Calcio

Inzaghi, panchina in bilico. Decide la Coppa Italia?

Dopo il crollo contro la Lazio il Milan si muove: Spalletti o la soluzione interna Tassotti in caso di esonero

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Giovanni Capuano

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Difficile dire se davvero la gara con la Lazio in Coppa Italia sarà decisiva o no. Di sicuro la crisi profonda in cui è precipitato il Milan in questo inizio di 2015 sta accelerando le riflessioni sul futuro del tecnico e, per la prima volta, in discussione non c'è solo il progetto con proiezione sulla prossima stagione, ma la prosecuzione stessa del mandato. Inzaghi rischia l'esonero, anche se sarebbe il terzo allenatore cambiato in 12 mesi e mezzo (l'addio ad Allegri data 13 gennaio 2014 dopo il tracollo contro il Sassuolo) e pure considerando che un eventuale sostituto sarebbe il terzo tecnico a libro paga insieme allo stesso Inzaghi e a Seedorf. Un salasso non da poco in un'epoca di grandissima attenzione ai bilanci: circa 4 milioni netti (8 lordi) fino al 30 giugno 2016. Numeri che condizioneranno, forse, anche l'eventuale scelta del successore perché alcuni allenatori liberi ci sono (Capello che non viene pagato dalla federazione russa, Prandelli o Spalletti), ma il budget dovrà essere messo a disposizione direttamente da Silvio Berlusconi perchè nei conti non c'è spazio. Intanto Arrigo Sacchi si è sfilato dalla corsa. Non ha più voglia ed energie. Portarlo a Milanello nel momento più difficile non è stata una grande idea.

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Il vertice tra Galliani, Inzaghi e i giocatori nello spogliatoio dell'Olimpico al termine della partita con la Lazio è stato solo il primo di una serie di confronti. La squadra è in ritiro fino alla Coppa Italia, metà punitivo e metà per cercare di tenere insieme i cocci. La sfida di San Siro diventa doppiamente decisiva, perchè in questo momento è quasi impossibile immaginare di entrare in Europa dalla porta del campionato e perché sarebbe insopportabile perdere anche l'ultimo obiettivo della stagione a fine gennaio. Il club ne è consapevole e farà di tutto per imporre una svolta, motivazionale oltre che tecnica, a squadra e staff.

Che il destino di Inzaghi sia legato alla scadenza di martedì, però, è tutto da verificare. In casa Milan non sono frequenti i ribaltoni, però il crollo di questo mese di gennaio non ha lasciato insensibili i vertici: un solo punto in 4 partite (Sassuolo, Torino, Atalanta e Lazio), gioco sparito, condizione fisica approssimativa e nervi scoperti. L'aggressione di Mexes a Mauri, per quanto il francese sia stato provocato dall'avversario, arriva dopo la reazione di Muntari alla sostituzione di Torino e ai musi lunghi frequenti di Pazzini ed El Shaarawy. Il clima non è, insomma, dei migliori anche se Inzaghi continua a garantire di avere in mano il gruppo.

Di sicuro gli verrà richiesta maggiore collegialità nelle decisioni, il pieno coinvolgimento dei suoi collaboratori a partire dal vice Tassotti e qualche correzione importante in campo. Il filo conduttore delle partite di gennaio è l'incapacità di rendersi pericolosa. Il Milan ha in media concluso un paio di volte a gara contro avversari sulla carta inferiori, con l'eccezione della Lazio, ed è stato dominato quasi sempre. Menez continua a segnare e ad essere il migliore insieme a Diego Lopez e al commovente Bonaventura, però serve un punto di riferimento davanti e già dalla sfida di Coppa Italia rientrerà dal primo minuto Pazzini.

Il resto dovrà tentare di farlo Galliani sul mercato. Ammesso che Inzaghi sopravviva alla gelata di inizio 2015, è evidente che necessita di almeno un paio di rinforzi. La concorrenza si è mossa (Inter, Napoli e Fiorentina soprattutto), mentre i rossoneri sono rimasti fermi al blitz che ha portato Cerci a Milanello a Natale. Discreto colpo anche se, forse, aveva ragione Pippo quando spiegava che sarebbe servito un po' di tempo per rivedere l'ex attaccante di Torino e Atletico Madrid su livelli decenti. Ultimo capitolo: Silvio Berlusconi. Il potere taumaturgico delle visite del venerdì si è esaurito. Aver detto ad alta voce che la rosa era potenzialmente "la migliore d'Italia" e che aveva tutto per conquistare il terzo posto, ha nuociuto al Milan.

Nel terribile post partita di Roma Inzaghi ha detto: "Sapevo che c'erano problemi, altrimenti la società non avrebbe cambiato tre allenatori in un anno. Ma forse avevamo illuso tutti per 3-4 mesi". Lettura onesta e lucida. Non è detto che venga gradita ai piani alti.

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