Costa Rica, "il tedesco" e il sogno di Italia '90

La nazionale centroamericana è pronta per la sfida con gli azzurri. L'obiettivo è superare gli ottavi grazie a un clima e un'organizzazione tutt'altro che caraibici - Speciale Mondiali

La Costa Rica in posa prima della vittoriosa partita d'esordio contro l'Uruguay. – Credits: Ansa.

Matteo Politanò

-

Il 3-1 dei Ticos della Costa Rica sull'Uruguay è stato senza dubbio uno dei momenti più gloriosi del calcio nazionale. Un risultato imprevedibile per una squadra che nella sfida contro l'Italia potrà già centrare una qualificazione che avrebbe dell'incredibile. 48^ nel ranking mondiale ha partecipato alla coppa del Mondo quattro volte ma La tricolor non ha mai potuto competere con le grandi nazioni del calcio mondiale. La partita contro gli azzurri abbaglia i giocatori con la luce dei riflettori, situazione atipica per un gruppo composto ancora da tanti elementi che giocano in patria nella Primera division de Costa Rica. Il calcio costarricense ha una storia breve e lineare e partecipa alle qualificazioni per i mondiali fin dal 1958. La prima volta ad una fase finale è arrivata però solo ad Italia '90 agli ordini di un decano del calcio come il ct serbo Bora Milutinovic.

Tutti i giocatori dell'attuale rosa sono cresciuti con il mito de La mas fuerte, la formazione che fu in grado di battere Scozia e Svezia passando il girone di qualificazione nel mondiale delle notti magiche. La Costa Rica dovette poi cedere alla Cecoslovacchia agli ottavi ma le giocate di Gonzalez, Medford e Ramirez restano la pagina più bella del calcio in Costa Rica. Un ottavo di finale che gli uomini di Jorge Luis Pinto ora sognano quotidianamente. A 75 chilometri da San Paolo, quartier generale della nazionale, l'interesse attorno alla prima sorpresa del mondiale è crescente. Popolarità inattesa che ha sorpreso molti dei protagonisti, una squadra giovane che sembra aver finalmente trovato il giusto compromesso tra freschezza ed esperienza. Radio, tv e testate nazionali cercano il capitano Bryan Ruiz ma ancor di più Joel Campbell. La giovane punta che ha segnato il gol del provvisorio 1-1 sull'Uruguay ha infatti sorpreso tutti per velocità di corsa ed esecuzione, maturità e tecnica. Classe 1992 è di proprietà dell'Arsenal ma nell'ultima stagione ha giocato in Grecia con l'Olympiakos dove si è messo in luce con 8 reti in 32 partite.

Nonostante l'entusiasmo il clima che si respira nel ritiro è però degno dell'organizzazione tedesca. Il ct colombiano Jorge Luis Pinto ha infatti studiato a lungo in Germania e i suoi metodi sono tutt'altro che caraibici: non si possono ricevere telefonate private e ci sono multe salate in caso di dichiarazioni ai giornalisti. E' concessa solamente una chiamata al giorno alla famiglia e il campo d'allenamento è blindato eccetto che per lo staff. Rigore e metodo per continuare un lungo lavoro sulla tattica conclusosi con la qualificazione al mondiale (con una giornata d'anticipo).  "Contro l'Italia proveremo a ripeterci, abbiamo fiducia nelle nostre qualità. In un certo senso siamo pronti ad andare in guerra" ha dichiarato il tecnico dopo la vittoria contro l'Uruguay. Il numero 9 Campbell studia le mosse dei centrali italiani che sembrano soffrire la velocità, Pinto sa che il suo 3-5-2 può fare breccia nella difesa di Prandelli. Per eguagliare il mito e puntare più in alto possibile, con la consapevolezza di poter diventare la nuova Mas Fuerte

© Riproduzione Riservata

Commenti