Calcio

13 novembre 2018: un anno fa Italia-Svezia

Sono passati 365 giorni dall'umiliante eliminazione della nazionale dai Mondiali. Cronaca di dodici mesi vissuti (poco) intensamente

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Giovanni Capuano

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San Siro, 13 novembre 2017. E' passato un anno esatto dalla notte più buia della storia recente del calcio e dello sport italiano. Un anno fa uscivamo dallo spareggio mondiale senza riuscire a fare un gol in 180 minuti alla Svezia, squadra discreta e poco più. Cacciati dall'olimpo del Mondiale, reietti, condannati a un'estate a guardare gli altri tifando contro (e ci è andata male anche lì) e a interrogarci sul perché della caduta così in basso.

Oggi, 13 novembre 2018, siamo al primo anniversario della nostra corea del terzo millennio. Sono passati 365 giorni e faticosamente stiamo cercando di rialzarci. Non è solo una questione di numeri, bilanci e parametri su cui valutare il nostro stato di salute. No. E' una questione di pelle, esserci riusciti a togliere dalla faccia il bruciore di quegli schiaffi e il rossore della vergogna provata un anno fa.

A che punto siamo?

La cronaca degli ultimi dodici mesi

Benedetto sia Biraghi Cristiano, esterno della Fiorentina classe 1992, che regalandoci la vittoria in Polonia ha evitato all'Italia la retrocessione nella serie B della Nations League. Nulla di drammatico, per carità, ma sarebbe stato un altro sfregio all'immagine, un colpo all'autostima, un dover metabolizzare un altro fallimento.

Ce lo siamo evitati e Mancini ci ha mostrato anche qualche incoraggiante segnale di ripresa: un gruppo giovane esiste e il talento non manca anche se siamo lontani anni luce dai migliori del mondo. Del resto nella classifica del ranking Fifa languiamo in 19° posizione (il record negativo è dell'aprile scorso 20°) ed è arrivato il momento di risalire la china per non incorrere in sorteggi da incubo stile pre-Mondiale 2018.

A livello politico dopo Tavecchio c'è stato un breve vuoto di potere cui è seguito il commissariamento voluto da Malagò e, quindi, dal 22 ottobre scorso c'è Gabriele Gravina sulla tolda del comando. Il voto? Male la coppia Fabbricini-Costacurta, senza giudizio ancora il nuovo presidente che ha due anni per risolvere una quantità notevole di guai.

Siamo reduci da un'estate da arrossire nella gestione della partenza dei campionati di Serie B e Serie C, tra ricorsi, polemiche, richieste di danni e intromissioni da parte del Governo sui cui lo sport italiano (non solo il calcio) dovrà riflettere e fare sintesi in fretta per darsi regole certe ed evitare una ricaduta. In alcuni momenti si è superato il limite del ridicolo, ma in parte è anche colpa di chi c'è stato fino al 22 ottobre.

A voler essere ottimisti, il paggio è alle spalle. In fondo il pallone continua a essere l'attrazzione maggiore per gli italiani con sempre più calciatori (dai bambini ai professionisti) e un esercito di 28 milioni di uomini e donne che si dichiarano interessato al calcio. In media ne parlano 8 ore a testa durante la settimana; nessuno in Europa arriva a tanto. 

 

La cronaca (semi-seria) dell'ultimo anno

Provando a prenderla col sorriso, per chi ci riesce anche a un anno di distanza, questi 365 giorni non sono passati invano. Intanto c'è un ex ct (Giampiero Ventura) che si è fatto le vacanze a Zanzibar per riflettere e spiegarci che non è stata colpa sua, si è fatto pagare fino all'ultimo, è salito in corsa sulla panchina del Chievo, ha fatto un punto in 4 partite e ha salutato la compagnia scoprendo l'istituto delle dimissioni con un anno di ritardo.

Noi abbiamo trascorso l'estate cercando una nazionale alternativa da tifare in assenza degli azzurri. L'Islanda sorpresa degll'Europeo? Non pervenuta. Ultima nel girone con un misero punticino con tanti saluti per il geyser sound. La Polonia piena di 'italiani'? Idem. Ultima. Nessuna africana ispira-simpatia. Niente di niente.

Abbiamo goduto per i tedeschi buttati fuori, per una volta, ma poi il destino ci ha presentato il conto e la coppa l'hanno alzata i francesi, per di più giocando all'italiana. In faccia alla Croazia della quale ci eravamo nel frattempo innamorati anche per questioni di banale campanile.

Una cosa da incubo, per fortuna finita. Oggi 13 novembre 2018, l'unico modo per metabolizzare il primo anniversario della disfatta di San Siro è fare finta che non sia mai esistita. Resettare. Ignorare. Pensare ad altro. Ecco, anche questo articolo sarebbe stato meglio non scriverlo; ha solo riaperto una ferita che da quella notte continua a sanguinare.

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