L'ItalConte e la sconfitta degli 'elli'

Far dimenticare chi non c'era: obiettivo raggiunto dalla prima nazionale di Antonio. Prandelli e Balotelli cancellati in una notte - 5 domande sul debutto di Conte - Vi è piaciuta la nuova Italia?

Cesare Prandelli e Mario Balotelli – Credits: Ansa

Giovanni Capuano

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Il primo sarà stato affondato sul divano di casa sua nel Merseyside, l'altro con televisione accesa e vista sul Bosforo. Uno, Balotelli, avrà magari studiato i movimenti di Zaza per capire cosa voglia da lui Conte il giorno in cui lo richiamerà a Coverciano. L'altro, Prandelli, avrà osservato con un pizzico di rammarico la foga con cui Immobile si è buttato dentro la partita e la nuova avventura azzurra. Da leader, come non era stato in Brasile anche (non solo) per colpa del ct che lo aveva tenuto fuori dal gruppo azzurro fino all'ultimo a dispetto delle caterve di gol con la maglia del Torino. La notte di Conte al San Nicola è stata anche la notte della rimozione degli 'elli'. Balotelli e Prandelli, i due volti scuri della figuraccia mondiale in Brasile, non a caso i due usciti dall'aeroporto della Malpensa per conto proprio, su van oscurati, senza nemmeno accettare il confronto visivo con la manciata di tifosi giunti fin lì sfidando la pioggia. Da ieri Balotelli e Prandelli sono il passato, ma mentre il primo tornerà anche a essere il presente della nazionale, perché prima o poi Conte affronterà anche il discorso Supermario "senza alcuna preclusione", come ha già spiegato, il secondo avrà avuto modo di fare qualche riflessione.

La prima Italia di Antonio è stata molto diversa dall'ultima di Cesare. Non solo quella vista in terra brasiliana, ma in generale la squadra che dopo il brillante Europeo del 2012 si è persa senza più trovare il filo del gioco. I numeri sono impietosi e dicono tanto: una sola vittoria dopo la gara contro la Repubblica Ceca che ci consegnò il pass mondiale (l'illusorio 2-1 all'Inghilterra in apertura di girone), una montagna di occasioni perse per strada, amichevoli disputate come se non servissero a nulla e un patrimonio di affetto e sostegno dilapidato in sterili discussioni sul codice etico e dintorni. Create - è giusto sottolinearlo - prima di tutto dallo stesso ct, perso nell'interpretazione da azzeccagarbugli del suo stesso pensiero. L'Italia di Conte è sembrata liberata da tutto questo. Poche idee, perché poco è stato il tempo per metterle insieme, però chiarissime. Un modulo base identico a quello del pomeriggio di Natal (3-5-2), ma interpretato con un livello di intensità e partecipazione sconosciuti prima. D'accordo, l'Olanda è stato uno sparring partner morbido ai limiti della decenza, ma va ricordato che la seconda Italia di Prandelli, dall'Europeo in poi, era stata capace di battere solo San Marino in amcihevole: una vittoria su 12 gare. Punto.

Per Balotelli il discorso si fa più complesso. Avrà una chance azzurra, questo è chiaro, perché nemmeno Conte può permettersi di tenere fuori a prescindere il talento 24enne che è sbarcato a Liverpool pieno di buoni propositi dopo i fallimenti al Milan e con la nazionale. Mario, però, farà bene a guardarsi e riguardarsi il dvd dell'amichevole contro l'Olanda per mandare a memoria i movimenti che il ct chiede ai suoi attaccanti. Visto Zaza? Attivo sempre, con o senza palla, 20 palloni toccati, 4 sponde, pochi dribbling (3) e quasi nessuna concessione all'effimero ma una notevole concretezza. L'attacco continuo e costante alla profondità senza stare a girare per il campo andando a occupare posizioni non sue. Insomma, il contrario di quanto Balotelli ha fatto vedere nella seconda parte della sua carriera, Mondiale compreso. Per tornare centrale nel progetto di Conte dovrà capire che il passaggio è che sia lui a mettersi a disposizione del gruppo e del gioco voluto dall'allenatore e non il contrario, come ha sempre preteso che fosse. Se riparte così, bene, altrimenti quella del San Nicola sarà anche stata la notte dell'eclissi totale degli 'elli'.

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