Mourinho: 'Amo l'Inter' (ma non torno)

Ciccio Valenti: "Fa parte della storia del club ma è stato lui a voler andare via"

Josè Mourinho esulta a Madrid la notte della conquista della Champions con l'Inter (LaPresse)

Matteo Politanò

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Un fiume in piena: ricordi, passioni, lacrime, aneddoti che fanno sorridere. Josè Mourinho si è raccontato a 360° in un'intervista alla televisione lusitana TVI parlando nel dettaglio del suo amore per l'Inter, il club a cui resta più legato. "L'Inter è il club in cui mi è piaciuto di più stare. Nessun altro mi ha regalato la stessa felicità. L'Inter è una famiglia e io apparterrà alla famiglia nerazzurra per sempre. Quando l'ho lasciata ho pianto più di una volta. Ho vissuto in un ambiente fantastico, dalla Pinetina, dove ci si allenava, a San Siro, il nostro stadio".

Malinconia pura farcita da ricordi unici legati all'anno del triplete. "Questi ricordi, lo ripeto, mi procurano tanta nostalgia. Gioisco per i successi dell'Inter e soffro quando l'Inter viene battuta o fermata, com'è successo in queste ultime settimane. Fra l'altro, l'unica volta in vita mia in cui ho vinto ai rigori è stata la Supercoppa Italiana conquistata contro la Roma, il primo dei miei trofei nerazzurri. E' che quando si va ai rigori per decidere il vincitore mi assale il panico. Così perdo sempre, compreso l'ingresso a due finali di Champions League con Chelsea e Real. Soltanto l'Inter mi ha regalato anche questa gioia".

Ai ricordi si aggiungono anche gli aneddoti: "In occasione del primo scudetto ricordo un sabato in particolare. Il nostro inseguitore era il Milan, che nell'anticipo di quella sera era stato battuto dall'Udinese rendendoci così campioni. Era la terz'ultima di campionato e noi dovevamo giocare il giorno dopo col Siena. Ad Appiano esplose subito la festa, con tutta la squadra a chiedermi di andare a festeggiare in Piazza Duomo assieme ai tifosi. Io ho pensato che se fossimo andati non saremmo stati a letto prima delle tre-quattro del mattino e poi l'indomani saremmo scesi in campo stanchi e addormentati rischiando di interrompere la nostra striscia di vittorie. Ho allora pensato fosse giusto non farlo. Io ero già in camera mia quando bussò Julio Cesar, piangeva a dirotto implorandomi di andare a Piazza Duomo. Quelle parole mi hanno lasciato traballante e alla fine ho deciso di accontentare i ragazzi. I tifosi quando ci hanno scoperto sono diventati pazzi. Siamo tornati ad Appiano verso le tre di domenica e nel pomeriggio i giocatori sono stati fantastici, dando tutto per non perdere l'imbattibilità".

Storia di un amore che vive negli album dei ricordi, di un legame che resterà in eterno ma che difficilmente vivrà un nuovo capitolo. Nonostante i sogni dei tifosi infatti sembra impossibile ipotizzare che un giorno lo Special One possa tornare in nerazzurro. La fede all'Inter infatti fa bilanciata con un altro legame forte del tecnico portoghese, quello con i contratti a sette zeri. Dopo il Chelsea, i nerazzurri e il Real Madrid il futuro del portoghese sembra destinato ad un nuovo cambiamento. Il Real Madrid arranca in Liga e se anche quest'anno le merengues dovessero restare senza vittorie in Europa Josè potrebbe cambiare aria.

Destinazioni più probabili sono proprio le due città europee più ricche del calcio, Manchester e Parigi. Il City sta pensando al portoghese per il dopo Mancini mentre il Paris Saint Germain vorrebbe provare l'investimento del secolo con lo Special One insieme a Cristiano Ronaldo. Ecco perché le parole di Mourinho suonano come dolci ricordi di un passato destinato a restare tale. Il nuovo corso del club di via Durini parla chiaro: Stramaccioni guadagna circa 500 mila euro a stagione, i top player del vecchio corso sono stati scaricati per l'eccessivo peso dei contratti (Maicon, Julio Cesar e presto anche Sneijder) e l'ingaggio del portoghese parla chiaro: 15,3 milioni di euro lordi all'anno al Real, una cifra che lo rende l'allenatore più pagato al mondo. Dietro di lui ci sono Ancelotti a 13,5, Lippi a 10, Ferguson a 9,4, Wenger a 9,3, Hiddink a 8,3 e Capello a 7,8.

Giacomo "Ciccio" Valenti, tifoso nerazzurro doc, dice la sua al riguardo: "E' pieno di ex fidanzate che parlano molto bene del passato ma che se ne sono andate nel momento fondamentale. E' stato un grandissimo, oltre al triplete, ricordo una partita con il Chievo giocata il 6 di gennaio appesantiti dopo i panettoni e i cotechini delle feste:dopo 15 minuti l'Inter era già in gol. Nonostante tutto resta il fatto che dopo la vittoria della Champions è salito in macchina per trattare con un'altra società. Lui sa dove colpire e dove toccare il tifoso interista, penso che comunque sia sincero. Per me non tornerà mai non tanto per l'ingaggio quanto per il fatto che Mourinho non accetterebbe mai di giocare con gente come Alvarez e Jonathan. Non credo che sia somaticamente possibile che un giocatore come Alvarez possa giocare per Mourinho. Josè è un perfezionista, ha dimostrato di voler lasciare un segno indelebile. La forza di Mourinho è quella: lui fa di tutto per far andare le cose in una certa direzione. Rispetto molto Stramaccioni ma andare a Rubin senza i titolari, perdere 3-0 e tornare tristi non è stata una scelta giusta. Di Mourinho sicuramente mi mancano le decisioni e il fatto di accentrare i problemi su di sé proteggendo la squadra. Poi, ripeto, quella partita con il Chievo dopo le feste resta il riassunto perfetto di Josè Mourinho, la cura di ogni dettaglio".

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