Calcio

Juve, senza Champions non è fallimento (ma non per quello che dice Allegri)

Dal bilancio sportivo a quello economico, mille motivi per non deprimersi. Però il paragone con il 2014 fatto dal tecnico non ha alcun senso

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Giovanni Capuano

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Inutile girarci intorno: la Juventus si gioca la stagione in una notte sola contro l'Atletico Madrid. Le notti erano due, ma quella del Wanda Metropolitano è stata così negativa da aver ristretto a soli novanta minuti la finestra per saltare il turno più temuto della Champions League ed entrare tra le migliori otto d'Europa. Quel luogo (non fisico) in cui tutto si azzera e ogni giudizio negativo perde consistenza.

Il tema è sotto gli occhi di tutti da quasi un mese: in caso di eliminazione per mano dei Colchoneros sarà corretto parlare di fallimento stagionale per la Juventus? Per tanti critici sì e hanno cominciato ad argomentarlo ricordando la scommessa su Cristiano Ronaldo per portare a casa la coppa che manca dal 1996. Per Allegri no e si è anche innervosito non poco nel cercare di rispondere ai critici.

La verità, come sempre, sta nel mezzo. L'eliminazione dalla Champions League a marzo sarebbe un evento precoce non messo in conto dalla società a inizio anno. Quindi dal punto di vista sportivo rappresenterebbe una delusione. Non sarebbe, però, un fallimento perché molto di quello che è stato fatto, a partire dalla scelta di ingaggiare il calciatore più mediatico e forte del mondo, risponde a logiche differenti e non solo di campo.

Insomma, un duro colpo ma niente fallimento. Un problema anche economico, ma non un tragedia. Attenzione, però, perché non sarebbe un fallimento ma non per le cose che ha detto Allegri che nella sua appassionata e legittima difesa ha toccato anche tasti scivolosi a partire dal pericoloso e inutile paragone con la Juve che fu di Conte. 

Perchè Allegri sbaglia paragone

Allegri dice in sostanza che parlare di fallimento in caso di eliminazione sarebbe follia perché prima del suo arrivo - estate 2014 - la Juventus era un club senza spessore europeo, passato da delusioni cocenti e in preda al terrore di fallire ancora. Ricorda i patemi per la sfida col Malmoe, le finali di Berlino e Cardiff e la nuova dimensione tra le grandi d'Europa.

Per salvare se stesso getta a mare una stagione juventina che, invece, sarebbe utile ricordare come monito del lavoro fatto per arrivare fin qui. Tra la Juve di Conte e quella di Allegri con CR7 ballano oltre 800 milioni di euro di investimenti sul mercato e una crescita tecnica che è stata parallela a quella societaria.

Non ha senso riportare le lancette del tempo ad allora. L'asticella si è alzata per tutti e questo comporta oneri ed onori. Allegri e la Juventus si sono guadagnati sul campo l'essere considerati stabilmente elite del calcio europeo e convivere con la pressione di non poter sbagliare fa parte del pacchetto. Quella di Conte era un'altra Juventus e comunque la sua fragilità a livello coppe fu rinfacciata al tecnico dei primi tre scudetti della serie.

Perché l'eliminazione non sarebbe un fallimento

La stessa considerazione, però, può essere spesa per convincere che un ko con l'Atletico Madrid non andrebbe considerato un fallimento stagionale. Non tanto per l'ottavo titolo italiano vinto in carrozza (pesa nel caso anche la brutta eliminazione per mano dell'Atalanta in Coppa Italia) quanto perché la Champions è un club così elitario che nemmeno investire quasi un miliardo sul mercato garantisce nulla.

C'è chi ha speso di più e ottenuto di meno: Manchester City (904 milioni), Chelsea e Barcellona (831) oppure il Manchester United  con il suo saldo negativo di 538 contro i 284 della Juventus nel periodo 2014-2019 (dati Transfermarkt). Solo i blaugrana hanno alzato al cielo una Champions League, poi nulla.

E poi l'affaire Ronaldo con i suoi obiettivi e le ricadute sul futuro prossimo della Juventus che non si misurano con una coppa vinta o meno. Non si porta a Torino uno come CR7 solo per garantirsi l'impossibile e cioé la certezza di vincere in Europa; averlo raccontato e fatto credere è un errore di prospettiva grave. L'operazione Ronaldo andrà valutata su altri parametri e dopo un paio di stagioni: se la Juventus avrà fatto il salto di qualità come appeal commerciale e fatturato avrà vinto, coppa o non coppa.

Questa è la chiave per allontanare la parola fallimento, non altre. In caso di eliminazione la stagione della Juventus sarà virtualmente finita ed è probabile che questo possa accelerare la programmazione del futuro, anche senza Allegri. L'appuntamento a fine anno potrà anche essere anticipato e la sensazione che si sia a fine ciclo è forte. Fortissima. Il tecnico porta sulle spalle il peso maggiore in questo sfida senza ritorno con l'Atletico: non rischia un fallimento, ma il modo in cui lo rivendica potrebbe anche tornargli dietro come un boomerang in caso di esito negativo.

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