Calcio

Juventus, le 5 cose da fare dopo la sconfitta di Supercoppa contro la Lazio

Mercato, tattica, motivazioni, condizione atletica e Allegri. Guida nell'estate bianconera che deve cancellare la delusione di Cardiff (e dell'Olimpico)

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Giovanni Capuano

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La sconfitta nella Supercoppa ha fatto suonare forte l'allarme in casa Juventus. Doveva essere l'occasione per mettersi alle spalle Cardiff e ripartire, invece si è trasformata in una delusione cocente, non solo per aver perso il primo obiettivo stagionale ma soprattutto per come la Lazio ha dominato e vinto con merito contro i bianconeri.

Un k.o. non improvviso e impronosticabile per una squadra ancora incompleta sul mercato e troppo indietro dal punto di vista fisico per poter essere giudicata definitivamente. Ci sarà tempo per correggere i problemi e ci sarà una Juventus diversa in autunno e inverno: nessun panico. Qualche riflessione, però, va fatta anche per evitare di moltiplicare errori e carenze che sono parse fin qui evidenti.

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La prima pagina di Tuttosport dopo la sconfitta di Supercoppa - 14 agosto 2017

A centrocampo serve maggiore qualità e quantità

La stagione scorsa, eccezionale per risultati, si era chiusa nella sfortunata finale di Cardiff con la certezza che in mezzo al campo la Juventus avesse qualche lacuna. Serviva un centrocampista di livello top per completare un reparto limitato ai soli Pjanic, Khedira e Marchisio e con un divario eccessivo rispetto alle riserve.

La Supercoppa dell'Olimpico ha confermato la carenza con l'aggravante che il centrocampo della Lazio non è quello del Real Madrid e che la Juventus è andata sotto nello stesso modo, senza trovare le risorse per reagire. Marotta ha garantito che arriverà un mediano forte e va creduto, salvo ricordare che nel 2015 (Draxler) e 2016 (Witsel) la caccia finale al colpo a centrocampo non andò a buon fine.

Senza Bonucci deve cambiare il gioco in difesa

Le prove del mese d'agosto hanno cancellato l'idea che la Juventus possa non risentire dal punto di vista tecnico della rivoluzione in difesa. La scelta di cedere Bonucci al Milan ha indebolito la squadra di Allegri e, soprattutto, l'ha privata della prima opzione di costruzione del gioco.

In più c'è una fragilità che non si conosceva: 10 gol subiti nelle ultime 5 partite prima dell'inizio del campionato di Serie A. Per un gruppo che sul Muro ha costruito i suoi successi è una novità che deve essere assimilata e superata in fretta. Come ripartire? Ad esempio abbandonando l'idea della difesa a tre che porta a schierare Barzagli esterno destro e pensare anche a una protezione diversa dal centrocampo.

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Allegri ha perso il duello con Inzaghi in Supercoppa - 14 agosto 2017 – Credits: ANSA/ANGELO CARCONI

Le scelte di Allegri

Contro la Lazio non è stato perfetto nemmeno Massimiliano Allegri. Non si è capita la scelta di tenere fuori Marchisio, uno dei pochi brillanti nei test estivi, e nemmeno quella di insistere sul 4-2-3-1 come se non ci fossero alternative. Al fischio d'inizio non c'era in campo nessuno dei nuovi acquisti e l'impatto di Douglas Costa, entrato nella ripresa, ha dimostrato che qualcosa di interessante poteva dare.

E' vero che il mercato sta consegnando al tecnico una squadra piena di esterni e attaccanti, perfetta per il 4-2-3-1, però è obbligatorio studiare delle variazioni e uscire da schemi che hanno funzionato alla perfezione da gennaio in poi, ma che per rendere al meglio devono godere di condizioni ottimali da parte degli interpreti.

Il sogno di Kiev e le motivazioni del gruppo

L'altro aspetto che ha colpito negativamente è stata la differenza di fame tra la Juventus e la Lazio. I bianconeri hanno vissuto una fiammata per pochi minuti, poi sono stati irretiti dai padroni di casa e anche nel finale, dopo aver raggiunto in qualche modo il pareggio, non sono stati capaci di pensare da grande squadra.

Perché? La cosa più difficile della stagione sarà riattaccare la spina. Allegri lo sa e lo ha anche esplicitamente detto, raccontando di aver pensato per qualche ora alle dimissioni considerando chiuso il ciclo dopo Cardiff. Poi ha scelto di restare e ha avuto un rinnovo di contratto lungo e ricco che lo mette al centro del progetto.

Dunque zero alibi e testa bassa per lavorare. Anche sulla parte psicologica con la consapevolezza che ripetersi in Italia sarà difficile (il Napoli quest'anno è costruito per avvicinare i 90 punti) e farlo in Europa sarà un'impresa. La Champions League deve essere uno stimolo e non un limite per il gruppo.

Cosa aspettarsi dalla chiusura del calciomercato

Tutte riflessioni che sono sul tavolo di Marotta e dei suoi collaboratori con cui Allegri è sempre in stesso contatto. Il mercato potrà sanare alcuni dei problemi. A occhio serve più lavorare in mezzo e in difesa che davanti, ma Keita (inseguito con determinazione) è un'ottima occasione e potrà rivelarsi un investimento adeguato.

Per la prima volta negli ultimi anni, però, la Juventus non può limitarsi ad aggiungere la ciliegina ma deve ancora finire di confezionare la torta. Anche per questo è vietato sbagliare le ultime scelte. Se manca fiducia piena in Rugani che si prenda un centrale forte. De Sciglio non è regala più certezze di Dani Alves e Lichtsteiner. Il centrocampista continua a mancare. Rispondendo a queste tre priorità la certezza è che la Juve cambierà pelle e faccia.

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