La nuova Inter, le reazioni negli editoriali

Sui giornali e siti web c'è chi ringrazia il presidente uscente e chi teme per il futuro della società. Tra le firme anche Roberto Mancini - SPECIALE CESSIONE INTER

Matteo Politanò

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Il day after la cessione dell'Inter è un susseguirsi di emozioni e progetti. Dalla gente comune agli opinionisti passando per i tifosi vip che hanno a cuore il futuro della beneamata in tanti hanno dato la loro opinione sulla nuova era nerazzurra. Massimo Moratti lascia la poltrona a Erick Thohir, tycoon indonesiano che lascia qualche perplessità sull'affidabilità e sull'esperienza ma che si presenta deciso e voglioso di far bene. Oggi i principali quotidiani e portali italiani hanno dato ampio spazio a editoriali e pareri sull'epocale svolta per la società milanese, tra le firme anche quella dell'ex allenatore nerazzurro Roberto Mancini che ha affidato alla Gazzetta dello Sport il suo pensiero sul presidente del Triplete

Roberto Mancini (Gazzetta dello Sport) - La notizia della cessione dell’Inter era attesa, ma non per questo l’idea che Massimo Moratti non ne sia più il proprietario mi emoziona di meno. Ne ho vissute di ogni tipo, in quei 4 anni all’Inter con lui; me lo ricordo stravolto dalla felicità a Siena per il primo scudetto della sua presidenza, ma anche dolente il giorno in cui mi informò dell’esonero. Se però devo scegliere un Moratti per tutti, quello al quale resterò per sempre legato, me ne torna in mente uno privato, uno che soltanto io ho avuto il privilegio di conoscere e frequentare. Leggi tutto

Alessio Ribaudo (Corriere della Sera) - Io c’ero il 25 febbraio del 1995 quando il presidente comprò l’Inter da Ernesto Pellegrini. C’ero per le presentazioni del “grande” attaccante Rambert e quell’altro ragazzino preso per fargli compagnia: Javier Zanetti. C’ero quando furono annunciati Ince e Ronaldo. C’ero quando Recoba segnò con il Brescia (e scappò “sembra Mariolino”). C’ero quando alzò la Coppa Uefa a Parigi nel 1997-1998. Leggi tutto

Andrea Monti (Gazzetta dello Sport) - Che sapore può mai avere una notizia che da mesi non lo è più? Incredibile, ma se parliamo di calcio – un reame dell’immaginario dominato dall’irrazionale - conserva quello dell’emozione forte. "Abbiamo firmato con Thohir", annuncia Moratti. "Sono emozionato". E noi con lui. Preceduta da una raffica di anticipazioni che equivalevano a certezze, la cessione dell’Inter può finalmente entrare nella storia dello sport con un’ora e una data: undici e venticinque del mattino di mercoledì 15 ottobre 2013. Leggi tutto

Angelo Carotenuto (La Repubblica) - Dall’uno all’undici. Tan Mo Heng, Samuels, Hu Kom; Pattiwael, Nawir, Meeng; Anwar, Taihuttu, Sommers, Soedermadji, Hong Djien. Questa è l’unica formazione dell’Indonesia che abbia mai giocato una partita a un Mondiale di calcio. Era il 1938, il Paese non era ancora indipendente (lo sarebbe diventato nel 1945) e si chiamava Indie orientali olandesi. Persero 6-0 al primo turno con l’Ungheria, due gol subiti già dopo i primi 15 minuti. Fu la prima squadra asiatica a giocare un Mondiale, nell’anno in cui l’Italia di Vittorio Pozzo avrebbe fatto il bis. Da allora più niente, o quasi. Il calcio d’Indonesia, la patria di Thohir, nuovo azionista di maggioranza dell’Inter, mai s’è spinto oltre il primo turno della Coppa d’Asia, al massimo ricorda un quarto di finale ai Giochi olimpici del 1956. Leggi tutto  

Fabrizio Bocca (La Repubblica) - Allora è fatta l’Inter è adesso indonesiana, Moratti ha venduto a Erick Thohir. Una firma, una stretta di mano e oplà si cambia epoca. Non gli ha venduto solo l’Inter, gli ha venduto un pezzo di storia del calcio. Le leggi e le regole del calcio moderno – molto poco calcio e molto molto business – vorrebbero che si guardasse a questa operazione come un salto nel futuro, verso la modernità. Il calcio va lì dove ci sono i soldi, o meglio i soldi vanno lì dove c’è il grande calcio. Leggi tutto 

Maurizio Pizzoferrato (fcInternews.it) - Quell'immagine. Quelle immagini in bianco e nero, ma molto interiste. Lei, giovanotto, insieme a suo padre e l'avvocato Prisco. Un aereo, una scaletta, una Coppa dei Campioni o Intercontinentale che scendevano portate a braccia dai giocatori della Grande Inter. Era tutto scritto. La mia memoria storica nerazzurra nasce con Ivanoe Fraizzoli e la tifosissimaLady Renata, loro vinsero due scudetti, per passare da Ernesto Pellegrini, che ne vinse uno battendo tutti i record. Leggi tutto 

Alberto Crespi (L'Unità) - Se conosciamo un poco la psiche interista, dubitiamo che il lutto e le gramaglie siano il sentimento prevalente in questo momento. L’interista è lucido, ipercritico, con un pizzico di puzza sotto il naso. In queste ore sta valutando che tipi sono gli indonesiani, per la serie «pagare moneta vedere cammello». E nei confronti di Moratti, accanto all’affetto c’è la consapevolezza diffusa che l’operazione-Thohir è dettata da considerazione economica molto seria. Moratti, da solo, non ce la fa più. Leggi tutto

Tony Damascelli (Il Giornale) - Massimo Moratti non è più il padrone dell'Inter. Da ieri. Ma l'Inter è ancora di Massimo Moratti. Per sempre. Meglio, dei Moratti. Perché la storia dice e dirà questo, mentre la cronaca registra il passaggio della maggioranza azionaria nelle mani di un terzetto di imprenditori indonesiani. Arriva il giorno in cui si debba uscire da una azienda ma si possa restare nella sua storia, sempre, soprattutto quando, come il caso di Angelo, padre, e Massimo, figlio, questa azienda non è stata semplicemente una ditta di football ma una fetta grande e grandiosa di un'epoca, mezzo secolo, incominciata con il boom e finita con lo spread, gli anni di una Milano borghese e bauscia diventata una Milano sghemba e incontrollata. Leggi tutto

Elio Matassi (Il Fatto Quotidiano) - Per fare il punto sul momento particolare dell’Inter, dopo la caduta verticale del 5 ottobre con la Roma, mi ispiro al celebre romanzo di Balzac Le illusioni perdute che fotografa icasticamente il pesante ridimensionamento della squadra milanese. Una squadra modesta, almeno per i due terzi degli undicesimi, che potrebbe al massimo competere per un quinto o un sesto posto in campionato e non certamente per demerito del bravo allenatore Walter Mazzarri, ma per la debolezza costitutiva della formazione, sicuramente la più debole approntata dalla società negli ultimi anni, addirittura più debole di quella dello scorso campionato sotto l’egida di Andrea Stramaccioni. Leggi tutto  

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