Calcio

Juve e ultras: storia di un anno di ricatti, cori, multe e trattative

Il club e le minacce dei capi tifosi. La paura dell'effetto Report, la fine dei privilegi e i ras al telefono: "Una giornata di squalifica? Pensavo due..."

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Giovanni Capuano

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E' la storia di un anno vissuto pericolosamente quella raccontata dalle 112 pagine dell'ordinanza d'arresto per i capi ultras della Juventus, finiti nel mirino della Procura di Torino con l'accusa di associazione per delinquere, estorsione aggravata, violenza privata e autoriciclaggio. Un'inchiesta che ha decapitato i vertici della Curva Sud dello Stadium ma che ha anche consentito di squarciare il velo su una stagione di minacce, trattative, indebiti guadagni ed episodi di malaffare.

Intercettazioni telefoniche e ambientali, messaggi Whatsapp, incontri ufficiali e ufficiosi. Tutto descritto minuziosamente per tenere annodato il filo di una vicenda che riguarda la Juventus ma che può essere tranquillamente trasposta in mille altre curve del calcio italiano. 

C'è una costante in questo anno all'ombra della Mole: la minaccia di fare danni economici e di immagine alla Juventus da parte di capi tifosi interessati solo a ripristinare i propri privilegi, venuti meno per la scelta del club di tagliare i ponti con un passato fatto di abbonamenti omaggio (25 per ciascuno dei quattro gruppi riconosciuti) e centinaia di biglietti garantiti attraverso canali preferenziali, fonte di bagarinaggio e illecito guadagno da parte di un manipolo di persone.

Lo strumento del ricatto? La fine della pace sociale in curva, lo sciopero del tifo o - peggio ancora - atteggiamenti tali da provocare multe e squalifiche di settore o dello stadio. In realtà il conto finale parla di 45.000 euro pagati dalla società di cui 35.000 per i cori razzisti e di discriminazione territoriale che costano anche la chiusura per un turno (più uno congelato) dell'intera Curva Sud dopo Juve -Napoli del 29 settembre 2018.

La denuncia della Juve e la guerra ultras

Una storia che comincia il 19 giugno 2018 quando Alberto Pairetto, funzionario Juventus addetto al rapporto con i tifosi, si presenta alla Digos di Torino denunciando pressioni da parte dei capi ultras in due riunioni avvenute nella parte esterna dello Stadium nelle quali il rappresentante del club aveva annunciato l'indisponibilità a mantenere i privilegi del passato: 25 abbonament gratuiti per chi prepara le coreografie, possibilità di cambio nominativo sulle tessere, borsone con materiale sportivo e inviti alle feste del club.

La Juve ha deciso di rompere con le vecchie abitudini, chiede che gli abbonamenti siano regolarmente pagati e gestiti secondo le norme che valgono per tutti i tifosi. Suscita l'ira dei capi tifosi. "Ci siamo anche abbassati a non fare più certi cori e fuori dalla curva anche in questi otto anni non è volato uno spillo" scrive in un messaggio il leader del gruppo Tradizione.

Inizia una guerra fatta di contestazioni, assenze agli eventi bianconeri (il vernissage di Villar Perosa e la presentazione di Cristiano Ronaldo). I capi ultrà pianificano la strategia per costringere la Juventus a tornare sui suoi passi in un crescendo di minacce e ricatti.

Tra fine agosto e metà novembre il club riceve tre multe (35.000 euro complessivi) e una chiusura per un turno più uno con la condizionale della Curva Sud per cori insultanti di matrice territoriale e di matrice razziale. Accade in Juve-Napoli e nel mirino finisce Koulibaly, ma la squalifica viene celebrata quasi come una vittoria dai capi della curva. "Non mi dirai che non era voluta sta roba..." dice un interlocutore a Salvatore Cava, uno dei colonnelli di Dino Mocciola che è il leader dei potentissimi Drughi: "Io pensavo due... Ci accontentiamo di una".

