Calcio

Italia ko contro la Spagna: cosa lascia l'Europeo Under 21

La generazione di fenomeni (senza vittoria), Donnarumma, le voci di mercato e un allarme in vista della sfida di settembre

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Giovanni Capuano

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Niente ritorno alla vittoria, che manca dal 2004. L'Italia si deve rassegnare ancora a un ruolo da comprimaria nell'Europea dei giovani e questa volta fa più male perché le premesse erano diverse. Gli azzurrini sono usciti a testa alta contro la Spagna, la più forte di tutto il torneo, dunque è difficile fare critiche impietose. Però l'aspettativa era quella di tornare a giocarsela alla pari fino in fondo e, invece, si torna a casa con un piazzamento poco più che anonimo.


Il bilancio finale parla di due vittorie (Danimarca e Germania nel girone) e due sconfitte. L'Italia ha segnato 5 gol e ne ha subiti 6: una fotografia appena sopra la sufficienza, strappata più che altro grazie al successo con i tedeschi e al primo tempo contro gli spagnoli. Due flash che hanno confermato il grande potenziale della squadra di Biagio.

Non dobbiamo avere rimpianti, nel senso che la brutta scivolata contro i cechi non ha compromesso nulla: abbiamo comunque vinto il girone consegnandoci alla sfida con la Spagna e lasciando la Germania alla più semplice (sulla carta) Inghilterra. Forse possiamo ripensare agli ultimi 20 minuti contro i tedeschi e alla caccia alla seconda rete che avrebbe eliminato loro e creato i presupposti per una semifinale Italia-Slovacchia.

Però bisogna essere onesti e sottolineare come il rischio di scoprirsi troppo, prendendo quel gol che ci avrebbe eliminato, era troppo alto: 99 squadre su 100 si sarebbero comportate allo stesso modo. Ecco, allora, qualche riflessione che l'esperienza nell'Europeo lascia al calcio italiano:

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Gruppo forte che andrà in nazionale - La prima valutazione è che molti dei ragazzi di Di Biagio (in uscita) hanno qualità sufficienti per transitare nel prossimo ciclo della nazionale maggiore. Qualcuno è già pronto per il Mondiale in Russia, sperando di arrivarci, e a settembre proseguirà la sua corsa con Ventura. Altri ci arriveranno. 

C'è qualche nome che si è imposto partendo dalla penombra: Pellegrini, Barreca, Chiesa. Tra i big si sono confermati Caldara e Bernardeschi, il migliore della rassegna con la maglia azzurra.


La Spagna resta di un altro pianeta - Tutto questo non è bastato per battere la Spagna che rimane di un altro livello. E' una considerazione mara, ma che va fatta. Saul, il nostro killer, a 22 anni ha già giocato due finali di Champions League ed è stato decisivo in una semifinale. Asensio è un crac e come profondità di rosa le Furie Rosse ci sono superiori.

Le distanze tra noi e loro si sono, insomma, solo ridotte ma non annullate. Nel 2013 la finale dell'Europeo Under 21 in Israele era stata un'autentica lezione di gioco mentre questa volta gli azzurri sono rimasti in gara fino all'espulsione di Gagliardini che ha chiuso male un ottimo Europeo dando la sensazione del gap anche di esperienza con i pari età spagnoli.

Il flop di Donnarumma (e l'Euro preparato male) - La storia dirà se si è trattato di un caso o di un allarme, però l'Europeo di Donnarumma è stato negativo. Ha preso almeno 3-4 gol per sue responsabilità dimostrando limiti tecnici che qualcuno aveva visto anche con il Milan ma che erano stati coperti dall'infatuazione per la storia del giovane talento in esplosione.


Certamente ha faticato a reggere la pressione del caos sollevato dalle sue vicende contrattuali e qui deve ringraziare chi lo ha messo in questa condizione senza capire il danno che gli veniva fatto. La Figc è vittima della vicenda e ha ragione ad essere irritata per come è stato rovinato il clima del ritiro nel momento più importante del quadriennio. Donnarumma deve riflettere, chi lo gestisce anche: il primo vero appuntamento della sua carriera è stato 'bucato'.

Allarme per la condizione fisica - Ultima considerazione in proiezione al 2 settembre quando contro gli spagnoli ci giocheremo l'accesso diretto al Mondiale del 2018 dovendo vincere a tutti i costi a Madrid. Italia-Spagna è stata molto simile a Juventus-Real Madrid di Cardiff, cioé due sfide in cui siamo stati in partita bene fino a quando ci sono stati fiato e forza nelle gambe. Poi nella ripresa il black out e il temporale annunciato sin dai primi minuti.

Ventura ha chiesto inutilmente che gli fosse concesso un anticipo del campionato a Ferragosto per portare al Bernabeu un'ossatura di squadra con non meno di tre partite sulle gambe (per qualcuno di più grazie a Supercoppa e preliminari europei). Non ha avuto soddisfazione ma, forse, aveva ragione lui: l'unico modo per colmare il gap tecnico con gli spagnoli è essere superiori a loro nella corsa. Bisognava pensarci per tempo. Ora è tardi e speriamo che a settembre il finale del copione cambi.

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