Calcio

Italia: pregi e limiti del 3-1 su Israele nell'esordio per i Mondiali 2018

Ad Haifa la Nazionale di Ventura non sbaglia la partenza, ma soffre più del dovuto: cosa già funziona e cosa no in vista della Spagna

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Giovanni Capuano

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Aveva ragione il ct Ventura alla vigilia dell'esordio della sua nuova Nazionale ad Haifa nelle qualificazioni dei Mondiali di Russia 2018: Israele conferma di non essere la Francia e l'impresa di bagnare con la vittoria il debutto (3-1 con reti di Pellè, Candreva su rigore e Immobile) è di conseguenza alla portata di un gruppo che manca però ancora di punti di riferimento e qualità. Obiettivo centrato, comunque, dimostrando ancora una volta come l'Italia da match che conta sia profondamente diversa da quella delle amichevoli: una caratteristica (e per certi versi anche limite) che nessun ct e' stato sinora in grado di cambiare.

Sofferenza e un goal di troppo
Abbiamo però sofferto tanto, soprattutto quando siamo rimasti in dieci per l'espulsione di Chiellini che ha lasciato i compagni in inferiorità numerica all'alba della ripresa. Quel doppio giallo, unito alla rete incassata da un Israele che ha confermato di valere il 76° posto nel ranking Fifa e nulla più, rappresentano il lato oscuro della notte di Haifa. Non abbiamo ancora né la difesa blindata dell'Europeo, né la ferocia contiana che ci ha fatto diventare grandi in Francia: al proposito Ventura ha ammesso di soffrire i paragoni e di subirli, ma la verità è questa. E, pur con tutte le differenze del caso, si deve arrivare in fretta a quella intensità di gioco per supplire a evidenti limiti di gioco.

Lo stress di Ventura
La tenuta del ct allo stress è l'altra incognita che portiamo a casa dalla prima settimana azzurra del nuovo corso. Ventura è finito sotto pressione subito e lo ha onestamente ammesso: si deve però abituare alla svelta, perché questa è la normalità per chi guida la Nazionale italiana. A ottobre l'asticella si alzerà in maniera importante e contro la Spagna vivremo il primo bivio decisivo della corsa a Russia 2018: con Haifa si chiude la fase di trasferimento e inizia la partita vera e propria.

Quello che ha funzionato
A chiudere, le note positive: intanto la vittoria è stata meritata e non frutto del caso, con tre reti che non sono poco per una Nazionale che ha sempre avuto limiti davanti. Si è confermata in tal senso l'importanza di Pellè, che in azzurro si trasforma, mentre Immobile ha ripagato la fiducia di Ventura. Piace poi il gioco che allarga gli spazi, con gli esterni risultati uno dei dettagli piacevoli di questo debutto azzurro, anche se non tutti gli automatismi funzionano già alla perfezione. Per il momento ad ogni modo basta così: arrivederci il 6 ottobre a Torino per il match con la Spagna, che saprà dirci molto di più su quello che siamo e su cosa possiamo diventare.

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