E’ la sconfitta dell’Italia dei giovani

Non c’è solo l’eliminazione dal Mondiale di Calcio. La nuova generazione di azzurri ha tradito le aspettative, in tutti (o quasi) gli sport - Lo Speciale Brasile 2014

Due giovani tifosi italiani sconsolati dopo la sconfitta dell'Italia contro l'Uruguay. – Credits: Getty Images

Teobaldo Semoli

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Il giorno dopo, nel bar degli sconfitti, c’è chi se la prende con l’allenatore, chi con l’arbitro, chi con gli avversari, chi con il pallone (in generale). Eppure tra i tifosi italiani, terra di santi e uomini di sport, c’è chi spera che cambiando “canale sportivo”, inteso come disciplina, riuscirà comunque ad appagare il suo patriottismo ferito dall’eliminazione della Nazionale al mondiale brasiliano

E invece si scopre che cambiando campo e attrezzi di gioco non è che l’Italia e la sua nuova generazione di talenti se la passino poi tanto bene, anzi. In tabellone a Wimbledon, che si sta svolgendo proprio in questi giorni, le soddisfazioni azzurre sono poche o nulle: di “giovani” italiani ne è rimasto solo uno, Fabio Fognini, per il quale si spera, più che la vittoria (c’è Murray negli ottavi di finale), che non perda la testa mettendo in mostra le sue ormai celebri sceneggiate, che gli sono già costate 27mila dollari di multa.

In generale è il tennis italiano degli ultimi 10 anni che, almeno in campo maschile, è stato avaro di soddisfazioni con risultati che non vanno oltre il ritorno nella serie A di Coppa Davis (e ci mancherebbe altro) e qualche recente vittoria, dello stesso Fognini, in Master di seconda fascia. Sono lontani i ricordi della finale di Coppa Davis del ’98 con Narciso, Camporese e Gaudenzi, giocatori dalla capacità tecniche forse inferiori, se paragonate a quelle dei talenti azzurri odierni, ma con una testa e un cuore da far impallidire il più motivato dei Balotelli. Non quello del Brasile, per intenderci.

Sì perché come ha detto anche Gigi Buffon dopo la sconfitta contro l’Uruguay “non è che ce la si possa sempre perdere con i vecchi, che da anni tirano la carretta”. Gli stessi vecchi che con l’Italia del Volley vincevano mondiali (’90, ’94, ’98), Europei (’92, ’94, ’97, ’99 e 2000) e World League (8 volte) a raffica, fino al 2005. Da lì in poi il vuoto totale con eliminazioni in serie compensate solo in parte dal Bronzo di Londra 2012. 

Non è solo una questione di talento. In alcuni casi le nuove leve dello sport azzurro sono, se prese individualmente, migliori di quel del passato. Soprattutto se paragonate al livello generale degli atleti. In questo senso il basket, secondo sport più praticato in Italia, è la cartina di tornasole, con un movimento in grado di produrre alcune eccellenze individuali, con quattro italiani in Nba di cui uno (Belinelli) fresco vincitore del titolo, ma che non riesce a portare risultati a livello di Serie A e Nazionale. Negli ultimi 10 anni (in pratica da Atene, in poi) i risultati della pallacanestro azzurra sono peggiorati in maniera drastica. Dal 2004 non abbiano portato nessuna italiana in finale di Eurolega quando nei primi anni 2000 ne avevamo avute addirittura quattro, mentre la Nazionale non si è qualificata ai prossimi Mondiali dopo essere uscita malamente da un Europeo in cui era entrata solo perché il  “vecchio” Dino Meneghin, da Presidente della Federazione, è riuscito ad allargare il numero delle partecipanti alla competizione (da 16 a 24 squadre). 

E che dire dei motori? Tralasciando i guai della Ferrari, con l’avvento delle nuove leve di piloti stranieri non abbiamo più nessun italiano al volante di una monoposto di Formula 1. Non succedeva da 40 anni. Per chi segue la Moto Gp i podi tutti tricolore di Rossi, Biaggi e Capirossi sono ormai storia del passato, con il solo Valentino rimasto a difendere l’onore della tradizione della scuola italiana e con Dovizioso e la Ducati ad annaspare nelle retrovie.

Colpa della crisi, di soldi e sponsor, ma forse anche della mancanza di voglia e propensione al sacrificio che è condizione imprescindibile per il raggiungimento di risultati importanti. Quelli a cui siamo stati (forse troppo) abituati dalla precedente generazione di sportivi azzurri. Gente che da “giovane” veniva già considerata adulta. Uomini che avrebbero accettato tutto meno che un’eliminazione senza colpo ferire della loro Nazionale. 

Che sia per questo che tanti italiani si sono riconosciti in quel vecchio fisioterapista che uscendo dal campo ha inveito contro l’arbitro Moreno e, aggiungiamo noi, contro una totale assenza di pathos dei giovani azzurri in una partita da "dentro o fuori" in un Mondiale. Non li avrà salvati dall’eliminazione ma ragazzi che soddisfazione. Quasi come quelle di una volta.

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