Brutta Italia, il fallimento di Prandelli (uomo solo)

Tutti gli errori del ct in una spedizione costata tantissimo e ricca solo di confusione - La disfatta via Twitter - Balotelli flop - Sondaggio: chi volete ct?

Prandelli osserva sconsolato l'Italia crollare con l'Uruguay – Credits: Ansa

Giovanni Capuano

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Torniamo a casa e per la seconda volta consecutiva lo facciamo dopo il primo turno, uno tsunami che travolge tutto e tutti. Via Prandelli, che un'ora dopo la fine della speranza annuncia le sue dimissioni perché "mi sento responsabile del fallimento del progetto", ma anche con veleno sparso ovunque. Via anche Abete, che aveva il mandato fino al 2016 e che crolla insieme alla nazionale.

Un addio amaro, che porta il ct ad attaccare giornali e opinione pubblica: "Prima di fare il nuovo contratto c'era l'idea di fare qualcosa di diverso per il calcio italiano, poi dopo il rinnovo ci siamo trovati di fronte ad aggressioni verbali. Non so cosa sia successo, ma siamo diventati come un partito politico, ci siamo sentiti come chi ruba soldi ai contribuenti. Anche per questo mi dimetto. Non rubo soldi pubblici e vado a testa alta".

Uno sfogo clamoroso, da uomo solo contro tutti e che si sente accerchiato come spesso gli è accaduto nel lungo inverno prima del Mondiale. Il ct è arrivato in Brasile con il contratto rinnovato fino al 2016, ma non va dimenticato che in dicembre aveva praticamente annunciato l'addio alla nazionale e che poi ci aveva ripensato parlando un nuovo progetto quadriennale con pieni poteri, salvo poi ripiegare sul 'contrattino' firmato a Coverciano. Uno sfogo, il suo, che chiude un anno difficilissimo, in cui il ct ha preparato una spedizione mondiale andata male, tradendo incertezze e ripensamenti. Usciamo contro Costa Rica e Uruguay e lo facciamo meritatamente, come sintetizzato senza troppi giri di parole da Buffon. Rodriguez Moreno? Certo, ha sbagliato non espellendo Suarez e ha esagerato con Marchisio. Però l'alibi degli errori dell'arbitro finisce qui, da dove parte l'analisi di un Mondiale nato male e proseguito peggio.

In generale non si è capito dove Prandelli volesse portare la sua nazionale. Mentre era chiara l'identità tattica del biennio pre-Europeo, quello che è accaduto dal 2012 a Natal è stato spesso contraddittorio e nebuloso. Prima il possesso palla, poi il calcio verticale, quindi di nuovo il tiki-taka italiano. A un mese dal debutto, ancora il ct parlava di 4-3-2-1 nelle varie declinazioni come modulo di riferimento. Poi il cambio in corsa (4-1-4-1) appena provato, il cambio in corsa contro Costa Rica e l'abiura totale prime dell'Uruguay, con la difesa a tre mai amata (anche se perno della Juve del tripletta scudetto) e la coppia Balotelli-Immobile sconfessata due settimane prima.

Il risultato è stato disastroso. Da Kiev (1 luglio 2012) in poi 9 partite vinte su 28, una sola nelle ultime 10 dopo aver agguantato la qualificazione con due turni d'anticipo, buttando via anche l'8° posto nel ranking Fifa pareggiando in casa contro l'Armenia. Numeri da Italia minore, altro che squadra con la potenzialità di arrivare in finale, come Prandelli diceva prima di decollare per il Brasile. Arrivati a Rio, poi, è iniziato il balletto degli alibi: il caldo, l'umidità, il vento, la scarsa competitività del calcio italiano, l'arbitro e via andare. Argomenti deboli o debolissimi, a partire dalle condizioni climatiche che l'Italia aveva il vantaggio di conoscere bene avendole testate nella Confederations Cup.

Quanto è costata la spedizione in Brasile? 4 milioni e 700 mila euro, di cui 800.000 per il ritiro a cinque stelle di Mangaratiba e il resto - spese logistiche a parte - in tecnologia e strumenti per preparare la nazionale al meglio, dalla casetta di Manaus allestita a Coverciano agli indumenti contro il caldo. Tutto per arrivare a Manaus, Recife e Natal e scoprire di essere quelli meno preparati fisicamente all'impatto, trascorrendo le vigilie (soprattutto quella della gara con la Costa Rica) a discutere di time out piuttosto che a concentrarsi sulla tattica per fronteggiare una squadra che si era già rivelata al mondo battendo l'Uruguay.

Prandelli chiuse il suo quadriennio e lascia dietro di sé le macerie di un'Italia che sarà da ricostruire da zero. Natal è stato il passo d'addio di Pirlo e, probabilmente, di altri senatori. L'integrazione con il gruppo dei giovani non c'è stata. A parte Verratti (che il ct pensava di escludere fino all'ultimo, salvo poi ripescarlo nei 30 e quindi nei 23) e Darmian, gli altri innesti hanno dato risultati insoddisfacenti. Tra i giovani, o presunti tali, andrebbe messo anche Balotelli con i suoi 24 anni e qui si arriva al capitolo più dolente del fallimento di Prandelli, che sulle spalle di SuperMario aveva appoggiato tutto il suo progetto tecnico e tattico, proteggendolo anche dalle stesse regole interne del codice etico a costo di sfidare la logica e il senso del ridicolo.

Balotelli lo ha tradito, così come ha fatto con Seedorf nella seconda parte della stagione milanista. La sostituzione nell'intervallo della gara contro l'Uruguay è stato il segnale della resa. Le parole di Buffon e il racconto dello stesso Prandelli ("Non riesci mai a capire se sia calmo o nervoso. E' sempre difficile raggiungere un equilibrio e io aveva paura di restare in dieci") sono l'ammissione del fallimento. Balotelli farà ancora parte della nazionale, ma difficilmente avrà ancora l'apertura di credito concessagli da Prandelli. Che ha scommesso su Mario, ha perso e ha pagato.

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