi delle cause delle (poche) sconfitte. Farlo anche questa volta sarà l'unica strada per rinascere dalle ceneri di Cardiff.

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