La formazione della Juventus a Madrid
Calcio

La cavalcata della Juve toglie alibi al calcio italiano (e a Conte)

Allegri allena l'ossatura della nazionale e adesso sarà difficile dire che non abbiamo chance all'Europeo. Ecco cosa deve accadere nei prossimi dodici mesi

La stupenda cavalcata della Juventus fino a Berlino, passando per Dortmund, Montecarlo e Madrid, ha il potere di togliere molti alibi al calcio italiano, rassegnato ormai da lungo tempo a considerarsi periferico rispetto al resto d'Europa. Problemi e criticità restano lì, intatti, ma la lezione che si deve cogliere è che anche una squadra italiana nell'anima è in grado di competere a questi livelli. Che poi sia la Juventus che fornisce l'ossatura alla nazionale (Buffon, Chiellini, Bonucci, Barzagli, Marchisio e Pirlo) è un elemento ulteriore di soddisfazione e deve aumentare consapevolezza e autostima. Nei prossimi mesi, dunque, sarà meno facile descrivere come imprese risultati che sono la norma per il calcio italiano a partire dall'approccio all'Europeo di giugno nel quale dobbiamo difendere il titolo di vice campioni conquistato tre anni fa in Polonia e Ucraina. In mezzo c'è stato il flop mondiale, ma non è passata un'era geologica e anche allora partivamo con il peso di ritenerci inadeguati alla sfida.

Questo per dire che, anche a livello comunicativo, qualcosa dovrà cambiare e il primo a dover adeguare il messaggio dovrà essere Antonio Conte. La teoria sull'impossibilità di vincere in Europa con la Juventus e di sedersi al tavolo di un ristorante top class con in tasca dieci euro è franata alla prima contro prova. Per evitare di ripetere l'errore sarà bene non continuare a dipingere la nostra nazionale come un prodotto di scarto. In fondo ci sono i sei juventini che coprono la difesa e la cabina di regia. Mancano gli esterni, ma la crescita di Florenzi (che sarebbe titolare anche con Allegri) offre alternative e Darmian è giocatore che ormai comincia ad avere anche un pedigree internazionale.

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Poi ci sono uomini già pronti al lancio come Verratti o navigati e ancora arruolabili a breve termine come Thiago Motta e De Rossi, se riuscirà a recuperare una condizione accettabile. Per tacere di Candreva e Parolo, che giocano nella Lazio terza forza del campionato e di alcune figure al momento di contorno ma che in un ghruppo nazionale possono e devono stare. Il problema semmai arriva davanti. Conte non ha né Tevez né Morata e i surrogati sono di qualità decisamente inferiore. Dispone di una serie di buoni attaccanti (Insigne recuperato, Gabbiadini in crescita, Immobile che non può essere quello visto a Dortmund e Zaza con margini di crescita), ma quelli in grado di far compiere il salto di qualità sono fuori. 

 A Conte, insomma, andrà chiesto di concentrarsi su questo: Pepito Rossi non dipende da lui mentre Balotelli deve essere una sua scommessa. Giocata, si spera, meglio di quanto non ha fatto il secondo Prandelli e cioè concedendogli tutto e caricandogli ogni peso sulle spalle, La veloce comparsata di Mario a Coverciano non può essere esaustiva e completare il tentativo di inserimento per il quale Balotelli dovrà metterci del suo (e oggi non lo sta facendo) e Conte accompagnare il percorso senza preclusioni. L'alibi del calcio scarso e poco allenante è finito a Madrid, comunque vada a Berlino il 6 giugno. C'è un anno di lavoro per raccogliere il segnale e non disperderlo.

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