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Calcio

Italia, sprint verso il Mondiale: rischi e vantaggi del cambio modulo

Gli infortuni costringono Ventura a una nuova formazione, provata una sola volta fin qui. Tutti gli schemi delle sue partite da ct azzurro

All'ultima spiaggia con un'Italia sperimentale o quasi. Ventura si gioca la qualificazione agli spareggi che portano a Russia 2018 con una nazionale molto diversa da quella vista nei suoi primi tredici mesi sulla panchina azzurra. Colpa degli infortuni (Belotti soprattutto) e della necessità di dare un segnale dopo le critiche seguite al pesante ko contro la Spagna.

Una doppia esigenza che spinge verso l'abbandono del 4-2-4 con cui l'Italia venturiana è scesa in campo ben 7 delle 13 volte in cui ha giocato, comprese le ultime 5 di fila, per il ritorno alla difesa a tre con tridente offensivo. Una formula vista una sola volta nel novembre scorso in amichevole contro la Germania (risultato finale 0-0) o, nella versione con trequartista, riproposta in Olanda a marzo nella serata più bella del ciclo di Ventura.

Un azzardo? Può essere, anche se alcune considerazioni sulle caratteristiche dei giocatori a disposizione e sulla loro attitudine anche nei club lascia sperare che si tratti di una salto nel buio ragionato.

Tutti i moduli usati dall'Italia di Ventura

Da quando è diventato commissario tecnico ereditando l'Italia da Conte post-Euro 2016, Ventura ha di fatto utilizzato solo due moduli. Ha iniziato con il 3-5-2 che dava garanzie, nel solco dell'esperienza del ciclo precedente e poi ha virato sull'amato 4-2-4.

La vecchia formula - vecchia nel senso di ereditata insieme alla panchina e al gruppo dei senatori da Conte - è stata riproposta nei primi quattro impegni contro Francia (amichevole), Israele, Spagna e Macedonia. Una scelta obbligata non essendoci tempo per inventare altro senza rischiare di pagare pegno in un girone di qualificazione subito impegnativo.

Poi in Liechtestein (12 novembre 2016) c'è stato il varo del 4-2-4 che diventato il modulo di riferimento con le uniche eccezioni del 3-4-3 nell'amichevole contro la Germania (15 novembre 2016) e del 3-4-1-2 della trasferta felice in Olanda (28 marzo 2017). Nemmeno la prospettiva di sfidare la Spagna al Bernabeu ha spinto Ventura ad abbandonare l'amato gioco, salvo poi scoprire di non riuscire a contenere la superiorità spagnola a centrocampo e di avere troppi giocatori fuori ruolo.

Perché cambiare modulo adesso è un rischio

Cambiare nel momento decisivo del biennio, davanti alla prospettiva di un doppio appuntamento dal quale dipende il modo in cui l'Italia entrerà nella griglia degli spareggi per Mondiale conserva un profilo di rischio. 

Per quanto flessibili e abituati con i loro club, non è detto che ci sia il tempo sufficiente perché i giocatori azzurri provino a fondo movimenti e sfumature della nuova impostazione. Le avversarie non spaventano (Macedonia e Albania), però al di là della matematica servono due vittorie per allontanare qualsiasi rischio di non essere teste di serie.

Insomma, la logica dice che sarebbe opportuno andare in campo con qualche certezza in più e senza sperimentare proprio adesso una soluzione vista così poco nel corso del ciclo di Ventura.

Perché il nuovo modulo può essere un vantaggio

Sull'altro piatto della bilancia c'è, però, la speranza che il tridente offensivo puro visto fin qui una sola volta (e senza Insigne) possa esaltare le caratteristiche del talento del Napoli che di questa nazionale rappresenta certamente l'uomo con maggiori spunti. Nel Napoli è intoccabile, leader e decisivo ed è arrivato il momento che lo sia anche in maglia azzurra.

Lo stesso Immobile è abituato a ricoprire la posizione di prima punta con due esterni ai lati. E in difesa si ricomporrà la BBC originale che non viene schierata insieme da tredici mesi. E' vero che Bonucci non attraversa un periodo di forma positivo, ma certamente si tratta di uno spartito che i protagonisti conoscono a memoria.

Preoccupa la morìa a centrocampo che costringe Ventura a scegliere le seconde e terze linee, ma la speranza è che possa bastare per superare lo scoglio di ottobre e arrivare al mare di novembre. Dove l'imperativo è non fallire, per evitare la catastrofe del secondo Mondiale della storia senza Italia ai nastri di partenza.

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