Cori e striscioni vengono pianificati dallo stesso Mocciola e dai suoi aiutanti. Nulla è lasciato al caso. In Juventus-Lazio del 25 agosto 2018 un gruppo di Tradizione compare in Tribuna Ovest esponendo uno stendardo e lasciando come ricordo danneggiamenti ai servizi igienici: "... persone che non hanno trovato i biglietti e quindi..." dice sarcastico un capo a Pairetto che chiede spiegazioni.

 

L'effetto Report e il cambio di strategia

A ottobre, però, la macchina della contestazione e del ricatto si ferma. Gli ultras si sentono sotto pressione per la pubblcità data all'inchiesta giornalistica di Report che si occupa di loro e dell'inchiesta Alto Piemonte, Dino Mocciola cambia per due volte il suo referente in curva (da Cava a Genre per arrivare a Scarano) e la necessità di non correre eccessivi rischi porta alla decisione di "prendere una pausa nella campagna di contestazione". Una scelta sancita in due incontri presso il Mc Donald's di corso Giulio Cesare e poi, si legge nell'ordinanza, comunicata allo stesso Pairetto.

Il quale, da parte sua, è preoccupato per l'escalation di sanzioni e ancor più si allarma il 24 novembre 2018 quando, nel corso di Juventus-Spal, tornano i cori contro i napoletani. E' l'ultimo episodio segnalato dal Giudice Sportivo, l'ultima multa per questa fattispecie della stagione.

La Juve pensa di applicare il "codice di gradimento" revocando l'autorizzazione ad esporre striscioni, si consulta con i legali e tine aggiornata costantemente la Digos. Intanto, scrivono i magistrati, ammorbidisce la propria posizione e si attiva per mettere un tetto massimo di 50 euro per il costo dei tagliandi delle trasferte.

La rottura di Amsterdam

Il resto della stagione è un tira e molla descritto con minuzia di particolari dagli investigatori della Digos che riportano date, numeri, contenuti dei messaggi e profili illeciti. Pairetto si muove per cercare di limitare i problemi. Per Frosinone-Juventus (23 settembre 2018) contatta l'omologo del club laziale chiedendo di "bloccare i biglietti del settore ospiti perché subissato di richieste" e dicendo che sarebbe stato meglio metterli a disposizione dei club ufficiali e delle "teste di cazzo, così non vengono a rompere i coglioni".

E poi le trasferte di Champions League a Berna e Manchester, quella a Firenze in campionato. Con quantitativi sempre inferiori e insoddisfazione crescente dei capi ultras che vedono svanire i potenziali guadagni. Allo Stadium e dove giocano i bianconeri è uno stillicidio di prepotenze, striscioni fatti togliere, messaggi lanciati in codice (compreso un funerale simulato avvicinandosi all'impianto), incontri e pressioni.

In primavera la nuova rottura. Pairetto si presenta alla Digos per raccontare del caso dei biglietti per Ajax-Juventus, quarto di finale della Champions. I Drughi vogliono 130 tagliandi, la Juve si offre di riservarne al massimo 50 a 61 euro ciascuno. Volano parole grosse e Mocciola si arrabbia. Il suo colonnello Scarano - racconta Pairetto - si rivolge così al funzionario della Juve: "Puoi andare a dirglielo (inteso alla società e al presidente Agnelli) che noi ricordiamo tutto di quando lui, D'Angelo e Marotta hanno incontrato la famiglia Dominello a Napoli e che, quindi, per questo saremo noi a chiamare Report così vi rompiamo il culo".

Il dirigente della Juve non molla. La Juve esce dalla coppa, il finale di stagione è costellato di altri episodi annotati dalla Digos: storie di settori off limits per i tifosi normali, di striscioni dei club ufficiali fatti rimuovere con le buone o con le cattive. Fino alla pausa estiva e alla chiusura del cerchio con la richiesta di arresto per dodici capi ultrà.

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