Jupp Heynckes, il tecnico che ha fatto grande il Bayern

La carriera dell'allenatore di Moenchengladbach non è stata ricca di successi. La Champions League vinta con il Real Madrid nel 1998 il suo trionfo più grande. Poi, solo Monaco

Heynckes allo Juventus Stadium poco prima del fischio d'inizio della gara con i bianconeri (Credits: GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images)

Dario Pelizzari

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Mai nessuna squadra in Bundesliga era riuscita a fare meglio. Il Bayern Monaco di Jupp Heynckes, ex fuoriclasse quando indossava i calzoncini corti e segnava gol a grappolo alle grandi di Germania, ha vinto il titolo nazionale con sei giornate di anticipo. Venti i punti di distanza dalla seconda in classifica, quel Borussia Dortmund che era riuscito a fare suo il campionato nelle ultime due stagioni e che potrebbe rilanciare la sfida nella semifinale di Champions League. Numeri da record, che testimoniano di un dominio che non è mai stato messo in discussione. In Germania, come in Europa.

Bayern da prima pagina: cinico, veloce, infaticabile. In una parola, devastante.  Come si è visto nella doppia gara contro la Juventus. Alla terza esperienza sulla panchina dei Rossi di Monaco, Heynckes ha messo la firma su un progetto vincente, anche in prospettiva. Sì, perché se è vero che l'anno scorso il tecnico di Moenchengladbach è arrivato vicinissimo a vincere la seconda Champions League della sua carriera da allenatore, è altrettanto vero che la rosa che consegnerà a Pep Guardiola alla fine della stagione offre garanzie di continuità anche per gli anni a venire.

Da Kroos a Mueller, da Alaba a Javi Martinez, passando da Luiz Gustavo, Mandzukic e Badstuber. Heynckes ha scelto gli uomini giusti da affiancare ai soliti noti Robben, Ribery, Lahm e Schweinsteiger per creare il giusto mix tra esperienza ed entusiasmo, qualità e quantità. Heynckes sa come si fa. L'ha dimostrato quando gli è stata concessa la possibilità di guidare la squadra più titolata della Bundesliga, con la quale ha portato a casa tre scudetti e tre Supercoppe di Germania. E l'esperimento è riuscito (almeno in parte) anche quando gli sono state consegnate le chiavi del Real Madrid.

Stagione 1997-98. Heynckes vola in Spagna per fare grandi le merengues. Le cose vanno benissimo in Champions, perché il Real fa sua la coppa dopo 32 anni di attesa, meno in campionato. La squadra chiuderà la stagione al quarto posto, a meno undici punti dal Barcellona campione. Il risultato non soddisfa la dirigenza spagnola, che lo ringrazia per i servizi resi e gli dà il benservito. Tanti saluti e alla prossima. Così, come se vincere una Champions sia una tappa obbligata, quasi prevedibile e necessaria.

Heynckes prova a ritrovare il sorriso prima in Portogallo (Benfica), poi di nuovo in Spagna (Atletico Bilbao, che aveva già guidato qualche anno prima), infine in Germania (Schalke 04, Borussia M'bach e Bayer Leverkusen). Ma a parte due Intertoto con lo Schalke non vince più nulla. Fino al ritorno al Bayern, con i traguardi di cui abbiamo già scritto. Jupp Heynckes, condottiero a Monaco e sfortunato protagonista altrove.

"Solo alla fine delle conoscenze di tutte le cose, l'uomo avrà conosciuto sé stesso", diceva Nietzsche. E allora, ecco che per il tecnico che potrebbe entrare nella storia della Champions per aver raggiunto la finale del torneo per due anni consecutivi, si apre lo scenario che renderebbe pieno merito alla sua memoria. La classica ciliegina sulla torta. Lasciare il mondo del calcio all'alba dei 70 anni, così come da sua ferma intenzione, con la conquista della coppa più importante d'Europa. Da Heynckes a Guardiola, per un Bayern stellare.

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